Crepaldi celebra la Pasqua in una San Giusto deserta: "La resurrezione è speranza"

"Pur provati da una situazione dolorosissima a causa dell'epidemia da coronavirus che costringe me a celebrare la Pasqua del Signore in una Cattedrale vuota e voi ad essere confinati nelle vostre case, desidero formulare di cuore l'augurio pasquale"

Riceviamo e pubblichiamo l'omelia dell'arcivescovo di Trieste monsignor Giampaolo Crepaldi in occasione della Pasqua. 

Pur provati da una situazione dolorosissima a causa dell'epidemia da coronavirus che costringe me a celebrare la Pasqua del Signore in una Cattedrale vuota e voi ad essere confinati nelle vostre case, desidero formulare di cuore l'augurio pasquale con queste parole di sant'Agostino: “La risurrezione del Signore è la nostra speranza". Gesù Cristo - crocifisso, morto e sepolto - è risorto: è questo il cuore del messaggio evangelico. Lo sapeva bene san Paolo che scrisse: "Se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede". E ancora: "Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini" (1Cor 15,14.19).

Da Cristo risorto si sprigiona una primavera di speranza che investe tutto e tutti, perché da Lui ha inizio anche la nostra risurrezione. Con Lui risorto l'amore di Dio ha forzato e superato il confinamento entro il quale la morte ci teneva rinchiusi, donandoci la sospirata libertà di accesso alla casa del Padre, dove è già arrivato ed è tutto impegnato a prepararci un posto. Risorgere in Cristo e con Cristo è la nostra speranza, quella di poter finalmente vivere su una nuova terra dove più non si piange e sotto nuovi cieli nella pace e nella giustizia. Risorgere in Cristo e con Cristo è il nostro destino, atteso e desiderato. La Pasqua è la certezza che il male alla fine è sconfitto anche se continua a fare molto baccano e a produrre molte rovine. Alla fine è la vita a trionfare e l'amore a vincere.

Carissimi fratelli e sorelle, la risurrezione del Signore è la nostra speranza soprattutto in questo tempo di prova e di tribolazione che vede migliaia di morti e di contagiati dal virus, indicibili sofferenze in molte famiglie, nei bambini senza scuola e giochi, negli anziani impauriti e privi di una carezza di conforto, per le preoccupanti prospettive sul fronte del lavoro e della ripresa sociale ed economica anche nella nostra amata Trieste, nei poveri che rischiano ulteriori emarginazioni. Su questo scenario preoccupante, il 27 marzo scorso, in una Piazza San Pietro completamente vuota e battuta dalla pioggia, ma resa piena e ricca dalla presenza dell’icona della Madonna, del Crocifisso e del Santissimo Sacramento dell’Eucarestia, Papa Francesco pronunciò una parola speciale, invitandoci a far salire "Gesù nelle barche delle nostre vite" e a consegnare a Lui "le nostre paure, perché le vinca".

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Un invito pieno di speranza: con la sua risurrezione, infatti, Cristo ha liberato i nostri giorni, infausti e brevi, dalla paura dell'annientamento e dall'orrore che tutto alla fine venga reso vano. Non sarà così se sapremo tornare da Lui, stare con Lui e custodire nei nostri cuori una parola detta da Dio, che san Paolo ha fissato nella sua Lettera ai Romani: “Nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo dunque del Signore” (Rm 14,7-8). Siamo del Signore: è questa la parola piena di speranza di cui abbiamo bisogno oggi e che vogliamo fare nostra con l'aiuto materno della Madonna della Salute a cui ci siamo consacrati.

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