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"Da quell'appartamento esce un odore da far vomitare", l'odissea di una coppia che vive nello stabile dove fu ucciso Vazzano

"L'omicidio di Gretta" si consumò nei primi giorni di agosto di un anno fa. A distanza di poco più di 12 mesi arriva la "denuncia" del compagno di una ragazza che vive nell'appartamento adiacente a quello dove venne trovato il corpo del 44enne e per il quale è stato accusato il novantenne Luciano Tarlao. "In certe giornate non si respira"

Sulla porta c’è una macchia scura, il nastro bianco e rosso a memoria del sequestro dell’appartamento e un cartello senza data che invita l’occupante a presentarsi entro 15 giorni presso l’Unità Operativa Inquilinato, a scanso di decadenza o sgombero forzoso dell’alloggio. L’alloggio è un appartamento al secondo piano di via Santi 7 e l’occupante a cui viene chiesto di presentarsi entro 15 giorni, sarebbe Mauro Vazzano, morto assassinato all’età di 44 anni nell’agosto del 2018 all’interno della casa che condivideva con il novantenne Luciano Tarlao, finito in carcere con l’accusa di omicidio il cui movente risiederebbe nei soldi di un sub-affitto.    

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La vicenda e la puzza

Dall’appartamento fuoriusciva l’odore nauseabondo che la morte porta con sé e così, proprio in quei giorni, l’acre marcescenza venne segnalata alla Polizia Locale che giunse sul posto per prima. Dietro la porta sbiadita e sfondata dai Vigili del fuoco, il cadavere di Mauro Vazzano riverso sul letto, ucciso presumibilmente nel sonno, da alcune coltellate. A distanza di un anno, in via Santi l’atmosfera cupa e la puzza non se ne sono mai andate. “In tutte le giornate di Bora – racconta Roberto, la cui compagna abita nella casa a fianco – dall’appartamento dove vivevano Vazzano e Tarlao si diffonde un odore vomitevole; dobbiamo tenere le finestre del vano scale sempre aperte, ci sono giorni in cui si fa fatica a respirare”. 

"Arieggiare prima di soggiornarvi"

L’appartamento sembrerebbe essere ancora sotto sequestro (quantomeno a guardare da vicino l’entrata e a leggere il cartello della Procura) e l’unico segno evidente di passaggio è un ulteriore cartello che reca la data, un po’ evanescente, dell’11 dicembre 2018, qualche mese dopo la tragica morte di Vazzano e che rivela l’intervento del Dipartimento di Prevenzione Disinfestazione/Disinfezione dell’Azienda Sanitaria: “Attenzione arieggiare prima di soggiornarvi” così recita la scritta che si può leggere.  

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“E’ già tanto che non si vedono scarafaggi in giro” continua Roberto che fissa lo sguardo a terra sulle piastrelle color pepe sale e scuote la testa. “Così non si può vivere” sottolinea lo stesso giovane. “A pranzo e a cena ci sono perennemente questi odori, per noi è una questione anche e soprattutto di dignità visto che, sciaguratamente e con una situazione del genere, la mia ragazza non può neanche invitare qualche amico a casa”.

La burocrazia e la logica

La complessità della burocrazia a volte può rasentare il ridicolo, in Italia lo si sa bene. C’è ben altro però che l’uomo della strada, ma un po’ tutti noi, fatichiamo a capire, a patto che le condizioni fossero quelle trascritte. Il cartello che “intima” all’occupante di presentarsi entro 15 giorni, avviso che secondo Roberto sarebbe stato affisso la scorsa primavera, per certi versi potrebbe rappresentare il manifesto dell’assurdo.

L’occupante che fino ai primi di agosto viveva all’interno di questo appartamento oggi non c’è più, deceduto, evidentemente impossibilitato ad eseguire quanto richiesto. Se l’appartamento fosse ancora sotto sequestro, non dovrebbe esserci neanche la possibilità che qualcuno possa essere “subentrato” al contratto che legava Vazzano all’Ater. E allora come si fa a chiedere ad un morto di camminare? Dov’è scomparsa la necessaria logica che in questi casi potrebbe regalare un po’ di umanità ed evitare lo sberleffo a Vazzano? È mai possibile che chi ha affisso quel cartello timbrato Ater non sapesse del tragico fatto di sangue? Forse a queste domande ci sono altre risposte, chissà.

Oggi l'entrata è occupata dal nastro bianco e rosso

Tutto è possibile, per carità, ma è altrettanto vero che in quell’appartamento di via Santi oggi non abita nessuno e l’occupante, letteralmente, rappresenta chi occupa l’alloggio in questione. Quindi dove risiede la logica di una richiesta del genere? In via Santi 7 sembra non ci sia più, come Vazzano, forse sparita anch’essa, imprigionata nel vortice delle leggi e dei faldoni, chiusa a chiave, silenziata e, in ultimo, messa in discussione. “Da quello che sappiamo Ater ha spinto per sbloccare la situazione” continua il giovane triestino riferendosi all’appartamento di Vazzano e Tarlao. 

Non solo puzza

Il “caso” della puzza in via Santi 7 però rappresenta, secondo Roberto, solamente uno dei problemi. Nel palazzo infatti vivono alcune famiglie che da qualche giorno hanno “denunciato” uno spandimento d’acqua che interessa parte del vano scale nel seminterrato e in una zona precisa dove si trovano le cantine. “Assieme alla puzza che proviene dall’appartamento al secondo piano – continua Roberto – da un po’ l’odore che si diffonde in tutte le scale da questa zona è terribile”. L’odore fognario è insopportabile, alcune pareti del sottoscala mostrano evidenti segni di umidità e l’acqua stagnante sul pavimento assomiglia, se non fosse un ambiente frequentato dagli umani, al più classico degli acquitrini. “Odorin, ah?” afferma un residente che ci vede chiacchierare.

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“L’Ater è venuta a vedere qualche giorno fa e oggi la situazione è relativamente migliorata” afferma il giovane che racconta di un intervento, un paio di foto e poco altro. Dal portone d’entrata usciamo sul piazzale antistante la casa. Sotto il sole alcuni operai stanno lavorando a delle tubazioni del gas, un problema che starebbe affliggendo la fornitura dello stabile di fronte, come conclude Roberto, da qualche mese. “Tra i tanti odori nauseabondi, almeno non c'è quello del gas" vien da pensare, in quella evidente necessità di sdrammatizzare in via Santi, il 28 agosto 2019.  

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