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Tassista condannato per omicidio stradale, pena confermata in appello

L'incidente, in cui una donna ha perso la vita, risale al 2016. Il passeggero ha aperto la portiera del veicolo, che ha toccato lo scooter, causando la caduta. Il conducente del taxi è stato accusato per non aver impedito all'uomo di scendere. La pena è di dieci mesi con la sospensione condizionale. L'avvocato: "Non chiaro quale sia la violazione al codice della strada"

TRIESTE - Confermata in Corte d’appello la condanna a dieci mesi di reclusione per omicidio stradale a un tassista triestino in seguito a un incidente mortale avvenuto oltre sei anni orsono. La Corte, presieduta dal giudice Paolo Alessio Vernì, ha così confermato lo scorso 19 giugno la sentenza emessa nel 2022 dal giudice Alessio Tassan, con il riconoscimento della sospensione condizionale della pena e della non menzione nel casellario.

L'incidente

La tragedia è avvenuta la mattina del 30 marzo del 2016 quando il taxi si era fermato in via Coroneo in prossimità del tribunale per far scendere il cliente. Il trasportato ha quindi aperto la portiera, e si è verificato un urto tra il montante e il manubrio di uno scooter in transito, provocando la caduta del conducente e di sua moglie. Quest’ultima è stata sbalzata in avanti, riportando un gravissimo trauma cranico - encefalico, che l’ha portata alla morte intorno alle 23:30, all’ospedale di Cattinara. Ferito, non gravemente, il marito che si trovava alla guida del mezzo.

Le accuse

Il passeggero era stato quindi indagato per omicidio stradale, così come il tassista, per non avergli impedito di aprire la portiera e per presunta inosservanza delle norme del Codice della strada. Il primo, assistito dall’avvocato Giovanni Borgna, ha patteggiato in udienza preliminare nel 2020 (un anno di reclusione con la sospensione condizionale), mentre il secondo ha voluto difendersi contestando la propria responsabilità.

La difesa: "Non chiara la presunta violazione"

“Non è ancora chiaro quale sia la violazione al codice della strada contestata al mio assistito” afferma il difensore del tassista, l’avvocato Denaura Bordandini del Foro di Udine, aggiungendo che “la responsabilità per i reati stradali viene ascritta per colpa specifica, quindi è necessario individuare chiaramente quale regola cautelare è stata disattesa e la sua reale efficacia impeditiva dell’evento. In primo grado, secondo noi non è stato fatto”.

Bordandini spiega che il suo assistito “è tutt’ora sconvolto” ma ritiene che “la propria condotta non è stata causa di questo nefasto evento”. L’istruttoria dibattimentale di primo grado, secondo l’avvocato, avrebbe accertato che la distanza dello scooter dalla vettura al momento dell’impatto corrispondeva a “sei centimetri dal perimetro esterno del veicolo, l’impatto che ha assunto una dinamica analoga ad un tamponamento (dove il taxi risultava tamponato) e la manomissione del casco protettivo indossato dalla vittima” che “non ha retto l’urto con l’asfalto e si è rotto”.

“Gli accertamenti condotti dal consulente della difesa - continua Bordandini -, l’ingegner Monfreda di Udine, portavano alla conclusione che il casco non fosse idoneo allo scopo. Conclusione conforme a quelle a cui giungevano anche i medici legali, nominati tanto dall’accusa quanto dalla difesa, i quali concordavano che il decesso fosse stato causato dall’impatto diretto con l’asfalto e che il trauma mortale fosse incompatibile con l’utilizzo di un dispositivo di protezione”. Le motivazioni della Corte d’appello saranno depositate entro 90 giorni, e in base a queste la difesa valuterà il ricorso in Cassazione.

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