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Mercoledì, 28 Febbraio 2024
L'inaugurazione dell'anno accademico / Piazzale Europa

Università, ecco le sfide del futuro: nuova sede in Porto Vecchio e Valle dell'Idrogeno

Oggi l'inaugurazione del 99esimo anno accademico. Di Lenarda chiede al Governo "adeguati finanziamenti, certezza e semplificazione amministrativa oltre a vera autonomia responsabile basata su fiducia e controllo" e mette in guardia dal calo demografico

TRIESTE - Una nuova sede in Porto Vecchio, un ammodernamento da 50 milioni di euro con fondi Pnrr per gli edifici universitari e la Valle dell'Idrogeno, per cui l'Ue ha appena approvato un finanziamento: sono alcuni dei nuovi obiettivi dell'Università di Trieste, che oggi ha inaugurato il 99esimo anno accademico alla presenza del rettore Roberto di Lenarda e la ministra Anna Maria Bernini, in collegamento da Roma. Presenti anche il sindaco Roberto Dipiazza e l'assessore regionale Alessia Rosolen. Il rettore, nell'illustrare una situazione segnata dalle conseguenze della pandemia e della guerra in Ucraina, che hanno portato ad un aumento dei costi di gestione dell'ateneo, ha rivolto al Governo una precisa richiesta di "adeguati finanziamenti, certezza e semplificazione amministrativa oltre a vera autonomia responsabile basata su fiducia e controllo". 

Il futuro dell'accademia

Di Lenarda ha quindi illustrato i programmi nel breve e medio termine. Tra questi il bando Edilizia, per cui si attende l'esito a breve, che potrebbe valere per l'Università quasi 50 milioni di euro per l'ammodernamento del patrimonio immobiliare, che testimonia una storia secolare ma che, proprio per questo, necessita adeguamenti relativamente alle barriere architettoniche. Oltre a questo, si stanno accelerando le procedure per la ristrutturazione dell'edificio "Gregoretti 2", che ospiterà la Scuola superiore per interpreti e traduttori, e c'è la volontà di investire nel Porto Vecchio, in una nuova sede universitaria nel vecchio magazzino 18 o 19 (presumibilmente per la facoltà di Biologia marina). In previsione anche la costruzione di una palazzina nelle adiacenze dell'ospedale di Cattinara per trasferire le attività del Dipartimento di scienze mediche, chirurgiche e della salute.

Idrogeno e lo sviluppo del progetto

Sempre nella giornata odierna è stato annunciato che il progetto transfrontaliero della “North Adriatic Hydrogen Valley”, promosso dell'Università di Trieste già dal 2021, sarà finanziato dell'Ue come progetto “faro” in Europa in quest’ambito. L’Ateneo si occuperà dello sviluppo di strumenti e modelli matematici a supporto della progettazione e della gestione degli impianti oltre che dell'attivazione di percorsi formativi dedicati alle nuove figure professionali.  "La prossima grande sfida nel medio-lungo periodo - ha dichiarato Di Lenarda - è il drammatico calo demografico: nel 2042, quando si iscriveranno i nati quest'anno, i diciannovenni italiani saranno poco più di 400mila, il 30% in meno rispetto ad oggi. La sfida sarà riuscire a coinvolgerli nei percorsi universitari con politiche efficaci dirette soprattutto alle famiglie con basso reddito, anche per arginare i maggiori tassi di abbandono che si registrano in questa fascia. Una tendenza, quella della diminuzione delle immatricolazioni, che al momento non tocca UniTS visto l'aumento registrato quest anno superiore del 15% rispetto al pre - pandemia (più del doppio della media nazionale), rafforzato anche dalla capacità di attrazione di studenti da altre regioni e dall'estero".

La carenza di medici

Durante un incontro stampa a margine dell'inaugurazione, al rettore è stato chiesto come affrontare il problema della carenza di medici nel sistema sanitario regionale e nazionale. “La soluzione non è eliminare il numero programmato” nelle facoltà scientifico - sanitarie, perché “lo scopo del sistema universitario è avere professionisti preparati. Per prepararli bene è necessario un numero limitato, che è comunque cresciuto in questi anni. Il Ministro ha istituito un tavolo con personalità di alto profilo, tra cui il Presidente delle Regioni Fedriga. Emergerà sicuramente una proposta che saprà tenere insieme le esigenze del Ssr e quelle formative”. “L’errore è stato 10 anni fa - ha spiegato poi il rettore -, ricordo che da direttore di dipartimento ho chiesto l’aumento del numero chiuso, ma non è stata data alcuna risposta. Aumentare in modo indiscriminato oggi risolverebbe solo in parte, perché i nuovi medici saranno disponibili solo dopo molto tempo. Dobbiamo investire su professionalità che ci mancano: non abbiamo anestesisti, medici d’urgenza, chirurghi, inoltre il sistema deve tornare a essere attrattivo, perché c’è fuga nel privato”.

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