Il lungo giorno di Zeno: come i facchini si sono caricati sulle spalle una città intera

Migliaia di persone hanno invaso piazza Unità per sostenere il presidente dell'Autorità Portuale decaduto dopo la sentenza dell'Anticorruzione. Le riflessioni e la narrazione di una giornata che in molti ricorderanno

Quel “chiunque sia stato” e l’Anticorruzione non lo potevano immaginare, ma la sentenza con cui hanno fatto decadere Zeno D’Agostino da presidente dell’Autorità Portuale ha risvegliato le coscienze di migliaia di triestini. Le leggi della fisica, secondo le quali ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, per due ore hanno soppiantato la burocrazia dello Stato e quell’elefantiaca matassa di norme che l’Italia si porta appresso da sempre.

Le migliaia di persone che hanno manifestato il pieno supporto al manager veronese in piazza Unità non faranno certamente piacere a chi si è reso responsabile di una segnalazione che ha, di fatto, decapitato l’Autorità Portuale di Trieste, lasciando nello sconcerto centinaia di facchini e una città intera. Ma se Trieste viene toccata nell’orgoglio, sa reagire dimostrando una partecipazione di carattere non solo avversa all’impacciato impianto di leggi, bensì anche e soprattutto emotiva.

“Ci vuole cuore, ma anche testa” ha ricordato il numero uno dell’Autorità Portuale che dopo le disastrose gestioni precedenti, ha saputo vestire i suoi portuali con l’abito più scintillante di tutto il Paese, riesumando sferragliamenti ferroviari dal sapore antico e riportando le banchine adriatiche ai vertici della portualità europea.

I triestini questo l’hanno capito e oggi in quella che fu piazza Grande hanno dato una dimostrazione di trasversale Unità alquanto rara. C’erano bandiere di tutti i colori e quelle insegne portate con orgoglio dalle centurie di facchini che hanno scaldato l’atmosfera resa già rovente per il gran caldo; personaggi noti, tifosi della Triestina, sindaci e rappresentanti delle istituzioni, chef stellati, bambini, volontari, maglioni appoggiati sulle spalle, tutti assieme accomunati da un unico grande slogan: “el presidente no se toca”.

Hanno parlato in tanti e sono stati applauditi (quasi) tutti. Ricevere la fedeltà degli uomini e delle donne del porto significa esporsi, dire chiaramente da che parte si sta e per farlo ci vuole più coraggio del solito. Perché se a volte i triestini hanno la memoria corta e si fanno prendere in giro dalle classi dirigenti, i facchini non sopportano le chiacchiere, né tantomeno le menzogne.

“Vinceremo e torneremo”. Le due parole le ha dette il fedelissimo Mario Sommariva, che da segretario del porto è diventato Commissario straordinario, esprimendo una simbiosi affettiva e professionale che i triestini hanno prima annusato e successivamente, benedetta. Una benedizione che aggiunge pathos a questa brutta vicenda e che ha lasciato strascichi politici importanti (la componente triestina di Forza Italia è di fatto “isolata”). “Cambiamento” è stata un’altra parola, assieme a “solidarietà” e “rispetto” che hanno risuonato nell’anfiteatro cittadino per eccellenza.

Qui da noi l’arena non c’è e quel Zeno triestino assomiglia più ad un personaggio dei romanzi di Italo Svevo che al santo scaligero. Oggi Trieste si è emozionata e ha riscoperto il valore del lavoro. Ha ascoltato l’appello dei giovani di Tryeste sull’emorragia dei 19 mila che negli ultimi anni se ne sono andati da qui per andare in cerca di fortuna altrove, e ha ammirato un manager venuto da fuori capace di “fare quello che nessuno si aspetta”.

 “Non si aspettano che siate in grado di usare la testa, non si aspettano che ce l’abbiate, una testa”. Li ha presi quando non li voleva nessuno perché “sempre imbriaghi”, “scansafatiche” e con “poca voglia di lavorare”. Ha ridato loro dignità e orgoglio: quasi nessuno nella storia recente li aveva trattati così e per questo, quando qualcuno ha tentato di esautorare il loro presidente, l’hanno difeso, sono saliti sulle barricate e hanno chiamato a raccolta la città.  

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Ciò che accadrà ora non è ancora chiaro. A Roma stanno lavorando per individuare una soluzione e la speranza è quella di poter rivedere D’Agostino in sella al più presto. A qualcuno piace la narrazione di un futuro impegno politico, magari da candidato sindaco. È una narrazione. La realtà era quella di oggi in piazza Unità dove il peso della sentenza l’hanno alleggerito i facchini, caricandosi sulle spalle una città intera. Non lo fanno per tutti, sia chiaro.

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