Lunedì, 14 Giugno 2021
Cronaca

Wartsila annuncia il "taglio" di 350 dipendenti, l'ombra degli esuberi anche a San Dorligo

Una nota aziendale arrivata ieri sera conferma la volontà del colosso finlandese di andare avanti con la riduzione di personale. Sulle ricadute locali regna l'incertezza. I sindacati: "Situazione preoccupante". Convocato un tavolo il 14 ottobre

Sono 350 i dipendenti Wartsila in tutto il mondo che potrebbero perdere il proprio posto di lavoro ma non è dato sapere quanti di questi sono attualmente impiegati nello stabilimento di Bagnoli della Rosandra. La decisione, secondo una nota ufficiale del colosso finlandese arrivata nella tarda serata del 25 settembre, è stata comunicata alla divisione nazionale dell'azienda che ha informato i sindacati fissando un tavolo di concertazione per il prossimo 14 ottobre. 

Le motivazioni dell'azienda

La scelta, secondo la nota, sarebbe riconducibile alle "valutazioni legate all'andamento non favorevole dei mercati marino e di energia terrestre. Non sono attualmente noti gli eventuali impatti a livello dei singoli paesi". Già all'inizio dell'anno, Wärtsilä aveva lanciato un programma di "risparmio a livello di gruppo". Il settembre scorso Wartsila pubblicava una nota sul suo sito web affermando che "l'assunzione degli ordini nel terzo trimestre è stata più debole di quanto previsto", facendo intendere come tale riduzione avrebbe obbligato l'azienda a revisionare alcuni dei suoi maggiori progetti nel mercato marino e dell' energia terrestre. 

Tutto ciò comporterebbe, sempre secondo quanto pubblicato otto giorni fa, ad una previsione sul risultato operativo per il 2019 di circa 100 milioni più bassa rispetto all'anno precedente."Non possiamo evitare riduzioni del personale" dichiarava l'amministratore delegato di Wartsila Finlandia, Vesa Riihimaki, sul Turun Sanomat, principale quotidiano finlandese di Turku. Un quadro complesso quindi, che aumenterebbe di non poco le perplessità sul fronte della rappresentanza dei lavoratori. I sindacati presenti all'interno dello stabilimento di Bagnoli della Rosandra infatti non ci stanno e, come conferma la nota di Usb - unica tra le sigle sindacali a non aver sottoscritto l'accordo sulla trentina di esuberi dell'agosto scorso - esprimono grande preoccupazione.    

La posizione di Usb, Cgil e Uil

Secondo Sasha Colautti e Emiliano D'Ambrosi di Usb "l'accordo di agosto non conteneva alcuna garanzia industriale a fronte di una gestione concordata di riduzione del personale e oggi il rischio è che le organizzazioni firmatarie di quell'accordo vengano richiamate al tavolo di trattativa per condividere un nuovo percorso di gestione dell'esubero, proprio sulla base di un precedente già tracciato dall'accordo precedente". 

Se Usb rimane granitica nella sua posizione di contrarietà - "il punto di partenza per noi è vincolare l'azienda sul territorio e la salvaguardia dei posti di lavoro" - per Marco Relli di Cgil la nota di Wartsila "è una doccia fredda. Nonostante la dirigenza triestina non abbia idea delle ricadute che questa decisione avrà su Bagnoli e data l'ulteriore assenza di informazioni in merito, la situazione è decisamente molto preoccupante". 

Secondo Relli "questo è il risultato di scelte strategiche sbagliate che non stanno pagando a livello di mercato. La decisione sui 350 esuberi - continua l'esponente di Cgil - non è più legata al non raggiungimento degli obiettivi aziendali, visto che nel 2018 tutte le aziende sul territorio hanno riguadagnato quello che avevano perso dal 2007, facendo segnare veri e propri record, bensì ad un problema legato evidentemente alla tipologia produttiva. Adesso vedremo il 14 ottobre cosa succederà, ma la nostra richiesta è quella di convocare un tavolo a livello regionale". 

"E' l'ennesimo annuncio che conferma le nostre paure in merito ad un processo che evidentemente non si esaurirà qui" è il commento a caldo di Antonio Rodà di Uil. "Urge un confronto in sede ministeriale anche perché l'azienda ha beneficiato di circa cinque milioni di euro di fondi provenienti da Roma e dalla Regione, e non può continuare a tagliare i costi e basta".

Wartsila Italia vede circa il 70 per cento dei suoi addetti concentrati a Trieste, con il restante 30 per cento distribuito tra la Campania e la Liguria. "Per questo motivo bisogna arrivare ad un confronto governativo affinché l'azienda entri nel merito delle scelte che, è evidente, sempre più spesso vengono prese dalla Finlandia". 

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