Trieste Calling the Boss, sabato 23 aprile Eugenio Finardi in concerto al Teatro Miela

Arriva alla sua quinta edizione Trieste Calling the Boss che quest’anno si terrà dal 21 al 25 aprile. Ben cinque giornate piene di musica (per una ventina di concerti in diverse location, tra cui Teatro Miela, Café Rossetti, Ausonia…) ed eventi collaterali. Tra i nomi di punta in cartellone, annunciato un artista che ha scritto e continua a scrivere la storia della musica italiana: Eugenio Finardi che sarà in concerto al Teatro Miela sabato 23 aprile alle 21.

Gli altri artisti verranno svelati nelle prossime settimane, annunciati per ora nomi molto vari che spaziano dai milanesi The 57th Street Band (che saliranno sul palco dopo Finardi), alle rock band locali come Afterglow e The Rideouts, fino alle cantautrici come Federica Crasnich e la giovanissima Fiore.

Trieste Calling the Boss è nato nel 2012, per festeggiare il concerto di Bruce Springsteen a Trieste e questa quinta edizione sarà anche un modo per prepararsi al meglio al ritorno estivo di Bruce in Italia. La manifestazione convoglia ogni anno un afflusso di pubblico da fuori città, motivo per cui anche quest’anno si è puntato sulle convenzioni con gli hotel e i richiami turistici della città (nella giornata di chiusura anche un pranzo in una tradizionale osmiza). La musica fa certamente da collante, e punta ad attrarre un pubblico di tutte le età, come avviene ai concerti del Boss. Il filo conduttore della kermesse sarà proprio l’amicizia che lega gli amanti della musica.

Eugenio Finardi, sarà il perfetto portavoce di questo messaggio di unione e condivisione. Simbolo vivente dell'indipendenza artistica più totale, porta sul palco del Miela uno spettacolo che celebra i 40 anni della sua carriera e si chiama appunto «40 anni di Musica Ribelle». Uscì nel 1976 «Sugo», disco che lo ha portato al successo e in cui sono contenuti, oltre alla canzone-manifesto “Musica Ribelle”, alcuni tra i brani più rappresentativi della sua carriera, come “La Radio”, “Voglio” e “Oggi ho imparato a volare”. Nel tour attuale, Eugenio Finardi propone per la prima volta dal vivo l’intera scaletta dell'album «Sugo», utilizzando gli arrangiamenti e ove possibile anche gli strumenti originali degli anni Settanta e regalando riflessioni inedite sulla nascita dei brani del disco e sul metodo di lavoro in studio, completamente diverso 40 anni fa e oggi. Riportare dal vivo l’intera opera contenuta in «Sugo» significa far conoscere al pubblico un mondo musicale e umano prezioso: un’iniziativa che non ha nulla dell’operazione nostalgia, e che è mossa invece dall’esigenza di rispondere a domande che oggi come 40 anni fa, aprono un dibattito: cosa significa fare “musica ribelle”? Chi sono i “ribelli” al giorno d’oggi e nella società civile?

La lavorazione di «Sugo» aveva coinvolto alcuni tra i migliori musicisti italiani, tra cui Walter Calloni, Lucio Fabbri, Patrizio Fariselli, Paolo Tofani, etc… chiamati a raccolta da Finardi per realizzare, partendo dai brani che aveva scritto, un progetto musicale che prese vita e identità proprio durante le registrazioni: questo a testimonianza di un approccio “libero” forse oggi smarrito e che risultò essere una pietra miliare della musica italiana, grazie alla forza della poetica di Finardi che qui trova la sua prima espressione compiuta, ma anche grazie alla libertà creativa concessa a ciascun musicista coinvolto, in una sperimentazione continua testimoniata dal ritrovamento delle sessions originali.

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