Giovedì, 18 Luglio 2024
L'intervento

Fine vita, la chiesa bacchetta regioni, sanità e magistrati: "Una scorciatoia"

I vescovi del nordest diffondono una nota che critica le istituzioni colpevoli di indurre "il malato a percepirsi come un peso a causa della sua malattia. Il primo compito è assistere e curare, non anticipare la morte"

TRIESTE - Il libero fine vita in libera regione va stretto ai vescovi del Triveneto. La chiesa entra entra con decisione nel dibattito nazionale sul suicidio assistito e bacchetta consigli regionali, sanitari e magistratura, colpevoli di "sostituirsi al legislatore" e, più in generale, di promuovere una pratica non in linea con il diritto alla vita. L'intervento ecclesiastico viene fatto pervenire alle istituzioni attraverso una nota a firma dalla Commissione regionale per la pastorale della salute della Conferenza episcopale Triveneto. "Una scorciatoia" quella del fine vita, visto che "il malato è indotto a percepirsi come un peso a causa della sua malattia". I vescovi ne hanno anche per il sistema sanitario, il cui primo compito è "assistere e curare, non anticipare la morte". 

In disaccordo totale 

Un primo intervento congiunto, quello dei capi delle diocesi del nordest, in totale disaccordo con un argomento che "spesso viene sbandierato come una acquisizione di diritto e una conquista di libertà". Secondo la chiesa l'esistenza umana, dalla nascita fino all'età anziana, ha bisogno di mettere l'accento sul tema della dignità, richiamando "in particolare chi opera nel settore socio-sanitario". Una questione che pone, l'una vicina alle altre, l'etica, la scienza medica e la deontologia professionale. La possibilità per un malato terminale di scegliere come morire va quindi stretta ai vescovi, stretti tra la crisi della chiesa e una profonda disaffezione dei giovani verso il governo delle anime.

Contro regioni e magistrati

"Una società capace di cura evita lo scarto e costruisce cammini di speranza, rinsaldando il vincolo sociale di solidarietà di fronte a chi soffre". I vescovi chiedono maggiore impegno alle comunità cristiane e, a caduta, alle "sentinelle" che operano sul territorio, sparse tra le parrocchie, gli oratori e i luoghi generalmente in mano alla chiesa. Ma è verso la fine della nota che l'ecclesia tridentina dà la stoccata al potere temporale. “Si rimane molto perplessi di fronte al tentativo in atto da parte di alcuni Consigli regionali di sostituirsi al legislatore nazionale con il rischio di creare una babele normativa e favorire una sorta di esodo verso le Regioni più libertarie. Destano anche preoccupazione i pronunciamenti di singoli magistrati che tentano di riempire spazi lasciati vuoti dal legislatore”.

Regioni e sanità: "Bisogno di cultura della vita"

Bacchettare le regioni italiane che hanno aperto al fine vita (Marche, Veneto e Friuli Venezia Giulia) rappresenta una sorta di novità, sul piano dei rapporti istituzionali dei vescovi con la politica. Dovrebbero, secondo la nota, promuovere "politiche sanitarie che favoriscano la diffusione della conoscenza e l'uso delle cure palliative". Proprio su questo punto, i vescovi chiedono vengao "rese più diffuse e accessibili a tutti, anche nella forma domiciliare". Infine, la chiesa alza l'asticella con la richeista di "uno spazio etico nel dibattito pubblico". Va promossa, conclude la nota, "una coraggiosa cultura della vita", anche e soprattutto tra sanitari. 

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