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Cronaca

Il triestino Alex Bini: «Negli anni ’80 Trieste “impazzita” per le dediche su Radio 4»

Intervista al dj Alex Bini, dj dal 1978 che a Triesteprima racconta la sua lunga carriera tra radio, tv e discoteche, in una lunga chiacchierata ricca di aneddoti e storie di vita vissuta

Nel 2018 festeggerà i 40 anni di onorata carriera, costellata da grandissimi successi: stiamo parlando del dj e vocalist triestino Alex Bini, storico esponente della movida del Triveneto (e nazionale).

GLI INIZI «Ho iniziato - inizia Alex – la mia carriera nel 1978 a Radio 99 come tecnico, in quanto uscivo dalle scuole superiori con tale qualifica. In radio, vedendomi particolarmente interessato ed appassionato, mi hanno dato la possibilità e di essere il regista dei programmi che venivano prodotti e successivamente di condurli. Devo dire che ho spinto molto affinché mi dessero al possibilità di provare a cimentarmi nella conduzione, perché avevo capito che poteva essere il mio ambiente ideale dove avrei potuto esprimermi e valorizzarmi al meglio.  Ho imparato molto dai conduttori storici di allora, in particolare Lina e Brenno, inventori della radiofonia a Trieste».

LE NOTTI CON RADIO 4 «La radio - continua -  poi è andata in fallimento e sono passato a “Radio 4”, dove ho lavorato dal 1980 al 1988, conducendo una trasmissione al mattino (in lingua italiana) ed una, seguitissima, notturna (dove mi esprimevo principalmente in dialetto). Le maggiori curiosità sono proprio riferite alla trasmissione della sera tardi, in cui le persone poteva telefonare in diretta per scambiare quattro chiacchiere piuttosto che fare delle dediche musicali. I giovani venivano sgridati dai genitori perché stavano alzati fino a tardissimo per seguirci, così come le mogli venivano redarguite dai mariti, ma tutti volevano prendere la linea  ed essere in diretta con noi, con dei costi anche esosi, se si pensa che quella volta non c’era la concorrenza di oggi,  le telefonate si pagavano a consumo  ed il centralino della radio poteva gestire fino a 10 telefonate così, se uno prendeva linea, doveva aspettare le nove persone davanti per poter interloquire con noi. Una volta al mese la centralina della Sip andava in tilt proprio a causa dell’incredibile mole di telefonate che ci arrivavano durante le dirette.  Diverse sono state le lettere della Sip che ci invitava a dire ai nostri ascoltatori di moderare le telefonate. Alcuni ci venivano persino a trovare negli studi di via degli Archi a San Luigi, da dove trasmettevamo, c’era un entusiasmo ed una voglia di partecipare davvero notevole».

LA SVOLTA DI RADIO KOPER «Nel 1988 – ancora Alex – la svolta. Passo a Radio Koper, conducendo una decina di programmi registrati e 4 dirette. Insomma passato tutti i giorni in radio. La particolarità che vorrei sottolineare era la differita nelle dirette di 12 secondi, che permetteva al responsabile di turno di bloccare la trasmissione qualora si dicesse qualcosa che non si poteva dichiarare.  Da dire che in quegli anni c’era ancora la Federazione Jugoslava e tutto veniva controllato dal centro. Nel 1989  succede di tutto tra crollo del Muro di Berlino e l’entrata in scena di Berlusconi, che, non potendo trasmettere in diretta, aveva ovviato a ciò facendo un accordo con TeleCapodistria. In cambio di ingenti somme di denaro destinate alla radio, aveva irradiato il segnale della tv in tutta Italia, gestendo in prima persona tutta al pubblicità. Da dire però che le linee politiche ed editoriali dei tg erano sempre sotto la direzione jugoslava. Quando le leggi poi in Italia sono cambiate, le frequenze nazionali sono state trasformate in Tele+ (ancora non tv a pagamento) e Lubiana non  aveva interesse ad investire soldi nei ripetitori per irradiare il segnale in zona in quanto la Federazione Jugoslava si stava sgretolando. In questo quadro, TeleCapodistria era rimasta senza programmi».

TELEKOPER «Un giorno – sottolinea Alex -  l’autore e regista della tv Peter Juratovec, che ha insegnano a fare tv a tanti autori e registi che poi hanno seguito Berlusconi nell’avventura Fininvest (poi Mediaset), mi ha chiesto di fare un provino per una nuova trasmissione. Il provino è andato particolarmente bene in quanto dovevo fare ciò che da anni facevo in radio, ovvero gestire le telefonate da casa di persone che volevano fare delle dediche. Per la prima trasmissione, che andava in onda in registrata, dalla durata di 40 minuti, abbiamo impiegato oltre 8 ore in quanto  non avevo ancora acquisito le tecniche televisive, essendo per me la prima volta davanti alle telecamere. Durante  il periodo di transizione da Federazione Jugoslava ai diversi stati poi nati, la differita di 12 secondi era stata eliminata e le censure ed i divieti man mano andavano affievolendosi. Infatti, ad  esempio, per Natale e per le festività religiose in generale, noi dj dovevamo solo ringraziare e non dire altrettanto, in quanto era vietato per legge professare una religione. Nel giorno di Pasqua dell’89 durante la trasmissione “Musica per Voi”, mentre facevo il suono onomatopeico dell’apertura dell’uovo di Pasqua,  utilizzando l’involucro di plastica del pacchetto delle sigarette, ho esclamato “e adesso vediamo assieme che belle sorprese ci riserverà la giornata”. Dopo pochi minuti il direttore di produzione mio ha staccato la diretta e mi ha fatto accompagnare fino alle porte di  Radio Koper, dandomi su due piedi il benservito. Passa un mese ed una dipendente in procinto di andare in pensione hafatto una petizione per farmi tornare in radio firmata da tutti i dipendenti (ovviamente quelli non allineati con il regime, che, andandosi come detto a sgretolare, stava perdendo pezzi all’interno della radio e credibilità). Così dopo un mese sono tornato in pompa magna con ancora maggiore spazio e maggior libertà».

IL SUCCESSO NAZIONALE E RADIO COMPANY «Come detto – continua il dj triestino - , dopo il provino andato a buon fine, ho iniziato l’avventura televisiva con “Tutti frutti” e poi con “Juke-box”. Nel 1991 le trasmissioni sono state interrotti a causa della Guerra dei Balcani, per riprendere l’anno successivo con “Tutto sulla disco, tutto sulla dance” in cui si presentavano le migliori discoteche d’Italia. Il programma veniva trasmesso da 200 emittenti in tutta Italia. Andavamo in giro con un troupe di 3 telecamere, fonici e tecnici, un grande successo ovunque. In contemporanea ho iniziato a lavorare anche all’Hyppodrome, per il quale ho trasmesso su Diffusione Europea il celeberrimo “Hyppodrome Days”. Tra Tv, radio e discoteche insomma lavoravano sette giorni su sette, spesso con più impegni nell’arco della stessa giornata e con diversi voli per L’Italia in quanto non era così raro che dovessi spostarmi da un estremo all’alto della Penisola. Per non farmi mancare niente, dal 1993 (e fino al 2010) ho iniziato anche a lavorare con Radio Company, dove, oltre a fare  il dj, partecipavo a tutti gli eventi organizzati dalla radio in giro per l’Italia, estati di delirio e divertimento, con centinata di migliaia di persone ogni estate ad affollare i diversi eventi in piazza organizzati,, da Padova a Lecce fino a Canosa, un successo straordinario. Sono stati gli anni dell’apice del mio successo, anni di grandi successi ma anche di grandi sacrifici, in quanto come detto lavoravo sempre. Radio Company trasmetteva dal Veneto, per cui anche la gestione delle diverse sedi diventava piuttosto complessa in quanto dovevo ripetutamente spostarmi da Padova a Capodistria e Trieste».

UNA PAESE AL MESE” «L’esperienza a TeleKoper – spiega Alex -  è finita perché, come detto, il raggio del segnale si era ridotto sensibilmente e questo aveva portato ad una sensibile riduzione della pubblicità e degli investimenti, che hanno portato ad una riorganizzazione del canale per contenere i costi. Non contento però, assieme a Silvio Odogaso, abbiamo creato un nuovo format “Un paese al mese”, in cui, una volta al mese, parlavamo in una città o di un paese del territorio dove venivano irradiate le frequenze della tv, Croazia, Slovenia, Italia e Austria. Stavamo un mese in una paese e raccontavamo tutto quello che c’era da sapere del territorio dall’enogastronomia allo sport, fino alle curiosità più simpatiche. Un grande successo durato 5 anni e interrotto a causa della prematura scomparsa di Silvio. Mi hanno chiesto di continuare occupandomi anche di quello che faceva il mio collega ma io non me la sono sentita. L’esperienza di Radio Company è invece finita come detto nel 2010 per questioni logistiche e legate all’amore per la mia città».

HYPPODROME -   «Attorno al ’92-’93 è iniziata come detto anche la mia avvenuta all’Hyppodrome, storica discoteca di Monfalcone che ospitava circa 12000 clienti a settimana, almeno 5000 solo la domenica pomeriggio, l’80% dei quali provenienti da Trieste. Giovani che arrivavano con due treni speciali appositi (partenza alle 14.30 e 15) organizzati dalle Ferrovie della Stato mentre per il ritorno erano numerosi i genitori che venivano recuperare i figli direttamente fuori dalla discoteca. Le ragazzine uscivano di casa in maglietta e jeans con lo zainetto di ordinanza. Una volta arrivate in discoteca poi si cambiavamo lontano dagli occhi indiscreti dei genitori (salvo poi rivestirsi nel momento dell’uscita) e truccarsi in modo piuttosto vistoso e pesante (erano gli anni d’oro di Madonna). Proprio per questo motivo avevamo adibito il seminterrato a spogliatoio femminile, in cui ai maschi era severamente vietato entrate. La security su questo stava molto attenta. Ricordo il concerto sempre la domenica pomeriggio degli 883, esplosi in quegli anni. All’Hyppodrome c’erano qualcosa come 9000 persone, un pienone straordinario ed indimenticabile. Quello sarebbe stato uno degli ultimi sussulti prima del lento declino delle discoteche. Qualche segnale era già nell’aria, come la voglia di spendere sempre meno dei ragazzi. In quegli anni tutti stavano attorno alla consolle del dj , chi per amicizia e per voglia di essere protagonista, chi per offrire da bere, ma soprattutto c’era la voglia di assomigliare in tutto e per tutto.

L’AVVENTO DEGLI STUPEFACENTI «Con l’avvento delle droghe a basso prezzo – continua - , anche il costo dello “sballarsi” è diminuito sensibilmente. Ma le droghe provocano estraniazione, distacco dalla realtà che ci circonda, sono anti-sociali, così ciò ha contribuito ad un radicale cambiamento sia nel modo di divertirsi che del contesto sociale della discoteca stessa. Questo fatto è andato ad evolversi poi con gli anni. Qualche anno dopo ricordo che in un locale vedevo sempre un ragazzo dormire in discoteca per tutta la durate del pomeriggio. Un giorno, ad inizio pomeriggio, l’ho beccato in un angolo con un gruppo di ragazzi con una birra e qualcosa chiuso in un pugno. Si è avvicinato e, mentre gli ho chiesto cosa avesse nel pugno, ha cercato di nascondere il contenuto. Dopo qualche titubanza mi ha mostrato. Ero convinto che avesse delle droghe. E invece, con grande meraviglia, mi sbagliavo. Erano delle pastiglie di Aulin che i ragazzi inserivano nella birra prima di berla. Non riuscendo bene a capire l’effetto, ho chiesto ad un’amica chimica che mi ha spiegato  che l’Aulin provoca un effetto dirompente associato alla birra. Bevendone una intera, ai ragazzi sembra di averne bevute una ventina, con relativi effetti sul corpo e la psiche della persona, Insomma il costo dello sballo era diminuito ancora di più, il costo di una birra mentre le pillole i ragazzi le prendevano direttamente da casa».

IL JAMMIN E IL JACK IN THE BOX «Attorno al 2001-02 mi sono chiesto se i ragazzi, invece di prendere il treno per andare a divertirsi la domenica pomeriggio, potessero passare momenti in allegria rimanendo a Trieste, magari prendendo solamente un bus. A Trieste c’era una discoteca in quel periodo, il Jammin, dove ora c’è Sportler al “Giulia”. Parlando con un paio di amici, tra cui Maurizio Urbani, e con il direttore di allora del centro commerciale, ho proposto di iniziare le domeniche pomeriggio anche in quel contesto. L’inizio non è stato dei più esaltanti. La prima domenica c'erano una decina di persone non di più in quanto l’Hyppodrome, che aveva annusato il rischio di perdere gran parte della clientela, aveva organizzato un pomeriggio con un grande dj di richiamo. Il lunedì successivo, convoco il gruppo, a partire dal capo pr, un dipendente del Mc Donald con cui avevamo stipulato una collaborazione tramite il centro commerciale, per organizzare al meglio la campagna per la domenica successiva. Abbiamo allora deciso di inaugurare nuovamente il locale, ma anche la seconda è andata  buca, a causa del poco coraggio dei pr, impauriti dalle potenze di altre discoteche. Fortunatamente quella domenica si era verificato un allagamento all’interno del Giulia così, prendendo al volo l’occasione, abbiamo appeso fuori dal locale un cartello “Chiuso per allagamento”. Il lunedì successiva, nuova riunione di fuoco al Tommaseo, in cui mi sono arrabbiato con tutti i pr e li esorto a lavorare di più e meglio, raddoppiando le loro provvigioni. La scossa è immediata. La domenica successivo arrivo come sempre verso le 13, un paio d’ore prima dell’apertura, e c’erano già 1000 persone in fila, che andavano aumentando minuto dopo minuto. Conclusione, sold-out e 250 che, non riuscendo ad entrare, hanno invaso il centro commerciale. Così è andata per i 3 anni successivi quando, a causa, del cambio di proprietà e di scelte discutibili, abbiamo deciso di mollare, trasferendoci per qualche domenica nel vicino Macaki fino al termine della terza stagione».

IL RITORNO AL HYPPODROME «Con i proprietari dell’Hyppodrome – ancora -  non ero rimasto in cattivi rapporti, così, quando ho annusato che al Jack in The box sarebbe finita malamente (come poi da li a pochi mesi è effettivamente andata) abbiamo deciso di reimpostare un discorso per il settembre successivo con la discoteca di Monfalcone e in men che non sui dica il vento è nuovamente cambiato e la fiumana di gente verso Monfalcone è rincominciata».

IL DECLINO E LA CRISI «Attorno al 2010 – sottolinea - mi sono fermato per qualche anno alla ricerca di nuovi stimoli, nuove idee. Qualche offerta c’è stata ma non l’ho trovata particolarmente interessante. Il periodo di crisi professionale è andato di pari passo con quella umana. Mi stavo rendendo conto che molti dei miei amici erano diventati operatori in banca, si erano spostati, avevano messo famiglia) mentre io nulla di tutto ciò. Un amico un giorno si è avvicinato e mi ha detto “Vedi Alex, questi lavorano tutta la settimana, e il sabato hanno voglia solo di svagarsi e divertirsi, senza pensare ai problemi degli altri 6 giorni. E’ questo il tuo compito, quello si farli divertire, di far passar loro una serata spensierata, facendo dimenticare loro le difficoltà e i problemi della vita di tutto i giorni”. Queste parole sono state per me determinanti per ripartire ancora più determinato di prima».

IL RILANCIO «Nel 2015, infine, la grande occasione del rilancio professionale, con l’occasione avuto da Radio Bellla &Monella (il cui network organizza il “Festival Show”, di cui Triesteprima ha seguito 3 tappe nell’edizione del 2015). La radio, non presente a Trieste, aveva acquistato una frequenza per potersi espandere anche nel nostro territorio ed aveva bisogno di una figura di riferimento. Da allora conduco un programma dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 10 e un programma anche nel week-end ad orari variabili». Un grande successo, che ormai continua da 38 lunghi anni.

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