Martedì, 18 Maggio 2021
Economia

Trieste e Scienza, Camber (FI): «Una relazione complicata: tre punti per ripartire assieme»

Il capogruppo di Forza Italia al Comune di Trieste, Piero Camber, indica tre punti per "ripartire": rapporto ricerca e formazione, marketing e scambio tra impresa e ricerca

Il capogruppo di Forza Italia al Comune Piero Camber, in una lunga e articolata disamina sui punti fondamentali da sviluppare per aprire un dialogo costruttivo ed evolvente per la città di Trieste e la Scienza che la caratterizza: «un maggior rapporto tra il mondo della ricerca e il mondo della formazione scolastica; un piano di marketing per comunicare globalmente il sistema scientifico; favorire lo scambio tra mondo dell'impresa e della ricerca come "costante" della vita cittadina. Per trasformare la conoscenza scientifica e la ricerca in ricchezza vera».

«Mauro Giacca ha correttamente ricordato l’importante impatto occupazionale che il comparto della ricerca ha in provincia di Trieste. La rilevazione risale a una decina di anni fa e da sempre viene usata, a buon diritto, per comunicare (o provare a farlo) il peso reale e potenziale della scienza sull’economia e sui futuri assetti del territorio. Purtroppo la risposta di Trieste non è mai stata particolarmente fervida, per errori e negligenze della politica e delle istituzioni e, in qualche misura, per la conseguente reazione di chiusura da parte degli stessi enti di ricerca.

I motivi sono diversi e complessi e qui ne facciamo solo un accenno, partendo da quello apparentemente banale: la collocazione fisica degli istituti nel circondario carsico non ha aiutato. Infatti il Carso nell’immaginario dei triestini è il luogo, avulso dalla Città, dello svago domenicale, del buon vino, delle passeggiate autunnali: non certo un’area di lavoro e di sviluppo. Ha inciso poi l’assenza di una strategia di comunicazione: comunicare la ricerca non è mai facile e anche in questo caso è venuto a mancare il sostegno delle istituzioni, che sommato alla mancanza di ricadute visibili, percepibili sul territorio, ha disincantato anche i più ottimisti.

Quando nel 2009 si propose di concentrare sforzi e investimenti su poche discipline e progetti di eccellenza, per non disperdere energie e dare una connotazione forte a Trieste, la palla fu rispedita al mittente, e i tentativi di introdurre algoritmi matematici per misurare l’effettivo impatto sulla Città non sono mai andati in porto. L’età media dei residenti (che come è noto è elevata) e la cultura conservatrice della città, senz’altro poco orientata al rischio, hanno fatto il resto.

Il risultato è che oggi Trieste e la scienza non si “frequentano”: la distanza tra i due è enorme ed i tanti open day o le manifestazioni – encomiabili e meritorie – come TriesteNext riescono solo a ridurre temporaneamente il distacco. Non più di 4 triestini su 10 saprebbero spiegare che cosa sia il Sincrotrone, forse uno conosce il significato degli acronimi ICTP o ICGEB, va un po’ meglio (ma non troppo) quando si chiede che cosa accada in Area Science Park; ma è buio pesto quando si parla di startup. È un problema di lungimiranza, di visione, scrive Mauro Giacca. Vero: di lungimiranza, visione e progettualità. Da parte di tutti e con pochissime eccezioni. Provo qui, senza alcuna pretesa di sciogliere un nodo pluridecennale, a dare tre spunti di riflessione per cercare una ripartenza:

1. cominciamo dalle scuole: serve una discesa in campo dei nostri ricercatori nelle scuole di Trieste, in modo continuativo e strutturato, dalla scuola primaria alla scuola superiore. Un tutoraggio che – affiancando il personale docente – sappia orientare i ragazzi, progettare con loro, insegnare il pensiero razionale. Una visita guidata all’anno in un laboratorio della frazione di Padriciano serve a poco; avere un punto di riferimento costante può invece cambiare radicalmente la prospettiva. Se manca il tempo, occorre crearlo: in molte città del mondo si fa così e i risultati ci sono;

2. come accade per il turismo, anche l’innovazione e la ricerca scientifica hanno bisogno di promozione globale: serve un piano strategico e di marketing, un fondo dedicato, persone e luoghi. Limitarsi a comunicare a se stessi non ci farà fare un solo passo avanti e, con il rispetto dovuto alle pubblicazioni scientifiche, non sono quelle che aiutano a far conoscere Trieste e le sue competenze; e qui le istituzioni dovrebbero giocare un ruolo chiave;

3. quella triestina è prevalentemente ricerca pura; il trasferimento tecnologico, che avviene all’Università o nelle grandi imprese come Fincantieri, è pressoché invisibile. Ma l’innovazione non deve vivere tra quattro mura: serve che la Città intera partecipi a un processo di innovazione insieme ai propri ricercatori, non a Padriciano o a Basovizza, ma nel cuore di Trieste e dei suoi rioni. Partendo dalla digitalizzazione delle piccole imprese, dall’illuminazione pubblica o da una maggiore visibilità di quanto la ricerca fa in sanità. Serve la partecipazione di tutti: istituzioni, imprese, ospedali, categorie, politica. Una sorta di info point permanente della scienza e dell’innovazione in Città potrebbe far da collettore e promotore di iniziative che devono essere continuative, incessanti. Un incubatore diffuso di imprese tecnologiche potrebbe invece trovare ospitalità tra le vie del centro.

Dobbiamo essere innovativi, proporci al mondo come nessun altro fa. In California, nei bar e nei locali pubblici, si parla di imprese, tecnologie, scienza e futuro, ci si accorda su investimenti e si affinano idee: è lì che anche noi dobbiamo arrivare e per farlo serve un’azione culturale potente, profonda, che coinvolga anche l’ultimo dei bar e, ancora una volta, portare ricercatori, tecnici ed esperti fuori dai propri laboratori, 365 giorni all’anno.

TriesteNext è sicuramente un’ottima occasione per compiere un passo in questa direzione. Una proposta per le prossime edizioni è di dedicare all’interno della manifestazione una giornata intera per disegnare un nuovo modello di Città: un incontro trasversale, aperto a istituzioni, categorie, imprese, enti di ricerca, rappresentanti della politica, professionisti. L’auspicio sarebbe quello di uscirne con un business plan per Trieste e un’idea nuova di futuro. Per trasformare così la conoscenza e la ricchezza scientifica di cui la Città deve essere orgogliosa, come scrive lo stesso Giacca, in ricchezza vera».

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