Cronaca

Petizione popolare e Trieste Servizi, torna in scena il "caso" della nuova società

La III Commissione consiliare del Comune di Trieste avrebbe dovuto discutere questa mattina la raccolta di 750 firme a favore della costituzione della società in house proposta dal duo Cason-Panteca, ma l'attenzione è stata rivolta proprio al progetto presentato, naufragato e tornato prepotentemente d'attualità

foto Aiello

Il progetto Trieste Servizi torna alla ribalta sulla scena della politica triestina e lo fa in nome della petizione popolare firmata da circa 750 lavoratori di cooperative che lavorano in appalto dal Comune di Trieste. L’idea di una società in house (controllata al 100 per 100 dall’amministrazione comunale) e formulata nel novembre 2018 dai consiglieri della Lista Dipiazza, Francesco Panteca e Roberto Cason, aveva assunto i toni di una proposta di delibera consiliare, successivamente ritirata dopo la “bufera” politica nata in seno alla maggioranza che non aveva messo tutti d’accordo.   

La III Commissione valuta le 750 firme

Dopo i mesi di “stallo” – i consiglieri dipiazzisti hanno affermato di aver mantenuto l’impegno sul progetto – l’idea è stata discussa nuovamente questa mattina nella sala del Consiglio comunale durante i lavori della III Commissione consiliare, presieduta da Massimo Codarin. In aula questa volta però, oltre ai rappresentanti eletti, sono stati convocati anche i sindacati.

Il progetto del duo Cason-Panteca ha incassato il sì del comitato promotore della petizione popolare, rappresentato da Damiano Quarantotto, consulente aziendale “per piccole imprese dal 2008 con mansioni di project manager nell’implementazione di sistemi di controllo di gestione” (come da profilo LinkedIn) “Trieste Servizi secondo noi garantirebbe una certa serenità alle centinaia di lavoratori delle cooperative e una prospettiva di lungo periodo per le molte famiglie che oggi vivono senza sapere cosa ne sarà di loro una volta scaduti i termini dell’appalto” ha affermato Quarantotto. Abbiamo provato a metterci in contatto con Quarantotto ma al momento della pubblicazione non abbiamo ricevuto risposta. 

Le parole del Comitato

“Cosa succederà ai contratti quando l’appalto scadrà? Il numero di ore rimarrà lo stesso o aumenterà? La paga resterà la stessa o i lavoratori si ritroveranno ancora precari, e a battagliare per i loro diritti?”. “A noi importa che i lavoratori vengano trasferiti in Trieste Servizi e non interessa dividere i dipendenti delle cooperative da quelli comunali” ha concluso Quarantotto che tuttavia non è ben chiaro in quale veste rappresenterebbe i 750 lavoratori delle cooperative.

Durante la Commissione sono stati ascoltate le sigle sindacali che, in linea generale, hanno tenuto una linea di perplessità sulla natura del progetto, anche per alcuni dubbi manifestati sulla sostenibilità e sulla trasparenza dell’operazione, oltre che sulla giurisprudenza stessa. La Cisl ha chiarito la necessità di ascolto di 750 lavoratori, esprimendo dei dubbi sulla mancanza di dati sulla sostenibilità economica “già chiesti da tempo ma mai arrivati”. La preoccupazione dei sindacati si è manifestata anche per quanto riguarda la posizione giuridica.  

I sindacati

Serena Miniussi di Cgil ha ribadito la “contrarietà rispetto all’impianto di una società in house perché soprattutto non si capisce quali siano gli istituti di garanzia per il progetto”. Miniussi ha affermato come “la stabilizzazione è un istituto giuridico che trova applicazione nell’ente pubblico, vale a dire che il Comune possa stabilizzare il lavoratore che ha maturato almeno 1080 giorni di rapporto dipendente da quello stesse ente”. La Cgil chiede “che i lavoratori vengano stabilizzati in ragione di un contratto di comparto, medesimo a quello dei lavoratori comunali, anche perché, se così non fosse, verrebbe da pensare che, prendendoli in giro, stiano sventolando il miraggio del lavoro stabile a quegli stessi dipendenti delle cooperative”.

Anche la Uil e l’Ugl hanno espresso posizioni non del tutto favorevoli al progetto. In aula, dopo le sigle sindacali sono stati ascoltati i consiglieri. Cason e Panteca hanno risposto alle domande del leghista Everest Bertoli che ha incalzato il duo con alcune interlocutorie ficcanti. “Se ci credevate così tanto, perché allora l’avete ritirata?” una delle domande rivolte da Bertoli ai promotori di Trieste Servizi.

La posizione della politica: Cason, Panteca e tutta l'aula

“È mancata la volontà politica e non ci è stato permesso portarla avanti. Ora, dopo mesi di studio, stiamo valutando una possibile soluzione” ha risposto Cason. Il nodo poi sembra essere puramente politico in questo caso. Anche Fratelli d’Italia si è trovata d’accordo con la Lega che ha affermato “esserci già una srl in house del Comune, si chiama Esatto. Quindi non abbiamo bisogno di crearne un’altra”.

Sabrina Morena di Open FVG ha criticato il progetto. “Mi chiedo se è veramente possibile fare una petizione su una proposta di delibera ritirata. Sembra che non ci sia condivisione nella maggioranza, per questo sarebbe bello capire cosa ne pensa la Giunta stessa, perché non vorrei che dietro ci fosse una strumentalizzazione di un problema reale come quello del precariato”. Laura Famulari del Partito Democratico ha definito “paradossale l’assenza degli assessori competenti, perché il confronto in questo caso è diventato veramente sterile”. Il più deciso durante la Commissione è sembrato essere proprio Everest Bertoli. “Una proposta presentata, poi ritirata e che oggi torna e chiede di passare ad una nuova srl. Siamo stufi”.

Le critiche della Lega

“Non c’è necessità di crearne una nuova. Ad oggi questo progetto è diventato un mistero. Dobbiamo stare qui da mesi a chiederci il motivo per cui è stata ritirata la proposta. Allora lo dico proprio a Cason: prendete carta e penna, modificate quello che volete, depositatela nuovamente per discuterne in Consiglio così l’esamineremo ufficialmente di nuovo. Però se non ci credete, allora finiamola qui, ché siamo stufi”.

La riunione si è conclusa con il rinvio a settembre per discutere nuovamente della petizione dei 750 lavoratori e della Trieste Servizi. Perché le due cose sembrano essere strettamente legate, almeno così secondo gli addetti ai lavori. 

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