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“Werther”, al Verdi il melodramma ispirato al romanzo di “I dolori del giovane Werther"

Tanti giovani in sala al debutto di “Werther”, opera romantica di Massenet, al Verdi fino al 5 dicembre. Tra il pubblico anche una “scarpetta rossa”

Nonostante alcune indiscutibili debolezze sul fronte artistico il pubblico triestino ha accolto con calore al teatro “Verdi” il “Werther” di Jules Massenet, seconda opera in cartellone per la stagione lirica. Musicalmente intenso e poco eseguito, il melodramma tardo-ottocentesco s'ispira al romanzo di Goethe “I dolori del giovane Werther”, emblema di un romanticismo che in Massenet diviene decadente ed è oggi uno degli emblemi dell'opera francese. Ma, mentre nel romanzo di Goethe in primo piano c'è il malessere del giovane protagonista, nella sua trasposizione lirica questo viene decisamente ammorbidito dal concatenarsi di eventi amorosi caratteristici del melodramma.  Nonostante i suoi quattro atti, l'opera scorre veloce con quella gradevole intensità tipicamente romantica.

Egregiamente eseguite dall'orchestra del “Verdi” diretta dall'energico maestro americano Christopher Franklin  le belle e intense melodie che Messenet compose a fine Ottocento e che, difficile a credersi,  per anni ricevettero, a ragion del contenuto considerato “troppo triste”, il rifiuto  degli impresari dell'epoca. Tradizionale e  minimalista l'allestimento firmato da Giulio Ciabatti, mentre le scene di Aurelio Barbato e i costumi d'epoca di Lorena Marin hanno ricreato con  fedeltà  gli ambienti e le atmosfere di quella borghesia francese benestante ma senza eccessi. 

Se sul fronte musicale e della regia le cose sono andate molto bene, non altrettanto si può dire della performance canora del protagonista “Werther”, interpretato dal tenore belga di origine italiana Mickael Spadaccini. Pur dimostrando buone doti recitative e una bella presenza scenica, Spadaccini ha offerto al pubblico un Werther sguaiato, quasi irascibile nell'interpretazione canora, laddove invece avrebbe dovuto trasmettere, attraverso una maggiore intensità nella modulazione, il malessere del protagonista. A dimostrazione di ciò il tenore belga è stato moderatamente contestato. Molto brava invece Oleysa Petrova nei panni di Charlotte. Caldo e corposo mezzosoprano e sobria al punto giusto nella recitazione,  l’artista si è  immediatamente distinta con un fraseggio vario e partecipe. Grazie alla sua performance coinvolgente il pubblico le ha perdonato l'essersi dimenticata una piccola parte  e le ha regalato meritati lunghi applausi. 

Convincente il rendimento del baritono Ilya Silchukov,  un Albert un po’ rigido nei movimenti ma assolutamente in linea con il personaggio autoritario. Molto brava anche il soprano Elena Galitskaya, con la sua voce pulita e squillante, una perfetta giovane e ingenua Sophie. 
Giovani ma assolutamente a loro agio sul palcoscenico i “Piccoli Cantori della Città di Trieste” preparati dal M° Scristina Semeraro, che ieri sera hanno dimostrato  ancora una volta  oltre alle  ottime doti recitative  una perfetta preparazione artistica.   

E a proposito di giovani, da segnalare la piacevole presenza di tantissimi ragazzi fra il pubblico,  frutto della collaborazione dell'ente lirico triestino con le scuole  ma anche merito delle vantaggiose tariffe per gli under 26.  Apprezzata infine l'idea di  assegnare una poltrona della platea ad una scarpetta rossa per ricordare ai presenti che il 25 novembre era anche la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. 
 

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