Vivevano all'estero con i soldi dell'Inps, 12 triestini accusati di truffa per mezzo milione

E' questo il bilancio di un'operazione coordinata dalla Procura della Repubblica di Trieste e condotta dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri. Tutti sopra i 67 anni. Altri due accusati di ricettazione

Dall'inizio di quest'estate la Procura della Repubblica ha iscritto nel registro degli indagati 12 persone residenti a Trieste con l'accusa di "truffa ai danni dello Stato" e altre due per ricettazione in virtù del trasferimento di "denaro indebitamente percepito sul proprio conto". La dozzina di persone accusate nel capoluogo regionale avrebbero, secondo il Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri, causato un danno per l'Erario "di circa 500 mila euro" mettendo "in atto molteplici tecniche di raggiro ai danni dell'Inps". 

Residenti in Italia, ma in realtà all'estero

Secondo i militari dell'Arma il modus operandi più frequente sarebbe stato quello di "trasferirsi stabilmente all’estero senza comunicare nulla all’Ente erogatore, continuando a beneficiare della mensilità, prelevando da sportelli bancomat anche esteri". Inoltre, gli indagati avrebbero "dichiarato falsamente la propria residenza in Italia grazie alla complicità di altri soggetti stabilmente qui residenti".

I requisiti

L'operazione dei Carabinieri fa parte di una serie di controlli nel capoluogo nei confronti di soggetti italiani e residenti da almeno 10 anni nel territorio nazionale, di età superiore ai 67 anni e che versano in stato di bisogno economico. Le persone accusate dalla Procura quindi possedevano tutti i requisiti per beneficiare "del cosiddetto assegno sociale erogato dall’INPS".

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Recuperati 80 mila euro

In caso di allontanamento dal territorio nazionale, i beneficiari avrebbero dovuto "comunicare ogni proprio allontanamento che si protragga per almeno 30 giorni, poiché tale assenza comporta la sospensione dell’erogazione dell’assegno ovvero la sua restituzione". Del mezzo milione di euro sono stati recuperati circa 80 mila, in virtù degli "immediati sequestri dei conti correnti e di altri rapporti finanziari emessi dalla Procura della Repubblica giuliana". 

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