Mercoledì, 4 Agosto 2021
Cronaca

Il Consiglio sbarra la strada a Trieste Servizi, bocciata la petizione popolare

La proposta avanzata dai promotori e condivisa dalla lista Dipiazza ha visto il voto contrario di quasi tutta l'aula. Il sindaco aveva aperto al dialogo: "Ritiratela e discutiamone". Tra un mese la possibile individuazione di un percorso diverso

La petizione popolare sulla Trieste Servizi incassa l’apertura al dialogo da parte del sindaco Dipiazza e, anche se infila un piede “nella porta”, viene “tombata” dal voto dell’aula rimandando ad una versione diversa della società in house che verrà discussa tra circa un mese. Gli alleati di Danilo Quarantotto, che in questo caso nulla hanno a che vedere con l’arrivo delle truppe neozelandesi il 2 maggio 1945, non si sono evidentemente palesati per l’appoggio durante un voto che ha fatto oscillare più volte l’emotività dell’aula.

La seduta di questa sera ha però messo in scena l’ultimo atto in ordine di tempo legato all’idea della Lista Dipiazza di voler creare una società in house, anche per il voto contrario dell’aula che ha di fatto bocciato la petizione. I promotori della stessa petizione popolare che ha chiesto di “non confermare l’esistenza di lavoratori di serie A e di serie B”, hanno però in un primo momento dialogato con il primo cittadino. “Se la ritirate – ha affermato Dipiazza - la porta del mio ufficio è sempre aperta per affrontare questo argomento”.

Un altro discorso è possibile

Secondo Polidori potrebbe “rimanere in piedi un discorso sui servizi esterni, quindi si potrebbe studiare tutte le vie possibili, ma le perplessità sulla petizione permangono”. La discussione si è poi basata sull’assenza “di un piano economico”, sull’ammissione di alcuni “errori di valutazione” da parte dello stesso Cason che ha inoltre ribadito “l’errore di aver proposto una deliberazione senza condividerla con la maggioranza, anche se l’intento era quello di dare un contributo come rappresentanti dei cittadini”.

La petizione popolare non ha convinto quasi nessun consigliere seduto sui banchi consiliari, né in Giunta. “Se proprio dobbiamo perseguire questa strada – ha specificato Claudio Giacomelli di Fratelli d’Italia – che, pur avendo grande rispetto per i lavoratori, dal mio punto di vista è irrealizzabile, allora si faccia attraverso Esatto e non creando una nuova società”.

Dispettucci e problemi personali

“Il tema è molto serio, fatevi un esame di coscienza – ha dichiarato il consigliere di Progetto Fvg Roberto De Gioia – ma se proprio dobbiamo affrontiamolo in maniera diversa”. “Trieste Servizi nasce male e muore peggio all’interno dei banchi della maggioranza – ha dichiarato Marco Toncelli del Partito democratico – perché è manifesta di problemi personali e dispettucci e, infine, capace di mettere gli uni contro gli altri. Mi sembra proprio che la maggioranza, con il voto contrario, abbia votato contro la proposta del sindaco”.

“Proprio perché questa proposta è irrealizzabile e non vogliamo prendere in giro nessuno – ha chiarito Everest Bertoli della Lega – che il nostro sarà un voto contrario”. Anche Forza Italia, Open Fvg e Cinque Stelle si sono schierati contro la petizione popolare, mentre il Pd assieme, Progetto Fvg e Italia Viva non hanno partecipato al voto. La stranezza del voto è arrivata dagli stessi Rescigno e Cason, dove il primo ha votato contro mentre il secondo si è astenuto.

I sindacati

Cisl, Cgil e Ugl presenti in sala hanno espresso la loro soddisfazione per il voto contrario. “Il no di questa sera è l’unica cosa seria di questo Consiglio – ha dichiarato Walter Giani - dopo un anno e mezzo di inutili allarmismi e false speranze nei confronti dei dipendenti comunali”. Serena Miniussi della Cgil ha dichiarato che “con la sua apertura Dipiazza ha rischiato di annullare un anno e mezzo di commissioni”.

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