Sabato, 18 Settembre 2021
Cultura

"Trieste chiama Napoli"... e la festa comincia

Successo al Rossetti della serata Giuliano-partenopea che ha visto protagonisti sul palco il cantautore Napoletano Gigi Finizio, il Triestino Lorenzo Pilat e tanti artisti delle due storiche città

“Non esistono canzoni tristi, al limite possono essere malinconiche …e sono due cose molto diverse…” sono parole che risuonano nella memoria di chi scrive e proferite qualche tempo fa da quel genio della musica triestina che risponde al nome di Lorenzo Pilat.

Peraltro e’ proprio lui uno dei protagonisti della serata “Trieste chiama Napoli”  svoltasi martedì scorso nella splendida cornice del Teatro Rossetti a Trieste voluta e ideata dalla Cromo Agency di Pina Mercato sotto la Direzione Artistica di Alex Bini e dallo stesso magistralmente condotta assieme a Federica Gessa.

E le parole di Pilat sembrano essere il leitmotiv  della serata : non tristezza ma dolce nostalgia, ricordi forse velati di malinconia ,ma che fisiologicamente fanno parte del passato e delle tradizioni dei popoli.

Il tentativo, peraltro perfettamente riuscito, e’ quello di trovare il comune denominatore tra due citta’ che non condividono soltanto il mare  ma anche le malinconie che esso porta in sé: l’emigrazione, l’esperienza di lasciare la propria terra e la propria gente per amore o per lavoro.

Ma emerge a gran voce anche cio’ che di più bello le unisce: certo il rito della tazzina di caffe’ ma soprattutto l’amore per il “bel canto” ,per la musica melodica.

Si apre il sipario e sullo sfondo scorrono le fotografie in bianco e nero della Trieste e della Napoli di qualche tempo fa e l’emozione inizia a stringere la gola di tutti i presenti.

Entrano in scena Flavio Furian e Maxino e ci mettono davvero un attimo a portare i sentimenti nel campo dell’ilarita’, dell’allegria  e della spensieratezza, ulteriori punti in comune tra triestini e napoletani, che si divertono assieme con le battute e le imitazioni del cabarettista casalingo.

E’ poi  la volta della musica: sfilano tra gli altri l ‘Orchestra Vecia Trieste, Elena Centrone, Francesco Troise, Giuseppe Carmignano, Caterina Biagi, la Scuola di Ballo Salice Verde, Emporio Danza, Luca Cocolet  Emanuela Lazzaro e  Mauro Manni.

ts chiama napoli-2Fa ridere e sorridere vedere gli oriundi  cantare appassionatamente “vivvva lla’ e ppo bbonn”  ma la musica ha le sue licenze e gli stessi concittadini partenopei perdonano di buon grano  Sharon Talarico che, seppur bravissima dal punto di vista dell’impostazione canora, certamente poco ricorda lo straordinario accento parlato “n’ coppa a o’ Vesuvio”.

E anche Lorenzo Pilat ,vero portabandiera della musica triestina e animale da palcoscenico con pedigree, dopo aver fatto cantare i triestini e sorridere il pubblico napoletano con Toio  e l’Omo Vespa  rende omaggio con una “Luna Caprese” la cui interpretazione musicale fa spellare loro le mani al punto di perdonare amorevolmente ,anche qui, una “lieve” inflessione dialettale.

Dopo l’intervallo il Rossetti sembra trasformarsi nello Stadio S.Paolo: scende in campo,infatti, Gigi Finizio accolto con il calore e il colore di cui solo gli amici napoletani sono capaci  e con tributi di affetto davvero sentiti  verso il loro  Maradona delle sette note.

Applaudono, gli gridano “si gruesse”, conoscono a memoria le parole dei testi di tutte le canzoni e si riesce a scorgere persino qualche lacrima di commozione tra il pubblico di sesso femminile.

ts chiama napoli3-2Bellissimo il finale, con tutti gli artisti assieme sul palco a cantare in napoletano e in triestino e a fondersi in quell’armonia che  solamente la musica e’ in grado di ispirare.

E allora vanno fatti i complimenti a Cromo Agency e a Pina Marcato napoletana di origine ma triestina di adozione per aver offerto la testimonianza che, se  e’ bellissimo quando le culture si fondono, e’ ancora piu’ bello quando si puo’ convivere , apprendere dall’altro e fare tesoro delle sue diversità: sarebbe meraviglioso,infatti, se qualche volta a Napoli si “potesse fare un po’ di meno” e se a Trieste “se podessi far un poco de piu’ “.

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