Lunedì, 14 Giugno 2021
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Formidabile cast al Verdi per la prima di “L'italiana in Algeri”

L'opera rossiniana è stata premiata con lunghi applausi

Di Alessandra Ressa

Lunghi applausi e tutti meritati per il debutto venerdì sera al teatro Verdi di Trieste dell'amato capolavoro di Gioachino Rossini “L'italiana in Algeri”, opera buffa in due atti che alla sua prima ha registrato un pubblico molto più giovane della media abituale, nonché una notevole presenza di turisti. Questo sia grazie alle politiche promozionali in favore dei ragazzi adottate dal nostro teatro, sia alle tematiche leggere e senza tempo dell'opera, che nella sua straordinaria complessità lirica e musicale è riuscita a soddisfare appieno anche i più esigenti.

Merito però dei lunghi applausi, molti dei quali a scena aperta, un cast più che convincente tanto sotto il profilo artistico che scenico, che ha regalato al pubblico triestino una rappresentazione frizzante e briosa, condita dalle scene carnevalesche in technicolor dell'artista poliedrico Ugo Nespolo. Proprio le scene, appena si apre il sipario, sembrano voler schiaffeggiare il pubblico con il loro sgargiante ingombro, Esse tuttavia acquistano subito un proprio senso estetico man mano che la vicenda si snocciola.

Si inseriscono gradevolmente nel medesimo contesto anche i costumi, sempre firmati da Nespolo. La regia di Stefano Vizioli ha esaltato i complicati meccanismi della composizione rossiniana catalizzando l'attenzione sui personaggi. Ariosa l'esecuzione orchestrale diretta dal talentuoso maestro greco George Petrou, che nel suo look poco formale (abito bluette e t-shirt nera) era in perfetta sintonia con l'intero allestimento. Ottima la performance virtuosa di fiati e legni. Anche il coro ha dato buona prova di preparazione nelle parti decisive.

Ma veniamo ai solisti, la vera anima del successo di questa rappresentazione triestina. Abbiamo potuto apprezzare per la prima volta sul palcoscenico triestino le doti canore della straordinaria Chiara Amarù nei panni di Isabella, contralto dal timbro pulito a ammaliante, perfettamente a suo agio nelle difficili arie di Rossini e che da sempre tormentano anche gli artisti più dotati. La Amarù, oltre ad aver dimostrato una linea di canto pulita ed un fraseggio molto incisivo, ha inoltre dimostrato una accattivante presenza scenica che unita alle sue apprezzate qualità canore hanno dato vita ad un personaggio irresistibile.

Altrettanto si può dire per il tenore Antonino Siragusa, nel ruolo di Lindoro ,artista invece più volte apprezzato sul palcoscenico cittadino. Pur avendo più volte ammirato questo formidabile tenore, non ho potuto non stupirmi ancora una volta per l'agilità musicale e la disinvoltura dei suoi acuti. Meritati i lunghi applausi a scena aperta al termine della difficile aria “Languir per una bella”. Il basso Nicola Ulivieri è stato altrettanto convincente nei panni di Mustafà. Il pubblico ha apprezzato il suo personaggio ambiguo e autoritario, così come la sua verve comica , resi ancor più definiti da una voce duttile e bel calibrata. Molto buona anche l'interpretazione di Nicolò Ceriani nei panni di un Taddeo dal timbro sonoro e forte, e una presenza scenica convincente e mai esagerata. Lodevole e dinamica infine anche il soprano Giulia Dalla Peruta nel ruolo di Elvira.

L’italiana in Algeri, che torna al Teatro Verdi di Trieste dopo dieci anni, replica fino al 3 giugno.

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