Sei regioni gialle rischiano l'arancione: il Fvg non dovrebbe essere nella lista

Nelle prossime 48 ore verranno analizzati i nuovi dati e il ministero potrebbe decidere per un'ulteriore stretta. Il Friuli Venezia Giulia dovrebbe rimanere nella zona gialla

"Nelle prossime 48 ore vedremo i nuovi dati e se necessario ci saranno altre ordinanze": in queste parole del ministro della Salute Roberto Speranza riportate oggi dal Fatto Quotidiano c'è la conferma che da domenica alcune regioni rischiano di diventare zona arancione e di passare quindi al lockdown "soft" prefigurato nel nuovo Dpcm del 4 novembre. La nuova ordinanza, tuttavia, non dovrebbe riguardare il Friuli Venezia Giulia che dovrebbe rimanere nella lista delle regioni "gialle". 

Le sei regioni che rischiano il lockdown "soft"

Speranza si riferisce al monitoraggio settimanale sull'indice di contagio Rt che non è ancora arrivato e potrebbe tardare fino a domani anche perché i territori ancora sotto la lente sono tanti: Campania, Veneto e Liguria, come abbiamo scritto ieri, così come la Toscana e, secondo il quotidiano, anche l'Umbria. Il tutto accade mentre il bollettino della Protezione Civile ha riportato ieri 37809 casi e 446 morti mentre sono 749 nuovi posti letto occupati in degenza (24.005 in totale) e 124 in terapia intensiva (2.515 in totale). Ma oltre a questo c'è di più. Ovvero che:

  • cinque Regioni su venti hanno inviato al ministero dati incompleti, in ritardo, o senza conteggi per intere settimane;
  • la mancanza di un protocollo comune favorisce la possibilità per le Regioni di differenziare per esempio i pazienti ventilati da quelli intubati mandando in tilt i conteggi;
  • manca un monitoraggio dei tamponi positivi che attesti se le positività sono nuove oppure se si riferiscono a nuovi test su persone già definite contagiate dal coronavirus;

In questo curioso marasma si inseriscono poi i presidenti di Regione. In Veneto, riferisce oggi La Stampa, i principali parametri di rischio sono stati "non valutabili" per "tre giorni di blackout telematico" che Luca Zaia ha spiegato così: "Un inghippo informatico, è sempre un casino con questi computer". C'è anche chi manda i dati al ministero via fax, forse per non incasinarsi con il computer (!). Ieri il presidente del Piemonte Alberto Cirio ha segnalato a Omnibus che "nel report in base al quale sono state decise le zone arancioni, rosse e gialle cinque regioni avevano percentuali di rischio non valutabili in quanto non avevano consegnato tutti i dati". Il Corriere della Sera parla anche di "progressi improvvisi" in alcuni parametri che sono stati inviati senza alcuna spiegazione.

I dati che mancano e quelli che abbondano

Oltre ai dati che mancano ci sono quelli che abbondano. In Campania, racconta il Corriere, fino al 19 ottobre i posti disponibili in terapia intensiva erano 113, poi sono diventati 227 e da ieri sono arrivati a 590. Visto che la percentuale di occupazione delle terapie intensive è uno dei dati importanti per il monitoraggio, si tratta di un numero molto importante per prendere delle decisioni.

Oggi il Mattino torna sul paradosso campano, segnalando che la rete ospedaliera antiCovid in Campania è al collasso: la pressione sugli ospedali non accenna a calare, il personale è allo stremo, gli arrivi di malati gravi e da assistere sono continui, le ambulanze formano lunghe processioni giorno e notte e sui territori, il tracciamento è sempre più difficile, mentre i focolai aumentano. Eppure la Campania è in area gialla che, nella scala di gravità epidemica disegnata dall’Unità di crisi nazionale, equivale alla situazione migliore, quella che che si avvale di misure di contenimento meno stringenti.

Sui 21 indicatori del monitoraggio ieri è stato Walter Ricciardi a fare il punto: "Secondo me 4-5 parametri sono veramente importanti. Il primo è l'indice di contagio Rt, che ci dice quanto si sta accelerando e quando è inferiore a 1 significa che l'epidemia sta regredendo; il secondo è il numero assoluto" di casi; "il terzo è la percentuale di positivi sulla popolazione; e il quarto e quinto riguardano i servizi sanitari, cioè quante persone arrivano al pronto soccorso, quante vengono ricoverate e quante vanno in terapia intensiva. Dei 21 indicatori, direi che questi sono veramente importanti. Gli altri pescano da un'analisi completa di quelli che sono gli aspetti per il controllo della malattia. Per esempio, i parametri che riguardano la capacità di fare i test. Se non hai la capacità di farli, sei in una condizione di debolezza". 

I sei territori a rischio ordinanza del ministero della Salute

Ecco quindi che si spiegano i sei territori a rischio ordinanza da parte del ministero della Salute. La cabina di regia è convocata per domenica e a partre dagli indicatori partiranno le ordinanze. Dalle quali sono esclusi, per ora, nuovi ingressi in zona rossa ma passaggi da zona gialla ad arancione. Una delle candidate al lockdown "soft", scrive oggi Repubblica, è la Liguria, che già aveva uno scenario 3 e carenza di dati oltre ad avere terapie intensive al 66%. L'altra è sicuramente la Campania. Poi c'è il Veneto, che si trova nella situazione di non aver fornito dati completi. 

Nel gruppo, sempre secondo il quotidiano, ci sono anche l'Umbria (che ha un'alta occupazione dei posti in terapia intensiva), e la Toscana che ha visto un incremento dell'indice di contagio Rt. Verso il peggioramento anche l'Emilia mentre si trova in zona arancione anche la provincia di Bolzano. 

Non andrebbero incontro a cambiamenti Abruzzo, Molise, Basilicata (Regioni alle quali comunque sono stati chiesti dati più completi), Friuli Venezia Giulia, Provincia di Trento, Sardegna. Le Marche sono un po’ meno tranquille ma per ora dovrebbero restare gialle, così come il Lazio, che ha difficoltà con i letti internistici.

Del resto in tutto il Paese gli ospedali non vanno bene. L’occupazione media delle terapie intensive è del 30%, cioè alla soglia di guardia, e quella dei reparti medici del 45% (5 punti sopra quel limite). 

Per questo, ha detto ieri proprio Speranza, "non c'è un'altra strada, la via della precauzione è una via obbligata per arginare la pandemia" e "senza consistenti limitazioni dei movimenti e un cambio sostanziale delle nostre abitudini di vita, la convivenza con il virus fino al vaccino è destinata ad un clamoroso fallimento". Inoltre, è il monito del ministro della Salute, "se non pieghiamo la curva, il personale sanitario non reggerà l'onda d'urto". I sei territori che rischiano il passaggio da zona gialla ad arancione sono Liguria, Veneto, Umbria Campania, Toscana Emilia-Romagna e la provincia di Bolzano. 

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