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La crisi dell'industriale / Muggia - San Dorligo / Località Bagnoli della Rosandra

"Lì dentro metà della mia vita, e adesso?" la rabbia dei dipendenti Wartsila

Davanti ai cancelli si sono riversate decine di lavoratori che questa mattina sono stati raggiunti dalle intenzioni dell'azienda di chiudere lo stabilimento triestino. Abbiamo raccolto alcune testimonianze. "Non si trattano così le persone, questo mondo va sempre peggio"

BAGNOLI DELLA ROSANDRA (Trieste) - "La mia generazione è cresciuta riponendo tanta speranza nel futuro ma oggi ti svegli e ti rendi conto che siamo tornati indietro di chissà quanto: oggi il ricco calpesta il povera e a nessuno interessa". Alessandro lavora come operaio specializzato ed è uno dei 450 dipendenti che Wartsila ha deciso di sacrificare, con un comunicato ufficiale fatto uscire nel giorno in cui il governo affronta la ribellione pentastellata, sull'altare del profitto e degli interessi economici. Dopo la notizia si sono riversati in tantissimi fuori dai cancelli di Bagnoli della Rosandra. La fabbrica si è fermata e la rabbia è cresciuta fino a bloccare l'entrata dello stabilimento. 

Qualcosa si è rotto

"Siamo venuti a lavorare come ogni giorno - continua Alessandro - e mentre l'azienda in tutto questo tempo ci ha rassicurato dicendoci che un futuro c'era, questa mattina ci siamo trovati con la notizia sul gironale ancora prima che lo sapessimo noi". Un blitz che molti dipendenti hanno vissuto come un tradimento. "Sono preoccupato per tantissime cose, non solo il lavoro, questa non è la maniera di trattare le persone". Quel singolo componente che Alessandro controlla più volte al giorno, per evitare che le molte torsioni non comportino gravi conseguenze, oggi si è rotto in mille pezzi. "La comunicazione è stata repentina - afferma Martina, che lavora nella gestione e controllo qualità -, negli anni abbiamo ricevuto segnali ma questo è decisamente quello più forte". 

"Metà della mia vita passata qua dentro"

Matteo è padre di due bambini piccoli e lavora nel reparto Ricerca e Sviluppo. "Teniamo duro ma credo che nessuno si può definire salvo - sottolinea -. E' vero che da un po' di tempo c'erano voci ma anche i colleghi più anziani hanno detto che una cosa così grave non era mai successa. Qual è la mia preoccupazione più grande oggi? Il futuro dei miei figli, io potrei anche trovare qualcosa, ma la preoccupazione è portare avanti la mia famiglia". Lorenzo è operaio e ha passato metà della sua vita in fabbrica. "Ventuno anni, fa veramente tristezza, è una decisione che ha spiazzato tutti. Mi dispiace veramente tanto perché ho sempre svolto il mio lavoro con serietà. E' stato un fulmine a ciel sereno, totalmente inaspettato. Forse qualcosa si poteva prevedere ma puzza tanto di una scelta che era già stata presa". 

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