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Il Principe Igor al Verdi dopo 36 anni, "successo annunciato"

Il direttore artistico Paolo Rodda parla della collaborazione con il teatro di Odessa: "Non è stata una scommessa, sapevamo che avrebbe funzionato. Il pubblico ama vedere spettacoli emotivamente carichi come questo, con ben due cori in sinergia, scene imponenti e la commistione tra lirica e danza”

In scena in questi giorni al Teatro Verdi, dopo 36 anni di assenza, “Il Principe Igor”, l’unica opera di Aleksandr Porfir’evic Borodin. Una produzione imponente che sarà rapresentata fino al 16 febbraio, con grande presenza di coro e la magia del balletto in un allestimento dell’Odessa National Academic Theater of Opera and Ballet dell’anno 2011, che prevede una versione in due atti e cinque scene: la prima scena del primo atto è il prologo, la seconda scena del secondo atto è il quarto atto, mentre il terzo atto, non di pugno di Borodin, non sarà rappresentato.
“Siamo reduci da una trasferta con Nabucco al teatro di Udine – commenta il direttore artistico Paolo Rodda -, dove abbiamo registrato il tutto esaurito. Siamo in pieno fermento produttivo con queste due grandi opere corali, nel caso del Principe Igor il coro di Odessa lavorerà in sinergia con il nostro, schierato al completo, una grande prova per la nostra maestra del coro Francesca Tosi”. 

36 anni di assenza

Ben 36 anni di assenza dal Verdi, quindi, forse perchè, come spiega il direttore artistico: “L'opera è stata ingiustamente snobbata per molti anni, in tempi in cui la filologia l'ha fatta da padrone. La ragione è che si tratta di un'opera incompiuta (poi completata e rivista da Nikolaj Rimskij-Korsakov e Aleksandr Glazunov, ndr), e questo l'ha tenuta lontana dai pacoscenici per qualche tempo. Anche perché non è un'operazione semplice, è una vera sfida poiché richiede un coro numeroso e un corpo di ballo, che molte fondazioni non hanno più, quindi si è aggiunta una componente importante che è quella dell'Opera di Odessa”. 

In pochi giorni

Un amalgama che si è realizzato “nel giro di pochi giorni – continua Rodda -, in poche prove il nostro coro si è integrato con quello di Odessa, e il successo è dimostrato dall'afflusso di pubblico in queste serate, anche perché si tratta di un titolo di grande richiamo, soprattutto grazie a brani largamente conosciuti e popolari, come la Danza Polovesiana. Melodie che coniugano la musica popolare russa con musica orientaleggiante e asiatica. Elementi che non cozzano tra loro, e la cui commistione è fonte di suggestione e grande varietà”.

Non una scommessa

“La collaborazione con il teatro di Odessa - ha poi spiegato il direttore artistico - è nata già con la Bella addormentata, e insieme al direttore generale Antonio Tasca, che si occupa di rapporti internazionali, abbiamo pensato di riproporla dopo tanti anni. Non è stata una scommessa: sapevamo che avrebbe funzionato. Il pubblico ama vedere spettacoli emotivamente carichi come questo, con una scenografia imponente, tradizionale ma non scontata, con le masse sonore dei cori che riempiono lo spazio e la commistione tra lirica e danza”.

L’Orchestra e il Coro della Fondazione, insieme al Coro e al Corpo di Ballo del teatro ucraino, saranno diretti dal Maestro Concertatore e Direttore Igor Chernetski, Direttore del Balletto Yury Vasyuchenko, Maestro del Coro Francesca Tosi. La regia è firmata da Stanislav Gaudasinsky, le scene sono di Tatiana Astafieva, le luci di Vyacheslav Usherenko.

Dopo 36 anni torna al Verdi "Il Principe Igor"

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