Violenza sessuale su un undicenne: 35enne rischia oltre 7 anni di carcere

L'uomo è accusato di aver adescato il bambino con la promessa di una consolle X Box. Oggi l'udienza, dopo la quale il giudice Dainotti ha rimandato la decisione a marzo inoltrato. Il PM Frezza ha chiesto 11 anni di pena, ridotti a 7 anni e 5 mesi con il rito abbreviato. L'avvocato della vittima: "Fiduciosa nella giustizia"

Rischia fino a 11 anni di carcere il 35enne triestino indagato per pedofilia; dopo l'udienza di oggi, 12 febbraio, il giudice Luigi Dainotti ha rinviato la decisione al 23 marzo. L'uomo è accusato di aver adescato il bambino con la promessa di una consolle X Box, per poi abusare di lui in una cantina del comprensorio ATER di Montebello. Questo è quanto raccontato dalla vittima dopo mesi di silenzio, fatti scioccanti che trovano riscontro nelle indagini disposte dal PM Federico Frezza, il quale ha chiesto la pena di 11 anni, ridotti a 7 anni e 5 mesi per il rito prescento, cioè abbreviato condizionato all'audizione della zia e della madre.

Oggi è stata sentita la zia, la prima parente che, grazie a una sensibilità e delicatezza non comuni, è riuscita a rompere il muro di scontroso silenzio dietro a cui il piccolo si era trincerato in seguito al trauma. Il giudice ha in parte accolto la richiesta dell'avvocato Giovanna Augusta de'Manzano di non sentire la madre. Secondo la legale della famiglia "i parenti stretti sono già state vittime indirette una prima volta per quanto accaduto al minore. Ho voluto evitare una vitttimizzazione così detta "secondaria", cioè  quelle conseguenze negative derivanti dal dover rivivere in sede giudiziale ricordi dolorosissimi”. 

L'avvocato Alessandro Giadrossi, che segue invece l'imputato, ha chiesto in primis l'assoluzione e in subordine l'infermità mentale, nonchè riconoscersi l'attenuante di aver risarcito il danno e in ogni caso considerarsi il fatto di minor gravità lesiva. La difesa ha infatti  risarcito il danno alla seconda vittima adescata ( le persone offese solo infatti due in questo processo) con la somma di 3.500  € e ha offerto una diversa maggior somma alla famiglia del minore adescato con l' X Box, somma che la famiglia non ha accettato.

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"Non posso che continuare a esprimere la mia massima stima verso la famiglia mia assistita- ha infine dichiarato De'Manzano - che ha avuto il coraggio di denunciare fatti connotati da così pesanti stigme sociali soprattutto  per le vittime. Sono fiduciosa nel fatto che la decisione del dottor Dainotti darà in ogni caso la possibilità alla famiglia di  riprendere la vita con maggior serenità. È a questo che dovrebbero servire le decisioni giudiziali: a ristabilire equilibri rotti".

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