Cronaca

Il Tribunale nega per emergenza Covid un viaggio oltre oceano, poi autorizzato in secondo grado perché "il giudice non deve sostituirsi al Governo"

Un caso che sicuramente porta a riflettere su una situazione mondiale del tutto nuova, che presenta ancora molte 'zone grigie', passibili di differenti interpretazioni poiché sono pochi i precedenti anche se, come in questo caso, le norme esistono e sono in vigore

Negato il passaporto a un bambino anche per "ragioni di emergenza epidemiologica": questa la sentenza emanata in primo grado dal Tribunale di Trieste qualche mese fa, poi annullata in appello perché "il giudice non può sostituirsi al Governo nazionale", a cui spetta di emanare le norme per il contenimento della pandemia. Risale al 9 luglio la sentenza del Tribunale dei minori presieduto dalla dottoressa Silvia Balbi, che annulla il precedente provvedimento del giudice tutelare Paolo Vascotto. Un caso che sicuramente porta a riflettere su una situazione mondiale del tutto nuova, che presenta ancora molte 'zone grigie', passibili di differenti interpretazioni poiché sono pochi i precedenti anche se, come in questo caso, le norme esistono e sono in vigore. 

Questo l'antefatto: i genitori del bambino sono in separazione con affido condiviso e alternato, la madre vuole portare nel suo paese d'origine il figlio per il matrimonio di una parente, così fa richiesta per il passaporto, ma l'ex marito si oppone e il giudice gli dà ragione, di fatto negando la possibilità a mamma e figlio di mettersi in viaggio. Il Tribunale ha così motivato la sua decisione: “il viaggio presenta gravi controindicazioni in ragione dell’emergenza epidemiologica, tanto sotto il profilo della tutela della salute del minore, quanto per gli obblighi di quarantena che potrebbero derivarne e quindi in definitiva nuocere ad un costruttivo rapporto tra il padre ed il minore". Sussisterebbe inoltre, per il giudice, "un rischio di sottrazione del minore al rapporto con il padre, valutata la forte litigiosità e contrapposizione al padre della madre, che tende ad opporsi sistematicamente ai provvedimenti adottati dal Tribunale". Il ricorso in appello, subito richiesto dalla donna e dal suo legale, ha portato poi a un ribaltamento della situazione, “poiché il giudice non può sostituirsi alle fonti legislative, governative, amministrative'’. Per il Tribunale dei minori, inoltre, non sussisterebbe un rischio di sottrazione di minore perché "nessun elemento concreto è emerso circa un progetto in atto o in animo di far ritorno in via definitiva nel suo paese".

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