Concerto per la vittime del Covid 19 alla Cattedrale di San Giusto

Si terrà stasera, mercoledì 15 luglio alle 21 nella cattedrale di San Giusto, il concerto per le vittime del Covid 19, organizzato dalla Diocesi di Trieste, in collaborazione con l’Associazione musicale Aurora Ensemble e con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. Saranno presenti il presidente della Regione Massimiliano Fedriga e l'assessore alla Salute Riccardo Riccardi. L’Orchestra da Camera del Friuli Venezia Giulia diretta dal Maestro Romolo Gessi eseguirà l'esecuzione dell'opera musicale di Franz Joseph Haydn intitolata Le sette ultime parole del Redentore sulla Croce nell'intento di associare i nostri morti alla morte di Gesù.

Con questo concerto, inoltre, la Diocesi di Trieste vuole condividere, con una partecipazione densa di affetto, di vicinanza, di cordoglio, le lacrime dei loro familiari e amici che, in molti casi, non hanno potuto dare l’ultimo saluto ai loro cari. Al termine monsignor Giampaolo Crepaldi, Arcivescovo-Vescovo di Trieste, pronuncerà un discorso. In ottemperanza alle normative sanitarie vigenti l’accesso alla Cattedrale sarà consentito solo su prenotazione nominativa da effettuarsi tramite l’Ufficio stampa della Diocesi (uffstampa@diocesi.trieste.it). Le prenotazioni saranno accettate e confermate via mail fino alla concorrenza dei posti disponibili in Cattedrale, determinati dalle norme sul distanziamento.

Programma

Il programma del Concerto si collega idealmente all’ anniversario della fine del Patriarcato di Aquileia e all’inizio della dominazione veneziana nella nostra Regione, con riferimento ai riflessi storici successivi sull'identità del territorio. Il Patriarcato di Aquileia fu infatti un'entità politico religiosa capace di amministrare una zona, che si estese ben oltre i confini regionali attuali, e permise una coesione di popoli e di etnie diverse, sviluppando e mescolando le tre maggiori culture presenti nel suo territorio, quella tedesca, slovena e ladina. Divenuto parte del dominio della Serenissima nel 1420, il Patriarcato entrò in seguito a far parte del Sacro Romano Impero per passare quindi all’Austria nel 1797, con il trattato di Campoformio. Undici anni prima, nel 1786, Franz Joseph Haydn componeva Le Sette ultime Parole del Redentore sulla Croce, una delle musiche di più alta spiritualità del repertorio classico. Questo brano prevede un gruppo di sette sonate, preceduto da un’introduzione, volta a descrivere la scena del Calvario, e seguito da un impetuoso finale. Sull’incipit del pentagramma di ciascun episodio, il compositore volle che venisse scritto per esteso il testo delle ultime frasi del Redentore, in modo che anche i musicisti lo leggessero, dentro sé stessi, prima di suonare. Nacque così un’opera di altissimo significato religioso, una delle composizioni più originali e straordinarie del repertorio musicale classico, che troviamo così descritta in una lettera dello stesso Hadyn: “Ciascun testo è espresso da musica puramente strumentale, in modo da produrre nell’anima di ogni ascoltatore l’impressione più profonda”.

Franz Joseph HAYDN (1732-1809)

Le sette ultime parole del Redentore sulla Croce op. 51

Introduzione. Maestoso ed Adagio

Sonata I. Largo

Pater, dimitte illis, quia nesciunt, quid faciunt

Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno (Lc 23,33-38)

Sonata II. Grave e cantabile

Hodie mecum eris in Paradiso

Oggi sarai con me in Paradiso (Lc 23,39-43)

Sonata III. Grave

Mulier, ecce filius tuus

Donna, ecco tuo figlio (Gv 19,25-27)

Sonata IV. Largo

Deus meus, Deus meus, utquid dereliquisti me?

Dio mio, Dio mio, perchè mi hai abbandonato? (Mt 27,45-49)

Sonata V. Adagio

Sitio

Ho sete (Gv 19,28-29)

Sonata VI. Lento

Consummatum est

Tutto è compiuto (Gv 19,30-34)

Sonata VII. Largo

Pater, in manus tuas commendo spiritum meum

Nelle tue mani, Padre, rimetto il mio spirito (Lc 23,44-46)

Il terremoto. Presto e con tutta la forza (Mc 15,38-39)

Guida all’ascolto

Verso la fine del 1785 Haydn ricevette la commissione di comporre una musica, dedicata alla Passione di Cristo, per la cattedrale di Cadice. Nella città spagnola il rito del Venerdì santo era celebrato ogni anno con particolare intensità. Pareti, finestre e colonne della chiesa venivano ricoperte di drappi neri e solamente un’unica lampada, accesa al centro, proiettava i suoi bagliori, diradando l’oscurità. A mezzogiorno le porte venivano chiuse e la cerimonia aveva inizio. Il vescovo saliva sul pulpito e pronunciava il testo evangelico legato alla prima Parola, facendovi seguire una breve omelia. Quindi scendeva e restava prostrato davanti all’altare, in adorazione della Croce. A quel punto risuonava la musica. Allo stesso modo venivano poi pronunciate le Parole seguenti, alternando sistematicamente lettura, meditazione e musica, fino a giungere all’episodio del Terremoto, che concludeva la narrazione sacra. Haydn compose quindi un gruppo di sette sonate, preceduto da un’introduzione, volta a descrivere la scena del Calvario, e seguito da un impetuoso finale. Sull’incipit del pentagramma di ciascun brano, il compositore volle che venisse scritto per esteso il testo delle ultime frasi del Redentore, in modo che anche i musicisti lo leggessero, dentro sé stessi, prima di suonare. Nacque così un’opera di altissimo significato religioso, una delle composizioni più originali e straordinarie del repertorio musicale classico, che troviamo così descritta in una lettera dello stesso Hadyn: “Ciascun testo è espresso da musica puramente strumentale, in modo da produrre nell’anima di ogni ascoltatore l’impressione più profonda…”. La partitura venne orchestrata in quattro versioni distinte: per orchestra sinfonica, per archi, per pianoforte e in forma di oratorio per coro e orchestra. E, se è vero che il tessuto sinfonico conferisce all’opera una grandiosa maestosità, è probabilmente la versione scritta per soli archi, che ascolteremo stasera, quella più adatta a trasmetterci il dolore straziante della sofferenza e la sublime dolcezza della preghiera.

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