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Sindacati in piazza il 15 novembre: "Più di 1500 posti di lavoro a rischio"

A denunciare la situazione di crisi sono Cgil, Cisl e Uil. Affondo su Dipiazza: "Vogliamo richiamare alle proprie responsabilità l'amministrazione comunale anche perché il momento è talmente magico da essere già sparito". La replica del sindaco: "E' ora di finirla di accusare il sindaco. E' dal 2017 che ho chiesto un tavolo dove sederci tutti quanti"

"A rischio più di 1500 posti di lavoro" in quella che la triade sindacale triestina definisce una "situazione critica denunciata da molto tempo". Le "tante crisi industriali" del settore locale sono state evidenziate questa mattina durante una conferenza stampa indetta da Cgil, Cisl e Uil e che ha visto l'annuncio di un presidio in piazza Unità in programma per il prossimo 15 novembre alle 17. "Vogliamo richiamare alle proprie responsabilità l'amministrazione comunale di Trieste - questa in sintesi la linea dei sindacati - e in particolar modo il sindaco Roberto Dipiazza che continua a ripetere come la città stia vivendo un tale momento magico che sembra essere già sparito". 

"Esplosione di crisi"

"La debolezza della struttura economica la stiamo segnalando almeno da febbraio di quest'anno - ha introdotto Michele Piga di Cgil - e per questo chiediamo con forza il rilancio della discussione sull'attrattività del territorio per riuscire a creare nuovi posti di lavoro". Secondo i sindacati infatti "le ragioni che determinano questa crisi occupazionale devono ricercarsi nello scarso legame territoriale che le grandi industrie hanno, nei processi di riorganizzazione che hanno effetti sulla capacità attrattiva del settore e, non ultimo, l'esplosione di criticità molteplici a livello industriale". 

"Più di 4000 le persone coinvolte"

Per la triade i 1500 posti a rischio coinvolgerebbero "più di 4000 persone, contando anche le famiglie dei lavoratori e delle lavoratrici. Dipiazza dice non può fare nulla in merito, ma il Comune è presente in molti degli attori che stanno giocando la partita in questo momento: Ezit, la società di gestione del porto vecchio, in generale nell'area di crisi industriale complessa. Richiamare l'amministrazione al suo compito ci sembra assolutamente doveroso". 

"Vogliamo attivare un percorso di coinvolgimento generale della città - ha spiegato Antonio Rodà di Cisl - con assemblee sui luoghi dii lavoro e per tentare di intravedere delle prospettive future per il lavoro a Trieste". Lo stato di salute dell'industria triestina, sempre secondo Rodà, "evidenzia uno scenario di assoluta incertezza per moltissime realtà lavorative. Non si può continuare a dare un'immagine di una città che sta bene, sorridente e con grandi prospettive davanti". 

La risposta del primo cittadino: "Non siamo una città industriale"

"Non siamo contro a priori, ma dobbiamo iniziare a svegliare chi dorme"

I sindacati precisano che "nessuno vuole scagliarsi contro scelte e decisioni strategiche e di investimento, ma non possiamo neanche accettare che la polvere venga nascosta sotto il tappeto. I posti di lavoro a rischio, tra Ferriera, Wartsila e altre, sono veramente tanti. Solo attraverso un'azione corale possiamo prospettare un futuro per questa città che sta vivendo un periodo di forti cambiamenti. Se dobbiamo iniziare a 'svegliare' qualcuno allora dobbiamo iniziare dal sindaco". 

Anche per Giacinto Menis di Uil "questo allarme deve essere presentato alla cittadinanza. Dobbiamo monitorare il sistema degli appalti, rilanciare il confronto con gli stessi lavoratori e con le istituzioni capaci di ascoltare e di ammettere che una crisi c'è ed è evidente. Se continuiamo a dire che tutto va bene allora non ne usciamo". 

Il mese di novembre: da caldo a "bollente"?

Che in questo momento l'autunno sia caldo lo confermano le temperature degli ultimi giorni; che possa diventare "bollente", nel caso in cui il percorso di confronto e di discussione non venga recepito dalle istituzioni, lo confermano gli stessi rappresentanti sindacali. "Metteremo in campo ulteriori azioni - ha ribadito Piga di Cgil - ed è possibile che, dopo il presidio, si prospetti una mobilitazione generale". 

I 1500 posti di lavoro a rischio in base alle "crisi conosciute e quelle meno note" sarebbero da individuarsi in diversi settori. "L'agroalimentare, il chimico, il metalmeccanico, la motoristica, la Ferriera e molti altri" ha affermato la triade. "Non abbiamo alcuna certezza e le nostre previsioni sono nerissime". Per i sindacati "l'Ezit non può diventare un grande magazzino, sull'utilizzo del porto internazionale  di Trieste deve essere fatta chiarezza e bisogna innescare un elemento positivo nella nuova manifattura. La logistica non riuscirà infatti a produrre così tanti posti di lavoro quanti ne avrebbe bisogno la città". 

Fincantieri? "Da monitorare". Tesla? "Nessuna informazione a riguardo"

Cgil, Cisl e Uil parlano di "progettualità" e gli ultimi annunci dell'amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, "sono da monitorare. Può recitare un ruolo importante ma determinati elementi vanno rivisti". A proposito di colossi industriali, la scorsa settimana era stata lanciata una petizione sulla piattaforma online change.org per chiedere a Tesla l'apertura della mega fabbrica proprio in provincia di Trieste in grado, secondo il suo primo firmatario, Marin Krosi, di paventare un investimento utile anche in merito alla crisi occupazionale denunciata dai sindacati. "Le multi nazionali non hanno responsabilità sociale sul territorio e non abbiamo informazioni a riguardo di un possibile interesse del colosso americano" questo il commento di Cgil, Cisl e Uil. 

"7000 disoccupati"

Infine, secondo Piga, Rodà e Menis "a Trieste ci sono 7000 disoccupati in questo momento. E' anche a loro che bisogna guardare. L'attrattività della città è una questione suggestiva, ma ci sentiamo di dire che la situazione è molto più complessa, dal punto di vista industriale, di quella che le istituzioni fanno credere alle persone". 

La risposta di Dipiazza 

"E' da tempi non sospetti che ho dimostrato interesse nei confronti della situazione occupazionale dell'industria triestina" questa la replica del primo cittadino raggiunto telefonicamnete. "In 25 anni abbiamo 'buttato via' 800 milioni di euro sulla Ferriera e quello che abbiamo in mano è solamente un pugno di mosche. Voglio dire ai sindacati una cosa: è ora di finirla di dare contro al sindaco. Lasciatemi lavorare in pace che sto portando avanti un discorso per una città che non è industriale e che ha molto altro da offrire". 

"Abbiamo il turismo, il terziario avanzato, le Generali, Allianz, Illycaffè, solo per citare alcune realtà lavorative. Ho una lettera del 2 gennaio 2017 nella quale invitavo tutti attorno ad un tavolo sul problema occupazionale di Trieste. E quindi di cosa parlano i sindacati? Devono capire che non siamo Brescia, comune che ha oltre il 30 per cento di occupati nell'industria. Insomma - ha concluso Dipiazza - non siamo una città industriale".  

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