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Trieste, tra la Chiesa Povera e la Chiesa Business

Pubblichiamo un articolo dell'autore Marco Barone (baronemarco.blogspot.com) Una classica mattina di Bora invernale. Percorri le vie silenziose della Citàvecia, tra gatti dormienti sui tetti delle numerose auto parcheggiate anche in doppia fila...

Pubblichiamo un articolo dell'autore Marco Barone (baronemarco.blogspot.com)

Una classica mattina di Bora invernale. Percorri le vie silenziose della Citàvecia, tra gatti dormienti sui tetti delle numerose auto parcheggiate anche in doppia fila, e qualche pagina di giornale strappata dalle mani della bora alla monotonia quotidiana, osservi da via dei Crociferi, quella che un tempo era una splendida finestra sul golfo triestino.

Alle spalle della diocesi triestina, un palazzo che rientra nel novero delle costruzioni del periodo Neoclassico,conosciuto come Palazzo Vicco, sorge, in quella piazzetta di Santa Lucia, una struttura mostruosa, sorge il business di questo nuovo tempo, il parcheggio. Certo, Trieste soffre la carenza di parcheggi.

Accade spesso la sera di intravedere automobilisti disperati e stressati effettuare manovre al limite di ogni umana decenza, e tra chi getta la spugna parcheggiando l'auto magari innanzi a qualche contenitore dell'immondizia, e chi gira e gira per le vie strette del centro storico in cerca del posto auto che non c'è, ecco sorgere una struttura forse utile ad una parte della cittadinanza, ma certamente invasiva e offuscante quella finestra splendida che permetteva all'occhio umano di perdersi nello splendore dell'alba della terra di confine.

Eppure nella piazzetta di Santa Lucia, la Curia, ha manifestato consenso, per la realizzazione di un obbrobrio, offuscando ogni luce, per un certo prevedibile profitto.

Ma non è la prima volta che la Curia delle varie città investe o acconsente letteralmente, alle realizzazione di parcheggi. Penso per esempio al caso di Senigallia dove sostiene attivamente la realizzazione di alcuni parcheggi della città, come quello di via Cellini, o il nuovo parking "Gabbiano".

Oppure alla vicina Gorizia dove emerge la volontà di realizzare un parcheggio interrato in corte Sant'Ilario, accanto al Duomo. E per rimanere in tema, don Pier Emilio Salvadé, parroco di S. Caterina da Siena a Trieste, sulle pagine di dibaio.com afferma testualmente che: "Questa è un'idea, che soprattutto nelle città ipertrafficate ha una sua ragion d'essere. Il parcheggio può essere dato in gestione a una cooperativa costituita da laici della parrocchia bisognosi di lavoro. Per la costruzione si possono raggiungere accordi con una impresa, per esempio lasciandole in uso una cospicua parte del parcheggio per un certo numero di anni".

Ma basta percorrere qualche via confinante con il rione della Città Vecchia per vedere che esiste un parcheggio, nel piazzale della canonica di San Giacomo, di cui quattro posti auto sono per i sacerdoti e il resto, in affitto.

Ognuno cerca di giustificare tale business, vuoi come auto-finanziamento, vuoi come servizio alla collettività. Eppure le alternative ci sarebbero, pedonalizzazione integrale del centro storico, incentivi ad utilizzare i mezzi pubblici con il relativo potenziamento dello stesso servizio pubblico, ad esempio. Ma ciò non produce profitto.

Esiste una Chiesa che forgia moralismi di ogni natura, e sul tema di "civiltà" sul come si parcheggia ha avuto anche da dire. Per esempio era l'aprile del 2008 quando proprio a Trieste accadde che al sindaco della città veniva recapitata una lettera della Curia vescovile ove manifestava forti critiche per un fatto accaduto in via della Cattedrale.

Una decina di automobili dei fedeli erano state letteralmente "multate" dai vigili, semplicemente perché erano state posteggiate in "divieto di sosta".

Eppure la Legge sarebbe uguali per tutti. Ma tale nuovo emergente business deve essere necessariamente collegato alla realtà sociale.

In Città, ha suscitato vivo clamore, l'iniziativa intrapresa dal parroco della Beata Vergine del Rosario che sul cartello fuori dalla chiesa collocava un avviso, dal seguente tenore: «a causa della scarsità di fondi siamo in grado di aiutare solamente i nostri parrocchiani».

E' chiaro che esiste una diversificazione di rapporti tra la Diocesi che costituisce il governo centrale della Chiesa periferica, e la parrocchia che è una mera circoscrizione ecclesiastica gestita dal parroco. La maggior parte dei beni materiali e delle ricchezze economiche sono possedute dalla Diocesi, appartamenti anche di natura signorile, uffici, case di riposo, terreni, diverse scuole, ma anche alcune parrocchie hanno beni tutt'altro che trascurabili. E' singolare che nella stessa città noti una Chiesa ricca, ed una Chiesa povera e la solidarietà dove è finita? Forse è appunto finita.

Cammini, pensando da laico, alle contraddizioni reali e concrete della potenza politica ed economica che è rappresentata dalla Chiesa.

Ascolto il silenzio rumoroso della bora.

Mi travolge. Avvolge i pensieri che cercano di non annegare nel fango capitale che circonda quel corpo freddo e tremante che ora volta le spalle agli occhi invisibili di via Cavana, e corre corre verso quel Molo Audace, pronto a trasportarti sulle alture delle Alpi Giulie assaporando il profumo del selvaggio Carsico sovrastante la piccola Vienna che dorme in Trieste

Marco Barone

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