Il blocco

Wartsila reclama i motori, i sindacati: "Dallo stabilimento non uscirà nulla"

Per i sindacati non c'è nessun presupposto per interrompere il blocco ai cancelli. La società interpella il Prefetto Vardè

Wartsila reclama i suoi motori e chiede l'intervento della Prefettura per riuscire a farli uscire dai magazzini. Lo ha riportato Il Piccolo. Ma se da una parte la società ha dalla sua la legge, il messaggio dei lavoratori è sempre stato molto chiaro: dallo stabilimento non uscirà nulla. Il rischio ora è che ci sia un'escalation che potrebbe portare incidenti e denunce. Resta da attendere il periodo immediatamente successivo a Ferragosto, quando Wartsila cercherà di imbarcare i sei propulsori da consegnare alla società coreana Daewoo. 

Dall'annuncio dei licenziamenti, Warstila si è vista bloccare dal presidio motori per circa 60 milioni. La consegna alla Corea del Sud si sarebbe dovuta formalizzare il 23 luglio, ma la società ha preferito evitare per evitare tensioni. Oltre alla Daewoo, lo stabilimento di Bagnoli ha in questo momento in produzione e consegna una quarantina di motori per clienti come Fincantieri, Terna, A2a, Msc, Tui Cruises.

Come evidenziato da Il Piccolo, dalla Prefettura arriva un invito implicito a lasciar partire i motori, mentre i sindacati rimangono fermi sulle loro posizioni: "In questo momento non c'è nessuna trattativa volta a risolvere positivamente la crisi e, pertanto, non c'è alcun presupposto per interrompere il blocco ai cancelli - ha spiegato Antonio Rodà (Uil) specificando che i sindacati hanno richiesto un incontro al Prefetto -. Il Sindaco, incontrato l'indomani della manifestazione, si è fatto parte attiva per unire le istituzioni, cercando di fare squadra. Vorremmo che da tutto il territorio arrivi una forte pressione su Wartsila, affinchè non cerchi di fare delle forzature che non farebbero altro che esasperare i lavoratori e alzare la tensione".

"Il gruppo finlandese Wartsila pretende che i lavoratori siano parte attiva nello smaltimento industriale del sito di Bagnoli magari indossando anche i guanti bianchi - aggiunge il Segretario nazionale Fim Cisl Massimiliano Nobis -. Il presidio pacifico ai cancelli quindi, rimarrà fino a quando non ci saranno le condizioni per discutere un serio piano industriale e occupazionale, non accetteremo che con un colpo di spugna venga cancellata una storia industriale di decenni e con essa le competenze dei 900 lavoratori di Bagnoli". "Ora - conclude -attendiamo a breve una data per una nuova convocazione del MiSE, richiesta da Fim, Fiom Uilm".

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