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foto Montenero

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Graziano, Capo di Stato Maggiore Difesa: "Non c'è alternativa alla fratellanza"

Il Generale intervenuto durante la cerimonia di questa mattina a Trieste ha ricordato come "non è naturalmente un caso che questa cerimonia avvenga nella città di Trieste che rappresentava per l’Italia nella Grande Guerra l’obiettivo principale da conseguire"

All'interno delle celebrazioni per la Giornata delle Forze Armate e la fine delle commemorazioni per il Centenario della Prima guerra mondiale, sono stati tre gli interventi istituzionali che hanno salutato le oltre 10 mila persone accorse in piazza Unità d'Italia. Il Capo di Stato Maggiore della Difesa il Generale Claudio Graziano ha posto l'accento sul ruolo che Trieste recitò cent'anni fa. 

"L’emozione che pervade oggi Trieste - che vivo personalmente e riconosco in ogni uomo e donna presente in questa splendida piazza, in armi e non - è la cornice che più onora il ricordo della fine della Prima Guerra Mondiale a cento anni di distanza. Non è naturalmente un caso che questa cerimonia avvenga nella città di Trieste che rappresentava per l’Italia nella Grande Guerra l’obiettivo principale da conseguire". 

Vivere in pace

Graziano ha ricordato come "il primo insegnamento che ci viene dalla Prima Guerra Mondiale e dai suoi esiti è che non c’è un’alternativa alla fratellanza fra Paesi che vivono la stessa cultura e che hanno maturato, sull’esperienza di secoli di guerra, la consapevolezza di dover vivere in pace ed operare in sinergia, per costruire un futuro di sicurezza condivisa". 

"Mio nonno in guerra sul Grappa"

"Nelle trincee sul Grappa e sul Piave sorse un popolo, una nazione, una nuova compagine coesa e unita - ha continuato il Capo di Stato Maggiore - rinvigorita dall’entusiasmo e dallo slancio dei ragazzi del ’99, uomini anzitempo, entrati nel febbraio del 1918 nelle Forze armate per colmare il vuoto di sangue e di vite umane. Tra essi c’era mio nonno, contadino piemontese, che partì timoroso con l’età ma orgoglioso nel cuore per servire il Re e la Patria come soldato sul Grappa". 

Il discorso del Presidente Mattarella

Pronti a salvaguardare la pace

Immancabile poi, a livello isituzionale, un riferimento al periodo contemporaneo e al ruolo del'Italia all'interno dell'Unione Europea. "Memori di quel novembre 1918 e degli anni a seguire, di un continente militarizzato e impoverito, diviso da rancori ancestrali e soggetto a ondate di pericolosi revanscismi e nazionalismi, oggi dobbiamo affermare un’identità securitaria più ampia dei nostri stessi confini. Un’identità non più solo nazionale ma anche europea che vuole essere riferimento per quegli ideali di pace, libertà, uguaglianza e fratellanza che Paesi un tempo nemici, oggi sono pronti a difendere e salvaguardare attraverso il servizio di uomini e donne in uniforme, pronti e capaci di reagire per affrontare nuove e diversificate minacce che incombono sull’area mediterranea ed europea in una nuova dimensione di sicurezza internazionale". 

"Essere strumenti di pace", il discorso del Ministro della Difesa

Il riferimento a Spinelli

"Con questa forza – che viene rigenerata ogni anno con la memoria di giornate come quella odierna – l’Europa non è certo lontana. "È un percorso duro e difficile, una battaglia”, come scriveva Altiero Spinelli “in cui è necessaria una concentrazione di pensiero e di volontà per cogliere le occasioni favorevoli quando si presentano, per affrontare le disfatte quando arrivano, per decidere di continuare quando è necessario”.

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