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Violenza su medici e infermieri: "passati da eroi ad untori"

Negli ultimi anni gli episodi di violenza contro gli operatori sanitari sono in preoccupante crescita e sono le operatrici sanitarie a essere le più colpite

Gli operatori dei servizi sanitari presentano un rischio significativo di subire atti di violenza durante la propria attività lavorativa, con tassi annuali di aggressioni che vanno, per quelle fisiche dal 3,1% al 71 %, e per quelle non fisiche dal 38% al 90 %. Di tutte le aggressioni al personale sanitario secondo i dati Inail, il 46% è registrato verso il personale infermieristico e il 6% a medici. Sono in media 13-14 al giorno le aggressioni agli infermieri, per un totale di circa 5000 in un anno. Da queste considerazioni prende il via la campagna regionale di tolleranza zero verso episodi di questo genere.

"Tolleranza zero dell'Amministrazione regionale verso le violenze fisiche e verbali a danno degli operatori sanitari – dice il vice presidente Riccardo Riccardi –, anche attraverso campagne come quella presentata oggi. Una battaglia civile che dimostra la sensibilità e la direzione verso la quale vogliamo andare affinché si possa sconfiggere un fenomeno che colpisce i professionisti ai quali, invece, deve andare la nostra gratitudine". Oggi a Udine, nella sede della Regione, c' stata la conferenza stampa di presentazione della campagna di sensibilizzazione dedicata alla violenza a danno degli operatori sanitari che ha visto la testimonianza di Angela Cioffi, coordinatrice infermieristica intervenuta a raccontare la propria esperienza vissuta in ambito ospedaliero con frequenti e ripetuti atti di violenza subiti negli anni.

Nel ringraziare Cioffi per avere avuto la forza di condividere gli episodi di violenza e di esporsi, Riccardi ha rimarcato come "non c'è metodo più efficace che ascoltare il vissuto delle persone per cambiare le cose; in questo modo aiutiamo il sistema a migliorarsi". Il vicegovernatore ha sottolineato la stortura e l'inaccettabilità dei comportamenti attuati verso i professionisti della sanità: "nella prima fase della pandemia erano considerati eroi, oggi invece visti come untori. E' un fenomeno che declina modi di questo tempo e va contrastato""Le difficoltà di questo periodo – ha aggiunto – non si superano alzando la voce o aggredendo ma permettendo ai professionisti di fare il proprio lavoro che li vede anche affrontare problemi complessi che scontano una tensione sociale frutto di un'incertezza diffusa. Si tratta – ha aggiunto – di un'incertezza di tipo sanitario ma anche legata alle preoccupazioni economiche e lavorative di questo periodo. Dobbiamo preservare la salute ma nel contempo dare ai cittadini quelle garanzie per permettere loro di sapere che il sistema c'è e li protegge".

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Negli ultimi anni gli episodi di violenza contro gli operatori sanitari sono in preoccupante crescita e sono le operatrici sanitarie a essere le più colpite. Anche da queste considerazioni nasce la campagna di sensibilizzazione che ha previsto la realizzazione di tre immagini da utilizzare in tutti i setting di assistenza sanitaria: dagli ospedali alle case di cura private accreditate, dai distretti ai dipartimenti di salute mentale e di prevenzione, dalle aziende sanitarie e Ircss regionali agli ambulatori dei medici di medicina generale e pediatri di libera scelta fino alle sedi degli ordini professionali. Nel 2019 in Italia si sono registrati 1200 episodi di violenza ai danni degli operatori sanitari, una media di 3 aggressioni al giorno; un numero che potrebbe essere molto più alto considerando che molti episodi non vengono denunciati e che per il 70% riguarda le donne.

La gravità e la frequenza del fenomeno della violenza sugli operatori sanitari ha portato alla recente approvazione della legge n.113 del 14 agosto 2020 che prevede, oltre a un inasprimento delle pene anche l'istituzione di un Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie e la promozione di iniziative di sensibilizzazione sul fenomeno.  Ma per contrastare il fenomeno, che ha dimensioni mondiali, come ha illustrato Alfredo Perulli, direttore del servizio assistenza distrettuale e ospedaliera, servono strategie specifiche che non possono basarsi solo sull'incremento delle sanzioni e delle pene da comminare agli autori delle aggressioni. Fra le misure da adottare vi sono la prevenzione, la formazione nella gestione dei casi di aggressività da parte del personale del servizio sanitario, il sostegno al personale per la segnalazione degli episodi e non da ultimo le campagne di sensibilizzazione alla popolazione. 

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