Martedì, 21 Settembre 2021
Cronaca

Tanti auguri vecchio porto, tanti auguri Trieste

Trecento anni fa, il 18 marzo 1719 l'imperatore Carlo VI proclamava la città porto franco dando il la allo sviluppo mercantile e commerciale dei secoli successivi. Ma non tutto si palesò velocemente. Ci vollero oltre 150 anni per arrivare al taglio dell'istmo di Suez, ci volle la ferrovia, l'abbattimento delle mura, il borgo Teresiano e molto altro

“Nel 1753 il totale complessivo del traffico del nuovo proto era stimato a quasi cinque milioni di fiorini, e nel 1780 era triplicato e costituiva pressoché un quarto di tutto il commercio degli Stati ereditari austriaci”. L’immagine che Elio Apih descrive è quella della ricchezza mercantile di Trieste, uno sviluppo successivo alla proclamazione del porto franco, avvenuta il 18 marzo del 1719 per decisione dell’imperatore Carlo VI.

La città di fondazione

Grazie alla firma dell’imperatore la città passa da essere un borgo composto da qualche migliaio di contadini e pescatori, a raggiungere in poco meno di 100 anni i 30 mila abitanti. Questo però non sarebbe stato possibile senza la decisione, divenuta operativa con Maria Teresa, di abbattere le antiche mura medioevali della città. Il porto franco è la scintilla, il pretesto che fa nascere la nuova città. Non a caso infatti, Elio Apih parla di “città di fondazione”, vale a dire fondata nuovamente, modificata, un’urbe nuova al cospetto di ciò che aveva rappresentato il passato.

La funzione anti-veneziana di Trieste 

Ma i 300 anni del Porto franco non possiamo omaggiarli se non pensiamo alla gestazione, di lungo periodo, che la storica decisione asburgica necessitò prima di concretizzarne gli effetti. Gli Asburgo infatti decisero di fare di Trieste il porto imperiale non perché fossero particolarmente attratti dalla città di San Giusto, ma semplicemente in funzione anti-veneziana. La Serenissima stava vivendo una delle molte fasi di declino, era da poco finita la guerra nella Morea veneta (il Peloponneso in Grecia) e un anno prima, nel 1718, Venezia era stata costretta a firmare la rinuncia a Creta e a tutta la Morea, di fatto dando il là al dominio ottomano in Grecia. Uno dei principali fattori di svolta di quell’inizio Settecento fu il dare piena libertà di commercio nei territori asburgici ai sudditi ottomani.

Nasce il borgo Teresiano

L’abbattimento delle mura ampliò la superficie abitativa e di commercio, di traffico e di interessi. Nacque il borgo Teresiano, “genti diverse venute dall’est” ma non solo, da ogni parte del Mediterraneo, iniziano a popolare la città. Viene istituita la lingua franca veneta, che altro non è che il veneziano – per citare un recente articolo di Alessandro Marzo Magno – ma sulla cui base si fondono e si appiccicano le variegate espressività straniere. Nasce un dialetto che se parlato correttamente oggi è ancora difficile da comprendere.

Si abbatono le mura, nasce il borgo, arriva la ferrovia

Inizia ad essere attrattiva, Trieste. Ma il porto franco inizia la sua corsa verso l’apice ancora successivamente. Se nel 1753 il traffico era stimato in cinque milioni, la cifra cresce in misura esponenziale quando nel tessuto cittadino si incardina un nuovo elemento, quel “mostro strano” cantato da Guccini, la locomotiva, il treno, i binari: a progettare la Transalpina, la linea ferroviaria Trieste-Vienna, è quel Carlo Ghega che aggiunge un tassello fondamentale allo sviluppo della città e del suo porto. Il traffico mercantile infatti del porto era ciò che oggi chiameremmo estero su estero. Niente, o in misura marginale rimaneva qui a Trieste. Qui le merci venivano sdoganate, in ragione del regime di assenza di dazi doganali che ancora oggi caratterizza parte dell’attività portuale.

Porto franco, Trieste-Vienna e viene aperto Suez

Manca una tessera nel mosaico: nel 1869 infatti viene aperto il canale di Suez in Egitto. Il taglio dell’istmo, ad opera del francese Ferdinando de Lesseps e dell’ingegnere trentino Luigi Negrelli, permetterà al commercio marittimo di risparmiare giorni di navigazione per raggiungere l’Asia dall’Europa. E sarà proprio qui che si inserirà la furbizia del mecenate Pasquale Revoltella, che acquisterà per conto dell’Impero una quota di partecipazione societaria nell’impresa di Suez, garantendo di fatto a Trieste una vera e propria fioritura di commerci e di navi mercantili.

Il particolarismo triestino

Sono queste le grandi tappe dello sviluppo di Trieste successivamente alla proclamazione del porto franco. Tra il 1719 e il 1869 ci sono esattamente 150 anni, un tempo lunghissimo, all’interno dei quali accade un po’ di tutto e tutti, in maniera più interessata al denaro che consapevoli di volere il bene della città, aggiungono tessere al mosaico urbano che si modifica, si colora, viene stravolto dalle nuove tradizioni, dalle religioni diverse, dalle lingue, insomma da tutti quegli elementi che lo storico Cusin ha definito “particolarismo triestino”.

Pretendiamo di far presto senza conoscere il rtimo della Storia

Noi oggi pretendiamo di correre, di dover far presto nella riqualificazione del porto vecchio e lo facciamo celebrando i 300 anni del porto franco. Siamo veramente liberi di decidere cosa volere lì dentro? La città è pronta a questa sfida? Trieste era consapevole del grande cambiamento del 1719? A queste domande c’è un’unica risposta, al momento ed è no. No perché, come in ogni grande transizione – e perciò crisi – i tasselli necessari a costruire la grande visione sono innumerevoli e non tutti si palesano nello stesso momento.

La via della Seta oggi può essere Suez, perdonando l’anacronismo. Ma all’epoca di Suez esisteva già la ferrovia, il medioevo era caduto e i titoli nobiliari – Revoltella era barone - valevano ancora qualcosa. La stabilità politica fece il resto, la prospettiva di lungo periodo capace di regalare programmazione. Ecco, programmazione. Per festeggiare i 300 anni del porto bisognerebbe ripercorrere bene gli ultimi secoli e carpirne le fondamenta. Perché per edificare qualcosa di nuovo nel nostro presente – e che possa essere ricordato -  bisogna avere grande rispetto per il passato. Tanti auguri.

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