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Suicidio di Alina al commissariato di Villa Opicina: lo Stato offre 150 mila euro alla famiglia

La 32enne ucraina si tolse la vita impiccandosi con il laccio della felpa il 14 aprile 2012 mentre era in attesa di essere espulsa dal territorio nazionale. Continua il processo penale a carico di Carlo Baffi e i tre agenti in servizio: sono circa 15 le persone che accusano la detenzione prolungata

Il Ministero dell'interno ha offerto ai famigliari di Alina Bonar Diaciuk 150mila euro. I fatti risalgono al 14 aprile 2012, quando la 32enne ucraina si tolse la vita, impiccandosi con la stringa del cappuccio della felpa, in una sala di controllo del commissariato di Villa Opicina mentre era in attesa di espulsione.

La proposta di transazione è stata presentata dall'avvocato del ministero Marco Meloni al legale della madre e della sorella di Alina, che avevano inizialmente chiesto allo Stato 500 mila euro di risarcimento.

L'eventuale accettazione dei 150 mila euro non avranno comunque ripercussioni sul processo penale che riguarda Carlo Baffi, allora responsabile dell'Ufficio immigrazione della Questura, (accusato per il reato di sequestro di persona aggravato) e i tre agenti in servizio al momento del suicidio, ma eviterebbe che la parte offesa si costituisca parte civile. L'udienza è stata rinviata al 16 gennaio.

Questa mattina, davanti al Gip del Tribunale, c'erano anche cinque cittadini senegalesi che avrebbero subito lo stesso trattamento di Alina al Commissariato di Opicina: se verrà accertata la detenzione illegale potrebbero aprirsi ulteriori richieste di risarcimento, ma sono circa 150 le persone che sostengono di essere state trattenute nel commissariato per più giorni in attesa della procedura di espulsione.

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