Giovedì, 17 Giugno 2021
Cronaca

Tavolo tecnico violenza assistita: quando il bambino assiste alle percosse

Si è tenuto ieri in comune il tavolo, alla presenza delle istituzioni e del centro antiviolenza Goap. Presenti il questore Fusiello, il prefetto Porzio, gli assessori Grilli e Tonel e il vicesindaco Paolo Polidori

Un “Tavolo tecnico” con Enti ed esperti del settore per affrontare il rilevante tema della cosiddetta “violenza assistita” ovvero del coinvolgimento dei minori che si trovano a dover assistere a situazioni di violenza domestica si è svolto oggi in Municipio, nell'ambito della “Giornata Internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne 2018”. Un tema legato alla famiglia, sul quale, dopo lo svolgimento in questi mesi di un approfondito percorso di analisi e preparazione saranno quindi elaborate delle “linee guida”.

I lavori sono stati introdotti dagli interventi dell'assessore comunale alle Pari Opportunità Serena Tonel, del vicesindaco e assessore alla Polizia Locale Paolo Polidori, dell'assessore alle Politiche Sociali Carlo Grilli, dal Prefetto Annapaola Porzio, dal Questore Isabella Fusiello, dalla presidente del Goap Maria Ferrara con la psicologa Maria Grazia Apollonio.Sono seguiti poi i contributi dei Servizi Sociali del Comune e della Polizia Locale.

“Il Comune mantiene attenzione altissima su questi temi e un sentito ringraziamento va a tutte le istituzioni e associazioni che lavorano per creare la 'rete di fiducia' indispensabile cui le donne possono rivolgersi nei casi di violenza – ha detto l'assessore Tonel-.Trieste è ai primi posti in Italia per le denunce di violenza, un dato frutto del buon percorso intrapreso che mira alla riabilitazione e al reinserimento della donna vittima di violenza all'interno del tessuto sociale”.

L'assessore Grilli

Il Vicesindaco Polidori ha posto l'accento sulla prevenzione degli atti di violenza: “E' fondamentale che la donna non si senta più sola e che denunci qualsiasi violenza subìta. Ascoltando le persone, ho appreso che molti casi non stanno emergendo. L'augurio è di continuare a perseverare il percorso sinergico già avviato per trovare soluzioni efficaci”. “Il grande impegno della società dev'essere quello di arrivare prima che si verifichino episodi tragici a danno dei minori – ha affermato l'assessore Grilli -. E' intollerabile che un bambino cresca in una famiglia dove il clima di violenza è la quotidianità ed è perciò necessario intervenire prima che si manifestino tragici episodi. In questo senso è indispensabile garantire un posto di lavoro alla donna, altrimenti è più fragile e senza la forza che le consenta di reagire. Si tratta di un processo culturale che deve attivarsi prima che debbano intervenire le Forze dell'Ordine, a tutela del bambino. A tutela del nostro futuro”.

Il Prefetto Porzio

“L'arretramento culturale che pervade la società è responsabile di quanto sta succedendo nei casi di violenza alle donne in famiglia – ha evidenziato il Prefetto Porzio -. Ormai è un ricordo arcaico la famiglia patriarcale. Oggi la donna è più fragile. Trieste è una città culturalmente importante e assolutamente allineata anche per l'opera di prevenzione che ci aiuta ad assistere meglio donne e figli, grazie alla grande solidarietà fra istituzioni, Goap, Forze di Polizia. L'obiettivo primario è continuare a impegnarci, ciascuno col proprio ruolo, trovando soluzioni che culturalmente ci rendano più forti”.

Il Questore Fusiello

Il problema delle sanzioni penali, a volte insufficenti a fermare la violenza contro la donna, è stato sottolineato dal Questore Fusiello: “Non sarà la sanzione penale a fare desistere da commettere violenza, come già successo nei fatti di cronaca. Occorre che ci siano sul territorio delle strutture adatte che prendano in cura gli uomini che hanno necessità di essere assistiti. La Polizia di Stato riceve molte richieste di intervento per conflitti familiari ed è sempre pronta sul campo anche con i camper, fra la gente, per divulgare la cultura del rispetto e contro la violenza alle donne.La perfetta sinergia con istituzioni e associazioni può dare un serio contributo a un fenomeno sempre più allarmante”.

La presidente del Goap Ferrara

“La violenza di genere va affrontata quotidianamente, un fenomeno strutturale che si affronta lavorando in rete e mantenendosi sempre informati sui cambiamenti normativi perchè si rischia di cancellare anni di lavoro e di passi avanti – ha ribadito la Presidente del Goap Ferrara -. La denuncia da sola non basta. Dal momento che la donna decide di allontanarsi con i bambini, dev'essere attivato un 'piano di sicurezza e di protezione' coordinandosi per evitare che rimanga isolata. Quando la donna entra nella casa-rifugio siamo sempre in allerta per monitorare il rischio al quale può andare incontro”.

Alcuni dati

Dati alla mano, è stato rilevato, dal 1999 il Goap ha registrato 3841 contatti, nel 2017 un numero di 279 donne nuove. 195 donne e 190 uomini in case- emergenza, 170 nuclei ospitati in strutture alberghiere. In percentuale la violenza tocca tutte le fasce sociali: il 56% di donne e il 76% di uomini hanno un'occupazione e una vita sociale adeguata. Il 78% di uomini e il 72% delle donne è di nazionalità italiana. Nella maggior parte dei casi di violenza alla madre i figli minorenni sono testimoni e l'autore della violenza è perpetrata dal padre o dal fratello maggiore.

La dottoressa Maria Grazia Apollonio

“Spesso le donne hanno paura di parlare per un forte senso di colpa e inadeguatezza per aver allontanato i propri figli dal nucleo familiare – ha quindi riferito Maria Grazia Apollonio -. E i figli soffrono di ambivalenza affettiva sia nei confronti della mamma che per l'allontanamento dal papà. Un momento che può essere il più rischioso in cui la violenza può scatenarsi proprio sui figli da parte dei padri. Pertanto mettere al sicuro in un contesto protetto i minori è il primo passo importante. Ristabilire poi la comunicazione tra mamma e figlio è un altro fattore rilevante per il benessere psicologico dei bambini. Non sono poi presenti adeguati interventi di tutela nei casi di affido condiviso”. “Attualmente – ha aggiunto infine – si sta lavorando con i Servizi Sociali del Comune e l'Azienda Sanitaria per individuare in tal senso le 'linee guida'”.

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