La Polizia Locale vicina ai più deboli, nasce la squadra contro violenza ed abusi

Si tratta dell'ufficializzazione di un lavoro che va avanti da otto anni. Guidato dall'ispettore capo Federica Marassi, il Nucleo di contrasto alla violenza, stalking e abusi, ha condotto 300 indagini che hanno portato a numerosi arresti e misure cautelari

Una squadra che da otto anni lavora dietro le quinte per combattere la violenza di genere e che da oggi ufficialmente ha un nome. Si tratta del Nucleo di contrasto alla violenza, stalking e abusi della Polizia Locale di Trieste che questa mattina è stato presentato alla stampa. Guidato dall’ispettore capo Federica Marassi, di formazione psicologa, il nucleo conta sull’impegno a tempo pieno di altre due agenti e sulla preparazione specifica di almeno un agente per ogni squadra di polizia. Un lavoro che negli otto anni precedenti è stato svolto spesso in silenzio (esisteva già una sorta di sezione, anche se non con questo nome) ma che è sempre stato vicino ai residenti in virtù delle molteplici richieste che coinvolgono la centrale operativa. 

Oltre 300 indagini: minori e violenza sulle donne 

“L’attività di questo nucleo – ha affermato il vicesindaco Paolo Polidori – è importante perché si integra bene con tutto ciò che ha a che vedere con la Polizia Locale. Molte volte la particolare formazione dei nostri agenti fa sì che si riescano ad individuare situazioni critiche e ad agire, sia sulla repressione dei fenomeni violenti, ma soprattutto in maniera preventiva. Sono orgoglioso di poter contare su questo nucleo”. Gli anni di lavoro precedente hanno condotto ad importanti risultati sul piano operativo, complici le oltre 300 indagini portate avanti. Di queste, solo per citare quelle più numerose, 68 riguardavano maltrattamenti verso famigliari o fanciulli, 39 quelle relative a percosse in famiglia, 35 le minacce aggravate, 33 casi di stalking e 25 casi di sfruttamento di minori in accattonaggio. 

Violenza: dai 14 ai 70 anni

Numeri che lanciano un vero e proprio allarme e che necessitano di un ragionamento più ampio in materia di violenza di genere. “Spesso ci ritroviamo di fronte ad una traumatizzazione secondaria -ha spiegato la Marassi -, per questo dobbiamo essere in grado di ascoltare la vittima e fornirle tutto l’aiuto necessario”. La violenza sulle donne non ha limiti d’età. “La forbice va dai 14 ai 70 anni – così l’ispettore capo – ma la punta dell’iceberg è rappresentata dagli abusi sui minori, come pure la violenza sessuale”. Le statistiche in questo caso manifestano un limite, vale a dire la poca consapevolezza sulla trasversalità del fenomeno.

Non solo donne: quando la vittima è l'uomo

“Nella violenza di genere le donne sono le più colpite ma non mancano casi di maltrattamenti subìti dagli uomini”. Secondo la Marassi, in quel caso “l’ammissione è ancora più difficile e complessa”. Un problema che evidenzia soprattutto criticità di natura culturale, barriere create da stereotipi e cliché che alimentano un mondo spesso sommerso dal peso dell’indifferenza. “Da qualche anno l’approccio è cambiato – ha spiegato la Marassi -. Se il ‘tra moglie e marito non mettere il dito’ trovava ancora terreno fertile, oggi ci sono sempre più persone che pensano valga la pena mettercelo, il dito”. 

La formazione: un capitolo fondamentale

Si tratta di “salvaguardare l’incolumità delle persone” e di combattere la violenza in tutte le sue forme. Una parte fondamentale del lavoro del nucleo è basata sulla formazione. “Fin dal 2012 abbiamo seguito un approccio multidisciplinare: lavorare in rete con le altre associazioni e le strutture del territorio (Azienda Sanitaria, Centro di Salute Mentale, Centro Antiviolenza, gli assistenti sociali, il Burlo, le forze di polizia, magistrati, avvocati, istituzioni e molti altri ndr) fa sì che lo studio, la letteratura e le azioni concrete ed operative, vadano a completare la formazione di chi opera per questo corpo”. Nella caserma di via Revoltella verrà allestita una stanza dedicata all'ascolto di chi intende denunciare i maltrattamenti e le violenze. "E' ancora work in progress - ha chiarito il comandante Walter Milocchi - ma diventerà un luogo di assoluta importanza per la lotta al fenomeno". 

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Il tempo delle scuse è finito

Menzionando “tre casi molto gravi" verificatisi recentemente, la Marassi ha concluso con una riflessione sul periodo legato all’emergenza sanitaria. “Le chiamate di aiuto sono crollate in maniera drastica. Con la fase di riapertura invece le telefonate sono nuovamente tornate ai livelli precedenti”. Un fenomeno che non è fantascienza, bensì una triste realtà. Anche a Trieste il tempo delle scuse è finito. 

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