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La movida

Qui dove se sei giovane non c'è niente da fare, viaggio nella movida fantasma

Abbiamo tirato l'alba con i ragazzi giovani che affollano le serate triestine. Il lungo reportage a firma di Nicolò Giraldi (con le fotografie di Giovanni Aiello), in un mondo che spesso dipingiamo come pericoloso e preoccupante e dove, almeno ieri 25 giugno, non è successo niente. O quasi

TRIESTE - "Scrivetelo chiaro: noi giovani non sappiamo più cosa fare la sera, in giro non è rimasto praticamente niente, se non l'idea di bere e sballarsi. Non c'è più un posto dove andare a ballare, niente che parli con il nostro linguaggio. Trieste va bene per chi ha da 40 anni in su, chi ha 20 anni non pensa ad altro se non ad andarsene". Il primo sabato dall'introduzione dell'ordinanza anti-movida è una notte afosa e forse per questo più fiacca di quanto ci si possa aspettare. Lo iato tra la nightlife violenta e pericolosa - spesso dipinta così - e ciò che poi accade è un solco anche e soprattutto generazionale. Per questo motivo, nel dopo cena di ieri 25 giugno ci siamo mescolati ai giovani e li abbiamo ascoltati. "Scrivetelo" è il ritornello che ci ha accompagnato fino all'alba, ora in cui anche noi, come loro, ce ne siamo tornati a casa. 

Tanta gente, tanti giovani: "Qui non c'è niente da fare"

In giro lungo le vie del centro di Trieste c'è tanta gente. Crociere, turisti e triestini nel più classico "listòn" del sabato, in quella che sembra una anticipazione della notte bianca, solo con i negozi chiusi. In via cassa di Risparmio tre ragazzi hanno borse della spesa. Dentro ci sono bottiglie di birra, alla faccia dell'ordinanza che vieta il vetro all'interno di un perimetro preciso, in una sorta di strenua - eppure così retorica - difesa del salotto buono. "Che bella città che avete - così una coppia di campani, residenti a Milano -, c'eravamo stati 20 anni fa, era sempre bella, ma oggi di più". Chiedono se si trova lavoro, sono incuriositi dal nome del palazzo dove "ah dai, quello che ha fatto gli scavi a Pompei, Winckelmann?", per poi finire davanti all'entrata del teatro Verdi. "E' uguale alla Scala". 

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Il basket di piazza Unità

In piazza Unità giovani kosovari giocano a basket contro giovani triestini. Nessuna delle due squadre mette in mostra livelli tecnici invidiabili, anzi. Dall'altra parte della città un Doncic in condizioni non ottimali conduce la Slovenia nella vittoria sugli azzurri del triestino Pozzecco. Il basket qui è di casa. "Che bello sarebbe se il campo rimanesse sempre" ti vien da pensare. Poi in realtà ti dicono che "i turisti si lamentano, vogliono la piazza libera, per fare le foto". Insomma, anche in questa città si è iniziato a pensare che il benessere di chi viene da fuori debba contare di più di quello di chi la abita. Non è il caso di scomodare la pagina "Venezia non è Disneyland" (perché no, non lo siamo), ma si può affrontare il ragionamento, e prepararsi a quando ci sarà da scegliere. 

Da Barbacan a piazza Venezia

In piazza Barbcan le voci vengono rese chiassose dall'anfiteatro che i palazzi hanno creato. Una coppia gioca a scacchi, altri bevono e parlano del futuro della Triestina. "No la vedo ben 'sta storia - così un avventore del Viva - ma spetemo, no se pol mai dir". Sono le 23:30 e da mezz'ora è iniziato il dispositivo di sicurezza interforze, messo in campo dalla prefettura. Le prime pattuglie si iniziano a vedere dopo qualche ora e soprattutto in piazza Venezia. Prima, andiamo verso via Torino e la zona della "movida". Al di là degli strafalcioni della modernità dove tutto si scimmiotta da lingue lontane e dove sono sempre meno le famiglie che insegnano il dialetto ai loro figli, il vociare sembra debole. 

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Overnight, il taxi non si paga

"Fanno la fila in tantissimi" così dal gazebo di Overnight, prezioso progetto di UniTs e Azienda Sanitaria che mette in guardia i ragazzi in merito all'assunzione di sostanze e li sensibilizza nel non mettersi alla guida. In effetti sono tanti, "la maggior parte sono studenti fuori sede stasera, anche se di solito sono triestini". Se hai tra i 18 e i 25 anni, puoi avere diritto a tre buoni taxi da sette euro, da dare al servizio per portarti a casa. "Ogni tanto c'è qualche tassista che non conosce l'iniziativa, ma sono sempre meno" chiariscono. "Piazza Venezia-Valmaura - per pensare ad una delle possibili corse - è fattibile con 21 euro". Lì vicino, dietro alla piazza, c'è il Wolf, locale frequentatissimo dai giovani. 

Le forze dell'ordine sul campo

Dietro, in via San Giorgio, alcuni giovani scambiano i cassonetti per l'immondizia per un urinatoio a cielo aperto. In mezzo alle due ali di folla che occupano la strada, ad un certo punto si fa largo una macchina. Va piano, al posto del passeggero c'è il funzionario della questura che ha in mano il controllo della serata. Osserva il comportamento, capisce che bisogna intervenire. Fanno il giro dell'isolato e tornano in piazza Venezia. Qui c'è anche la Polizia Locale che può stare in giro fino le 2. "Quando poi ci doteranno delle pistole allora potremo coprire il turno fino le 6 del mattino". Assieme a loro spuntano anche la Guardia di finanza e i carabinieri. Vanno verso il locale, cercano di far capire che ci sono delle regole da rispettare. Poi, qualche minuto dopo, tornano indietro. E' più o meno "l'una di notte e tutto va bene". 

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Quel confine stabilito dalla legge

Sull'edicola all'angolo della piazza, un finanziere e un agente della Volante trovano un ragazzo che sta orinando. Lo fermano. "Documenti". Poi controllano. Lui ogni tanto si agita, da lontano è come se dicesse "dovete controllare cose più importanti, non me che ho solo pisciato sull'edicola". Senza slanci di ipocrita e falso giustizialismo, la verità sta nel fatto che gli orinatoi pubblici non ci sono e alcuni gestori non sempre danno il proprio benestare (contro la legge) all'utilizzo del bagno. Tornando alla frase del ragazzo fermato, il benaltrismo nasce quando non si conoscono gli argomenti e davvero poco importa che tu sia consigliere regionale oppure un giovane in cerca di divertimento notturno. "Scrivetelo che qui non c'è niente da fare, come dobbiamo dirvelo" così un altro ragazzo che al momento lavora nell'edilizia per pagarsi gli studi. Nuove frontiere del lavoro, per chi pensa che il lavoro possa significare ancora qualcosa. Ogni tanto - spesso - si sente l'odore intenso di marijuana. Da quando esistono i distributori legali la ganja è dappertutto ed è complicato, anche per le forze dell'ordine, riuscire ad individuarne il confine stabilito dalla legge. 

"No te ga più kebab?"

Sono le 4. L'esodo dal centro a San Giusto è iniziato, come quello verso il riposo. In giro sempre meno ragazzi e ragazze. Qualcuno cerca un kebab, altri si baciano o prendono in giro gli amici, le ultime battute e le ultime promesse. Le ultime ore della notte - che portano all'ultima domenica di giugno - filano via così. Un'ambulanza sfreccia lungo via Carducci, una macchina targata Capodistria accelera con grinta lungo via Crispi, e scappa veloce, forse troppo. Quante volte ciò che vediamo corrisponde ad altro, e quante volte il disegno che produciamo è invece lucida rappresentazione della realtà? "Come no te ga più kebab, e desso cosa magno?" così un giovane triestino, nel locale di via Giulia. Scrivetelo, sì. 

  

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