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Convegno Domani: "Acqua e Territorio. Problematiche e Soluzioni"

Si svolgerà domani (10 novembre) alle 9.30, il convegno "Acqua e Territorio Problematiche e Soluzioni" presso la Sala Maggiore - Camera di Commercio Trieste.Ingresso libero. Riceviamo dall'ufficio stampa l'anticipazione degli interventi e...

Si svolgerà domani (10 novembre) alle 9.30, il convegno "Acqua e Territorio Problematiche e Soluzioni" presso la Sala Maggiore - Camera di Commercio Trieste.
Ingresso libero.
Riceviamo dall'ufficio stampa l'anticipazione degli interventi e volentieri pubblichiamo:

PRESENTAZIONE
PAOLO ALESSI - Presidente Centro UNESCO di Trieste
STEFANO FANTONI - Presidente Fondazione Internazionale di Trieste (Fit) - Presidente Agenzia Valutazione dell' Università e Ricerca (ANVUR)
L'UNESCO è impegnata in una serie di programmi volti a promuovere la ricerca di metodi innovativi per proteggere le acque di superficie e sotterranee dall'inquinamento e per migliorare la gestione delle risorse idriche. funzione del nuovo Centro UNESCO di Perugia in questa attività.
"A come Acqua" e' il tema della sesta edizione della Settimana di Educazione allo Sviluppo Sostenibile e rientra in quello più ampio di "Acqua e Cultura" che coinvolge, oltre le scienze e le tecnologie, le tradizioni culturali e i valori sociali nella gestione e nella governance delle risorse idriche.
IL CICLO DELL'ACQUA:
FILIPPO GIORGI, responsabile della sezione di Sistemi di Fisica dellaTerra dell'Ictp e premiato, assieme ad altri colleghi, con il Premio Nobel nel 2007 per il suo lavoro all'interno del Gruppo consulente intergovernativo sul mutamento climatico.
Il tema generale dell'intervento sarà quello dei cambiamenti climatici e dell'acqua.
Verrà approfondito il problema della risposta del ciclo idrologico terrestre ai cambiamenti climatici indotti dall'aumento dei gas serra in atmosfera.
Giorgi di soffermerà nell'esaminare l'areadel Mediterraneo per la quale le risorse idriche appaiono particolarmente vulnerabili ai cambiamenti climatici previsti dai modelli.
Inevitabile il riferimento ai recenti fatti di cronaca che hanno coinvolto Genova.

ACQUE DI SUPERFICIE
NICOLA BRESSI, Civici Musei Scientifici Trieste
La permeabilità del'ambiente carsico circostante, la ripidità dei costoni arenacei e l'effetto del vento di Bora ha sempre fatto sì che le acque dolci superficiali non siano molto abbondanti nel territorio di Trieste. Tuttavia proprio questa scarsità ha reso le acque dolci triestine per molti versi uniche, tanto nelle loro componenti biologiche, quanto in quelle morfologiche.
Aspetti a cui ha da sempre contribuito la mano dell'uomo che ha lasciato traccia del suo passaggi praticamente su ogni zona d'acqua dolce rendendo le acque giuliane un patrimonio non solo ambientale ma anche storico e culturale

ACQUE SOTERRANEE
SERGIO DAMBROSI, Societa' Adriatica di Speleologia
Breve statistica delle risorse idriche mondiali e analisi delle risorse effettivamente disponibili. Dal 1975 al 2025 (previsione fonte FAO) l'utilizzo delle sorgenti carsiche passerà dal 30% all'80% nei paesi dell'area mediterranea.
Vulnerabilità dei bacini carsici: raffronto tra la corruttibilità ambientale antropica delle acque di falda e la fragilità dei sistemi idrografici ipogei. Raffronto sulle velocità d'inquinamento.
Le possibilità di controllo delle acque sotterranee: non è facile determinare l'origine degli inquinamenti delle acque carsiche. Gli speleologi possono però essere i migliori specialisti per il monitoraggio delle risorse idriche ipogee. Sono i soli che conoscano gli ambienti sotterranei e che possano individuare puntualmente gli sversamenti inquinanti.
Sono i soli in grado di prelevare campioni d'acqua in profondità.
Il monitoraggio delle acque del Carso Triestino, le ricerche scientifiche in corso, le ricerche sperimentali in atto.

POZZI E CISTERNE
PAOLO GUGLIA, Società Adriatica di Speleologia
Analizzando i documenti e gli atti pubblici degli ultimi 250 anni, escludendo le grandi realizzazioni legate agli acquedotti, la categoria delle opere idrauliche più spesso citata è proprio quella dei pozzi.
Questi scavi nel terreno hanno, infatti, risolto il problema dell'approvvigionamento idrico per un vastissimo periodo: dall'antichità fino ai nostri giorni.
Le cisterne sono invece vasche coperte che, secondo il luogo dove sono state realizzate, hanno assunto la forma che più si adattava alla configurazione del terreno o alla presenza d'altre costruzioni limitrofe.

GLI ACQUEDOTI STORICI
SERGIO DOLCE, direttore Musei Civici Scientifici Trieste dal 1990 al 2010
Dopo la distruzione dell'acquedotto romano, avvenuta nel VI secolo per mano dei Longobardi, la città di Trieste dovette rifornirsi esclusivamente di acqua piovana fino al XVIII secolo. Fu l'imperatrice Maria Teresa d'Austria a preoccuparsi di risolvere il problema dell'approvvigionamento idrico di Trieste inviando degli esperti a studiare la situazione sul territorio. Dopo due anni di lavori, nel 1751 entrò in funzione l'acquedotto "teresiano", che captava l'acqua dalla zona di Guardiella mediante lo scavo di una "galleria d'acqua" di circa duecento metri di sviluppo. La città, che a quel tempo contava al massimo quattromila abitanti, nel giro di mezzo secolo divenne un porto commerciale florido e ricco di attività: tutto questo portò ad un notevole aumento della popolazione e conseguentemente ad un aumento del fabbisogno d'acqua potabile. Durante l'Ottocento l'acquedotto teresiano fu ampliato più volte con l'aggiunta di nuove gallerie, mentre nel 1857 si avviò la costruzione dell'acquedotto di Aurisina. Divenuto insufficiente anche questo, nel 1930 venne captata l'acqua del Timavo nei pressi di S.Giovanni di Duino. Il problema tuttavia si ripresentò sia per le variazioni di livelli che per il sopravvenuto inquinamento del fiume in epoche più recenti quando, per risolvere la situazione si optò per la captazione di acque profonde nella pianura isontina.

LA DISTRIBUZIONE
ENRICO ALTRAN, AcegasAps
Il mio intervento intende aprire una finestra su un aspetto che talvolta viene trascurato quando si parla di dispersioni di acqua: quando una rete idrica viene risanata, oltre ai costi diretti degli interventi, vengono indotti costi indiretti che devono essere sostenuti dal tessuto sociale della città (disagi alla circolazione, calo di vendite degli esercizi commerciali, occupazione di aree di sosta, ecc.). Chi gestisce le reti deve essere consapevole di questi costi e ne deve valutare, in fase di programmazione, di progettazione e soprattutto di esecuzione, gli impatti adottando tutte le misure per mitigarli e rendere accettabili gli interventi.
In quest'ottica si inseriscono quindi lo studio di tecnologie a basso impatto, la gestione più calibrata delle pressioni di distribuzione, la gestione dei contatti con Enti pubblici e privati per ridurre i tempi di cantiere ed i relativi disagi.

LE FONTANE
FRANCO MERIGGI, studioso della storia di Trieste
La città le ignora ma sono una risorsa e un patrimonio che andrebbe conservato e ripristinato. Un tempo a Trieste si contavano 233 fontanelle pubbliche. Oggi ne sono rimaste una trentina, poche quelle funzionanti.
Le più diffuse erano quelle in ghisa ma ce ne sono anche in pietra e in cemento armato.

L'ACQUA DEL GOLFO
PAOLA DEL NEGRO, Dipartimento di Oceanografia Biologica - OGS, Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale
Il bacino Adriatico settentrionale è stato spesso considerato, nella sua totalità, un ambiente eutrofizzato. Più correttamente può essere considerata veramente eutrofica, almeno in alcuni periodi dell'anno, la zona costiera occidentale che, secondo numerosi autori (Franco e Michelato, 1992, Fonda Umani et al., 1992, Fonda Umani, 1996, Harding et al. 1999) può estendersi per 10 - 20 km. All'interno di tale zona, più marcatamente separata dal resto del bacino per l'instaurarsi di un sistema frontale stabile (Franco e Michelato, 1992), restano confinati per gran parte dell'anno gli apporti di acque dolci e quindi di nutrienti, i quali tendono a venir rapidamente esportati al di fuori del bacino dalla corrente discendente che scorre lungo la costa italiana (Western Adriatic Current, WAC), generata dalla circolazione termoalina dell'Adriatico (Artegiani et al., 1997; Poulain e Cushman-Roisin, 2001). L'estensione della fascia ad elevata trofia sembra essere fortemente condizionata dall'intensità delle portate del fiume Po che, negli ultimi anni, è diminuita considerevolmente (Degobbis et al., 2005). Anche lo stato trofico e l'idrodinamismo del Golfo di Trieste sono fortemente influenzati dagli apporti di acqua dolce. Il fiume Isonzo è il maggiore tributario di tale bacino essendo gli altri apporti di acqua dolce (Timavo, Rio Ospo, Rosandra, Ri?ana e Dragonja) nettamente inferiori, anche se non trascurabili. Comici e Bussani (2008) descrivono una consistente diminuzione nelle portate dell'Isonzo negli ultimi anni e contemporaneamente Fonda Umani et al. (1995), Malej et al. (1995), Fonda Umani (1996) e Mozetic et al. (2010) evidenziano una progressiva diminuzione della trofia nel bacino.


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