UniTs e ICGEB di nuovo insieme nel nome della ricerca scientifica

E' stato ufficializzato oggi 6 settembre il rinnovo della convenzione tra i due importanti istituti. Sul tavolo progetti di ricerca, il dottorato e l'impegno per migliorare la salute delle persone

Mai come in questi ultimi mesi il mondo ha percepito la necessità di allearsi con la scienza e non di considerarla come una comunità distante anni luce. Sono queste le ragioni alla base della rinnovata convenzione tra l’Università degli Studi di Trieste e l’International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology ufficializzata oggi 6 ottobre proprio nella sede dell’istituzione internazionale di Padriciano. La collaborazione tra i due enti - che vedrà la sua ripartenza il 6 aprile 2021 - si pone l’obiettivo di condividere i rispettivi percorsi di ricerca e scambiarsi le risorse reciproche per riuscire ad innescare l’ormai sempre più fondamentale attività di trasferimento tecnologico.

Migliorare la società

A presentare l’iniziativa – della durata di tre anni con scadenza rinnovabile fissata al 5 aprile 2024 – sono stati il direttore dell’ICGEB Lawrence Banks e il rettore dell’ateneo giuliano Roberto Di Lenarda. “Siamo veramente orgogliosi di questa operazione – ha affermato il numero uno della struttura presente all’interno di Area Science Park – per il fatto che l’accordo rappresenta un perfetto esempio di come si può lavorare assieme”. Per Di Lenarda la convenzione conduce alla “creazione di un vero sistema della ricerca. Le prospettive di sviluppo sono significative e l’opportunità è molto concreta”.

Lo spazio di manovra

Nel dettaglio, sono tre gli ambiti “strategici” in cui si inserisce la convenzione tra UniTs e ICGEB. “La collaborazione – ha spiegato il rettore – può portare a risultati straordinari attraverso la messa in comune di quegli strumenti scientifici capaci di facilitare l’attività didattica: in questi termini, il rinnovo del dottorato di ricerca condiviso rappresenta la ciliegina sulla torta”. Il corso di studi è stato presentato dalla dottoressa Germana Meloni, coordinatrice del percorso didattico e da Alessandro Marcello, group leader del laboratorio di Virologia Molecolare. Nel Piano di Ricerca Congiunto (PRC) trovano spazio anche due importanti progetti.

Cancro al seno

Il primo riguarda lo sviluppo degli studi sul tumore al seno (cancro più frequente al mondo tra le donne) e la particolare aggressività della metastasi capace di resistere alla consuete terapie.  L’ipotesi su cui si basa il progetto coordinato dal professor Stefano Piccolo (Università di Padova) e la cui responsabilità è affidata al dottor Giannino Del Sal, è che la metastasi possieda degli aspetti di natura meccanica. Da qui, l’idea che le escrescenze metastatiche si basino anche sull’interazione tra il tumore e le cellule stromali, vale a dire il tessuto connettivo dell’organo. Le segnalazioni meccaniche, secondo il progetto, potrebbero altresì smascherare il lato vulnerabile della metastasi, che si potrebbe sfruttare per sviluppare nuove strategie per combatterla.

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Una proteina amica-nemica  

Nel secondo caso la ricerca coinvolge la proteina mutp53 che, normalmente, dovrebbe rappresentare un oncosoppressore ma che, a causa dell’espressione di forme aberranti, tende a perdere questa capacità e a sviluppare nuove proprietà oncogeniche. In parole povere, invece di proteggerci dall’insorgenza delle mutazioni cellulari, la proteina promuove la progressione tumorale e una particolare chemio-resistenza. L’obiettivo della ricerca coordinata sempre dal professor Del Sal, punta a definire il programma metabolico regolato dalla proteina durante le diverse fasi evolutive del tumore cercando quindi di arrivare ad una dettagliata conoscenza del processo di mutazione definito “cross-talk”.

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