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foto di Paolo Rovis

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Presepe in piazza Unità: decapitata una pecora

Dopo i baffi a Maria e le scritte sulla pecora, il furto della statuetta di Gesù bambino, del 2014, già oggi, a meno di un anno di distanza, qualche incivile ha rotto la testa di una delle pecore, dopo aver scavalcato la recinzione (come sottolineato dal capogruppo di Trieste Popolare, Paolo Rovis)

A meno di un anno di distanza, tornano i vandali in piazza Unità: "ferito" ancora una volta il presepe posto a lato dell'albero di Natale. Il precedente episodio risale alla Vigilia dell'anno scorso, quando uno o più ignoti avevano disegnato i baffi a Maria e scarabocchiato qualcosa su una delle pecore; per non parlare poi di colui o coloro i quali, il 25 dicembre, hanno rubato la statuetta di Gesù.

Oggi è ancora una delle pecore a essere stata presa di mira: «Decapitata una pecora del Presepe di piazza Unità d'Italia - scrive Paolo Rovis, copogruppo in Consiglio comunale del gruppo Trieste Propolare -. Amara scoperta oggi pomeriggio: una delle pecore che ornano il Presepe di piazza Unità d'Italia è stata "decapitata" da mani, come sempre, ignote. Non è dato sapere se il gesto sia stato intenzionale oppure, più probabile, conseguenza di banale e ormai ordinaria maleducazione».

«Certo è - sottolinea Rovis - che per raggiungere il Presepe è necessario scavalcare una recinzione disposta tutt'attorno. Esclusa, quindi, la casualità».

6dic15. vandali piazza unità presepe-2

6dic15. vandali piazza unità presepe-2

«Tecnici comunali sono prontamente intervenuti per rimuovere la statuina danneggiata che sarà oggetto di riparazione - prosegue su Facebook il capogruppo di Trieste Popolare -. Rimane lo sconcerto per l'inciviltà dilagante che non risparmia più alcun bene pubblico, Presepe incluso. Attendiamo il 25 dicembre per verificare se anche quest'anno, come spesso accade, qualche idiota ruberà la statuetta di Gesù Bambino».

«Ma aspettiamo soprattutto che - conclude Paolo Rovis -, una volta tanto, i vandali che rovinano intenzionalmente i beni pubblici vengano presi e resi noti. E paghino i danni di tasca loro».

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