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Martedì, 16 Agosto 2022
Lotta di fabbrica / Muggia - San Dorligo

Tutti contro la "grande bugia", cronaca del "tradimento" della Wartsila

La decisione comunicata dall'azienda finlandese ha compattato parti sociali, la politica e le istituzioni. Fedriga furioso, come pure i sindacati. La solidarietà ai lavoratori di tutti i partiti, dalla Lega a Adesso Trieste, dal Pd a Fratelli d'Italia. "Non si trattano così le persone"

BAGNOLI DELLA ROSANDRA (Trieste) - "Inaccettabile e vergognosa", "la grande bugia", "siamo di fronte a chi racconta menzogne" fino a quel "siamo sorpresi e molto irritati" che giunge direttamente dalla Capitale. Da Trieste a Roma il coro contro la decisione di Wartsila di smantellare la produzione dello stabilimento di Bagnoli della Rosandra canta all'unisono e senza apparenti sbavature. Il comunicato ufficiale con cui alle 8:30 di oggi 14 luglio l'azienda finlandese ufficializzava una decisione "già presa da chissà quanto tempo", ha prodotto non solo un domino di reazioni politiche e sindacali, ma un vero e proprio "sdegno" istituzionale. Nonostante l'esecutivo nazionale viva ore travagliate per gli ennesimi capricci del MoVimento Cinque Stelle, il ministro Giorgetti sfodera un pugno d'acciaio e convoca la multinazionale a palazzo Piacentini. 

Una lista infinita

La lista dei j'accuse è lunghissima. Al mattino, davanti ai cancelli si catapultano il numero uno di Confindustria Altoadriatico, Michelangelo Agrusti, e l'assessore regionale al Lavoro, Alessia Rosolen. Ribadiscono con forza la necessità di trovare al più presto una soluzione, ma i musi sono lunghi e tirati anche per effetto di un blitz che dalle parti dell'ex Grandi Motori è "un fulmine a ciel sereno". La figura retorica serve però a spiegare solo in parte cosa è successo a Bagnoli. Alessandro Veronese è un operaio sulla quarantina e monitora componenti affinché, nelle numerose e stressanti torsioni alle quali sono sottoposti, l'operazione non vada storta. Quel "qualcosa si è rotto" oggi produce un vuoto che fa più rumore di quelle campane che a Dolina la magistratura ha silenziato.  

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Il sentimento del tradimento

Il sentimento che si respira è quello del tradimento. Qualcuno dice che si sapeva, la maggior parte dei dipendenti e dei sindacati menzionano "voci e indiscrezioni", ma sempre e comunque lontane dalla realtà dei fatti. "Gnanche i più veci se ricorda de una roba compagna" così un operaio, fuori dall'entrata che per tutta la mattina ha visto un presidio continuo, almeno fino alle 14. Fuori, bloccati, i camion che a Verona hanno caricato le consegne arrivate via treno dalla Finlandia. "Aspetto cosa mi diranno i miei" dice uno dei camionisti. Un altro con targa slovena se ne va, spazientito dopo ore di attesa. E' una questione di fabbrica, ma come ricorda Michele Piga della Cgil, la vicenda avrà che a che fare anche con l'indotto. 

La reazione di Sandy Klun, sindaco di Dolina

I numeri dell'azienda parlano di potenziali 450 licenziamenti. Per i sindacati l'indotto vale altrettanto. "Sono tante le ditte che lavorano con Wartsila - aggiunge il sindaco di Dolina Sandy Klun -, tante nella zona artigianale, ma fanno anche piccola meccanica e stampi, solo per citarne alcune". Uno degli argomenti più gettonato è quello delle tasse che l'azienda paga alla municipalità. "L'Imu dei capannoni viene pagata direttamente allo Stato - così il primo cittadino - mentre ad esempio, per quanto riguarda la tassa sui rifiuti, l'azienda sborsa tra gli ottanta e i novantamila euro l'anno". Durante la giornata vengono inviati comunicati stampa come se non ci fosse un domani. Tutti vogliono esprimere solidarietà o dire di essere dalla parte dei lavoratori. Nessuno escluso. 

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"Non si trattano così le persone"

Sul fronte delle parole, in realtà la decisione di Wartsila riguarderebbe, ufficialmente, solo la parte produttiva dello stabilimento. "E' una grande bugia - ribadiscono dalla Cgil - la volontà è quella di chiudere tutto". Fedriga esprime sdegno e punta il dito contro l'ipocrisia di chi "addirittura ha fatto richiesta dei fondi Pnrr del Governo e che, a inizio di questa legislatura, aveva ricevuto un contributo dell’amminisrtazione regionale per lo sviluppo dell’opificio digitale. Riteniamo di avere a che fare con chi racconta menzogne". Sono parole durissime, quelle che provengono dai palazzi.

Non verranno ripetuti certi errori

Davanti ai cancelli poi Alessandro dice di essere preoccupato. "Non si trattano così le persone". Lorenzo si dice spiazzato. "Ho passato 21 anni della mia vita là dentro, oggi c'è molta tristezza". E' una questione di lavoro e quando la delegazione dei lavoratori torna dalla riunione con il prefetto, ecco che va in scena quel modello fabbrica tenuto in piedi da "dirigenti sindacali che un po' di esperienza ce l'hanno". Si ricordano degli errori fatti anni fa e, nella protesta che verrà messa in scena da domani 15 luglio, non li ripeteranno. "Sono padre di due bimbi piccoli, la preoccupazione più grande è il loro futuro, ma teniamo duro". 

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