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Foto: Aiello

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Zona gialla: ripartenza “lenta” con meteo incerto per i primi pranzi all’esterno (FOTO)

Dopo una mattinata fredda, nonostante le temperature più miti e l’attenuarsi della bora verso l’ora di pranzo, i tavoli all’esterno dei ristoranti non hanno registrato il pienone previsto

Pochi i tavoli occupati nel centro cittadino nel primo lunedì di “libertà” dopo i mesi di severe restrizioni per i ristoratori. Il primo giorno di “zona gialla” a Trieste è stato finora caratterizzato da temperature rigide e bora sferzante in mattinata, con scarsa affluenza ai tavoli dei bar “en plein air”, e nonostante le temperature più miti e l’attenuarsi della bora verso l’ora di pranzo, i tavoli all’esterno dei ristoranti non hanno registrato il pienone previsto. Complice anche una pioggia leggera dalle 11:30 alle 12:30 circa, molti triestini si sono fatti scoraggiare dalla prospettiva di un pasto in compagnia, il che ha messo a nudo l’innegabile limite (almeno, dalla mera prospettiva economica dei ristoratori) del Dl riaperture del Governo Draghi: la consumazione permessa solo all’esterno e solo ai tavoli.

“Siamo completamente in balia del meteo – spiega il gestore di un locale sul Canal Grande - e se il maltempo dovesse arrivare in una giornata con i tavoli pieni non avremmo un’alternativa da offrire ai nostri clienti. Suona un po’ come una presa in giro una riapertura a queste condizioni in una settimana con un meteo così incerto, e nella città della bora il problema è amplificato”.

La maggior parte dei ristoranti hanno tavoli ottimisticamente apparecchiati ma solo un paio occupati, quando va bene. Ripartenza molto più energica, invece, per i ristoranti centrali e a prezzi medio - bassi, dai sushi “all you can eat” alle pizzerie, fino al quasi sold out della pizzeria Caprese in piazza della Borsa e da Giovanni in via San Lazzaro. “Siamo passati per caso e ci siamo fermati, un pranzo improvvisato. Sono le situazioni in cui apprezzi di più quello che prima non si poteva fare” commenta una coppia che si gusta un intingolo con polenta. Forse per questo i locali più esposti ai grandi flussi di persone sono più pieni: chi aveva programmato un pranzo speciale ha preferito rinunciare alle prime gocce di pioggia, ignaro della schiarita che sarebbe arrivata di lì a poco.

Alcune trattorie tipiche sono invece rimaste chiuse in quanto il loro orario prevedeva il lunedì di riposo, e hanno preferito osservarlo nonostante la lunga e forzata chiusura. Occasione mancata o lungimiranza con un occhio alle previsioni del tempo? Forse una decisione saggia, vista l’affluenza. Pesa, a detta di tutti, lo smartworking che costringe a casa molti lavoratori che fino a un anno fa scendevano per la pausa pranzo dai loro uffici in centro.

Qualcuno si è anche organizzato con delle tende più robuste e ampie per fronteggiare un’eventuale estate “outdoor” con gli ostacoli naturali all’economia: il Covid 19 e i cambiamenti climatici. Si tratta tuttavia di poche eccezioni poiché negli occhi dei nostri ristoratori sembra di cogliere una vaga forma di rassegnazione, ben lontana dalla rabbia e dall’entusiasmo dopo le riaperture in seguito al primo lockdown. Riaperture che tutti speravano rivelarsi definitive, ma così non è stato, e la speranza, a detta di molti, fatica a ripartire come gli affari. Tempi incostanti e incerti a cui siamo ormai abituati, ma i ristoratori rimangono perplessi all’idea di vedere i loro affari affidati (letteralmente) alla mutevolezza del vento.

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