Lunedì, 15 Luglio 2024
La lezione / Isontino

Di storia, schermi e memoria: la lezione goriziana del fenomeno Barbero

Il professore è intervenuto a ÈStoria nella giornata di ieri. Il senso della lezione

GORIZIA - È una timida e mite sera di un maggio quasi estivo, a Gorizia. La città è tinta dai colori del tramonto, le ombre lunghe della gente che passeggia si sovrappongono tra loro e il confine orientale sembra un remoto ricordo di scuola. Attraversando le bancarelle dei libri del festival èStoria si intravedono tanti volti, tante età. Poco lontano, in piazza Battisti, fuori da una grande tenda, si snoda un serpentone di folla che attende.

Al suo arrivo, Alessandro Barbero viene accolto da un applauso da rockstar. È difficile descrivere a parole l’affetto e l’affezione del pubblico per il professore: ci pensano già tutti i meme, i podcast, i video, i festival che parlano di lui. C’è chi lo chiama “il fenomeno Barbero”, “storico-influencer”; un turbinio di slogan e titoli di giornale che hanno ben poco a che fare con ciò che rappresenta il professore.

Mettendo da parte per un attimo tutte le definizioni da social network, la mitologia, bisogna fermarsi a fare un sano esercizio di cronaca. Un piccolo bagno di umiltà. Il tema del festival èStoria 2023 è “Donne”. Barbero, per l’occasione, ha riproposto una meravigliosa lectio riguardante Giovanna d’Arco. È una lezione cadenzata, rigorosa, leggera, divertente, a tratti drammatica, pulita. Da essa si impara che il senso della storia in sé è l’approfondimento: la scoperta di una figura complessa, simile a noi ma incastonata in un’epoca differente, difficile. L’umanità di una donna immersa nello spirito del suo tempo e ciononostante così moderna.

Già: il fine ultimo è approfondire. Il tempo viene da noi percepito come una linea, uno spazio tra due punti. La Storia è l’insieme di tutte le esperienze umane comprese tra essi, una sorta di inaspettato assioma euclideo. Senza addentrarci in tenebrose metafore metageometriche, si potrebbe dire che ogni cosa fa parte della Storia. Anche, come diceva Marc Bloch, la marmellata. Ciò che manca al nostro tempo è la capacità di rallentare, di analizzare, di divertirci nell’approfondire. Appare quasi come un ossimoro questa società: sentiamo troppo spesso persone e politici che inneggiano alla creazione di una “memoria condivisa”, alla ricerca di una surreale unità di ricordo. Al contempo i festival di Storia, in Italia, vengono presi d’assalto da migliaia di appassionati di divulgazione. Come se Storia e memoria fossero, in fondo, la stessa cosa. Come se oggettività e soggettività si potessero fondere. 

Più volte il professore si è espresso su questo argomento, criticando - con metodo storiografico - l’assimilazione dei due concetti. Fare Storia significa sentire tutte le ragioni, che ci piacciano o meno. Il giudizio è poi conseguente all’analisi che il singolo può effettuare, con le sue capacità, con le sue idee. La memoria è sempre soggettiva, comunque di parte. Questa, a parere di chi scrive, è la vera capacità “fenomenale” di Alessandro Barbero: il saper fare divulgazione con il rigore dello storico, il dosare l’opinione attraverso l’analisi asettica degli avvenimenti, il gusto raffinato per la complessità dei problemi e dell’essere umano stesso.

La grande lezione che si può apprendere dal professore sta nel non aggrapparsi alle apparenze e imparare ad essere critici verso noi stessi. Così Barbero ci ricorda, con la sua lezione, che la complessità di una vita, della nostra vita, non è compresa nello spazio in cui il nostro dito scorre sullo schermo del telefono. E che a volte, invece di filmare i nostri idoli, le opere d’arte - le cose belle insomma - dovremmo semplicemente lasciar spazio alla contemplazione e all’ascolto.

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