Mercoledì, 23 Giugno 2021
Concerti

Caparezza a Palmanova: uno spettacolo a 360° accende la città fortezza

Grandi scenografie, coreografie, coristi e musicisti hanno circondato il cantante in questo spettacolare concerto, unica tappa del Fvg del suo tour estivo Prisoner 709

Foto: Azalea

Inizia in una realtà virtuale, tra robot e Usb giganti, l'unica tappa del Friuli Venezia Giulia del tour estivo di Caparezza, speciale anteprima di Onde Mediterranee, in Piazza Grande a Palmanova. Si parte quindi con L'Infinito e altri brani tratti dall'ultimo disco del rapper di Molfetta, Prisoner 709, album riflessivo ed intimistico, dove tratta della prigionia all'interno della propria dimensione mentale.
Grandi scenografie, coreografie, coristi e musicisti hanno circondato il cantante in questo spettacolare concerto
. I brani più recenti si sono alternati ai grandi successi conquistando il pubblico che si è dimostrato carico sin dall'inizio.

Tra i momenti di maggior impatto scenico senz'altro l'arrivo di Caparezza in sella a Cerbero per Argenti vive, al termine della quale si rivolge a Dante con la sua costante ironia: «Davvero tu con la tua Divina Commedia pensavi di sconfiggere me che ho la "Tre-cani"?».
Tutto il concerto ruota attorno al tema della libertà. «La libertà è un'utopia: sono prigioniero del mio corpo, siamo imprigionati nei nostri ruoli -afferma».
E ancora riferimenti all'acufene (Larsen), disturbo che ha afflitto il cantante negli ultimi anni e per il quale, racconta, non ha trovato rimedio, mentre la nonna gli diceva: «Dove non arriva il dottore arriva San Michele». E poi santi prigionieri nelle teche di vetro come degli eretici (Sono il tuo sogno eretico).
Si torna a parlare di libertà, la sua libertà: «Caparezza è un'artista libero dicono. Nessun artista lo è. Non sono neanche libero di togliere un pezzo dalla scaletta», e il pubblico ringrazia perchè si comincia a saltare davvero con la grande hit Io vengo dalla luna.

Ma libertà è anche quella che cercavano di conquistare le migliaia di ragazzi che si riversavano nelle strade nel 1968: «Sono passati 50 anni e ancora si respira l'aria del '68....del 1868»- afferma sarcastico. Sul palco il cast con camicie sgargianti e scontro con la camionetta della polizia per La rivoluzione del sessintutto.
Arrivano gli ultimi brani e con essi anche un accenno alla libertà conquistata con Fuori dal tunnel : «Questo pezzo sì mi ha reso libero, libero di fare ciò che volevo nella vita». Ma per non chiudere con troppa allegria e ottimismo «perchè lo sapete, io sono un pessimista», il gran finale spetta a Mica Van Gogh.

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