Venerdì, 22 Ottobre 2021
Cronaca

Tre case per una sola famiglia e continui "traslochi" in pandemia: un caso di affido condiviso a Trieste

I genitori devono trascorrere tre - quattro giorni a testa nella casa comune insieme i figli. La famiglia deve sobbarcarsi il costo di tre case, frequentando un ambiente pieno di ricordi presumibilmente dolorosi. Inoltre, in piena zona rossa, la casa è sottoposta a un continuo viavai di trasferimenti. La soluzione è temporanea, sono in corso le valutazioni del Tribunale

Una coppia separata costretta a “scambiarsi” la casa ogni tre -quattro giorni per stare con i figli. Una situazione già di per sé scomoda, che doveva essere temporanea ma si sta prolungando da nove mesi e ora aggravata dalla pandemia e dal regime di zona rossa in vigore nel FVG, con conseguenti rischi di contagio. E' una situazione che mette davanti a un bivio: violare le disposizioni del giudice che ha disposto l’affido condiviso o violare le norme anti covid. Si chiama “affido condiviso dei figli con alternanza dei genitori”, una soluzione che recentemente è stata appunto applicata in più di qualche caso dal Tribunale di Trieste. La soluzione in genere è temporanea, in questo caso perdura dallo scorso luglio.

Una separazione che ha portato il giudice a decidere di far vivere i bimbi in una sola casa (quella di proprietà di entrambi i genitori), con alternanza degli stessi ogni tre-quattro giorni. Questo significa che la famiglia deve sobbarcarsi il costo di tre case, nella quasi impossibilità di rifarsi una vita con un'altra persona e con l’obbligo di frequentare un ambiente pieno di ricordi presumibilmente dolorosi. Il problema è ben più grave in questo momento storico vista la pandemia, perché la casa deve essere sottoposta a un continuo viavai di trasferimenti, senza tener conto che in alcune giornate un genitore ha la facoltà di vedere i bambini quando l’altro genitore è in casa e, non essendoci la possibilità, con le attuali norme in vigore, di portarli fuori, la famiglia sarebbe costretta a riunirsi controvoglia sotto lo stesso tetto. Il Tribunale aveva già deciso per l'assegnazione della casa al padre e ciò per vari motivi, tra cui un "ammonimento" alla madre; la donna, difesa dagli avvocati Angela Filippi e Sara Milan, che avrebbe dovuto lasciare l’appartamento e trovare un’altra sistemazione, ha fatto poi ricorso in sede di Corte d'Appello, che ha annulalto il provvedimento, per cui da luglio la famiglia vive in queste condizioni. L’avvocato Giovanna A. de'Manzano, che difende il padre, ha proposto istanza per superare l'impasse in essere, lamentando che il decreto in vigore è contrario alle norme sulla pandemia perché potrebbe portare a un aumento del rischio di contagio, oltre a non essere rispettoso delle libertà fondamentali dell’individuo. Inoltre, nell’eventualità che uno dei due genitori risulti positivo al Covid, le parti sarebbero costrette a rispettare il provvedimento del tribunale, senza possibilità di scelta, convivendo forzatamente. Il tribunale dovrà ora trovare una soluzione definitiva e, auspicabilmente, non disagevole per i bambini e sicura per la salute di tutti.

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