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Suicidio assistitito, Marco Cappato: "A Trieste una persona attende verifica dall'anno scorso"

"Ce ne occuperemo con Filomena Gallo", ha annunciato il tesoriere dell'associazione Luca Coscioni, oggi a Trieste per promuovere la campagna "Liberi Subito", che finora ha raccolto 3mila filme sulle 5mila richieste in Fvg. L'iniziativa mira a una legge regionale per una regolazione sul tema, con tempi certi e gratuità

TRIESTE - “Le persone non devono essere mai più costrette a subire contro la loro volontà una sofferenza insopportabile, come una tortura, perché lo ha deciso qualcun altro come lo stato e la politica”. Lo ha dichiarato Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, oggi a Trieste per sostenere la campagna Liberi Subito. Nell’occasione, Cappato ha dichiarato che anche nel capoluogo giuliano “c’è una persona che dall’anno scorso ha fatto la richiesta per la verifica delle sue condizioni” di salute per poter accedere al suicidio assistito, e “non ha ancora ottenuto risposta. Ce ne occuperemo con Filomena Gallo”.

La campagna “Liberi Subito”, che a oggi ha raccolto 3mila sulle 5mila richieste in Fvg, consiste in una proposta di legge regionale al fine di ottenere tempi certi e gratuità per le persone malate in condizioni di grave sofferenza e in possesso dei requisiti previsti dalla sentenza della Corte Costituzionale 242 del 2019 per accedere al suicidio assistito. In quella sentenza era stato assolto lo stesso Cappato per il caso Dj Fabo.

“Noi chiediamo alla Regione Fvg - così Cappato - di dotarsi di regole e procedure certe perché il sistema sanitario sappia rispettare la sentenza della Corte Costituzionale per la quale sono stato assolto, quindi se un paziente lucido e consapevole, affetto da patologia irreversibile e sofferenze insopportabili e tenuto in vita da trattamenti sanitari chiede di essere aiutato a morire senza soffrire ha il diritto di essere aiutato”.

Cappato, per sostenere la “necessità” di una proposta di legge, ha citato il caso di Federico Carboni, che “ha atteso due anni prima che il sistema sanitario gli facesse la visita per sapere se aveva diritto al cosiddetto aiuto al suicidio, quindi la legge regionale chiede che queste verifiche si facciano in 20 giorni perché se parliamo di malati terminali con sofferenze insopportabili, ogni giorno in più è un giorno di troppo”. Richiesta anche la gratuità del suicidio assistito, affiché non sia accessibile “solo a chi ha la possibilità di andare in Svizzera”, ha argomentato l'attivista.

Presenti all’incontro anche alcuni consiglieri regionali d’opposizione, tra cui Roberto Cosolini (Pd) e Giulia Massolino (Patto per l’Autonomia). Trieste, è stato dichiarato in conferenza stampa, “è una città ricettiva verso il tema e quasi 1000 delle firme sono state raccolte qui”. I banchetti della campagna Liberi Subito saranno allestiti anche sabato 3 giugno, dalle 17 alle 19 in via San Lazzaro e domenica 4 giugno in piazza Cavana.

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