Concerti

Suoni e colori avvolgono il Rossetti con il giovane pianista Peter Bence

Oltre un'ora e mezza di spettacolo passando dai mash-up ai brani originali fino alle sue più famose cover

foto di Simone Di Luca

«Sono per la prima volta in Italia, il secondo appuntamento dopo il concerto di ieri a Milano: sono molto emozionato!». Apre così il travolgente spettacolo del giovane pianista ungherese Peter Bence ieri sera, 20 dicembre, al teatro Rossetti.
Per riscaldare il pubblico il ventiseienne, star del web con oltre 200 milioni di visualizzazioni, parte con due mash-up Justin Timberlake vs Bach.
Inizia quindi un'ora e mezzo di concerto durante la quale il pubblico viene immerso in una varietà di musiche, suoni e colori, passando dai mash-up ai brani originali di Bence fino alle sue più famose cover.

Se non bastasse il suo talento come pianista e compositore ad intrattenere gli spettatori, Bence coinvolge tutti anche con le sue spiegazioni ed i suoi racconti sui brani che va ad eseguire, strappando più di una volta una risata al pubblico.
Racconta dunque del suo emozionante incontro con il famoso direttore d'orchestra e compositore John Williams, conosciuto in particolare per le colonne sonore di film tra cui quelle di Spielberg, amatissime da Bence.
Molte e tanto diverse tra loro le cover eseguite con lo Yamaha a sua disposizione sul palco del Politeama: da "Here comes the sun" dei Beatles , ai pezzi di Michael Jackson tra cui il suo preferito «non è "Bad" - precisa- ma "Human Nature"» che si appresta ad eseguire.
Dal tormentone dell'estate "Despacito", a cui confessa di non essere riuscito a sfuggire nemmeno lui, a una serie di pezzi dei Queen «per bilanciare» dopo la hit latina.

Tra le peculiarità del giovane pianista la sua capacità di suonare lo strumento nella sua interezza, non usando solo i tasti ma anche le corde e l'intera struttura, cosa che, purtroppo per i suoi fans : «Non posso fare su questo piano, -  dichiara - non è mio e dovrà essere riusato da qualcun'altro».
Offre però diversi esempi dell'uso della loop station, strumento col quale registra alcuni suoni durante l'esecuzione e li riproduce successivamente nella stessa.
Tutti in piedi a fine concerto, pubblico entusiasta come anche il suo manager che sale sul palco a ringraziare per tanto calore e invita l'artista ad eseguire ancora un ultimo brano.
Ed è con "Silent Night" che il teatro s'illumina con le luci di tutti i cellulari, rendendo la conclusione ancor più emozionante e dimostrando ancora una volta la velocità e tecnica nell'esecuzione nonchè la capacità espressiva dell'artista.

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