Inaugurata la mostra su D’Annunzio, il curatore: “L’impresa di Fiume non fu fascista”

La mostra è allestita all'interno di un grande dirigibile in pelle metallica, simile ai mezzi amati e utilizzati dal Vate. Guerri: "Vogliamo sfatare un preconcetto. Per amore della Storia, anche se dolorosa, voglio fare a Salò un museo sul ventennio, che in Italia manca"

Apre oggi la mostra “Disobbedisco. La rivoluzione di D’Annunzio a Fiume 1919 - 1920”, a cura di Giordano Bruno Guerri, presidente della Fondazione il Vittoriale degli Italiani. Esposizione che rimarrà visitabile fino a novembre al Salone degli Incanti (che per quest’anno non sarà quindi occupato dagli eventi collaterali della Barcolana).

La mostra vuole onorare e documentare l'Impresa di Fiume nel suo centenario, ed è allestita all'interno di un grande dirigibile in pelle metallica, simile ai mezzi amati e utilizzati dal Vate. All'interno, invece, sontuoso velluto e luci soffuse fanno da cornice ai cimeli dannunziani. Spicca, alla fine del percorso, il “tricolore insanguinato”, usato nel 1919 per coprire i feretri dei caduti del “Natale di sangue” e nel 1938 ai funerali di Stato dello stesso D'Annunzio.

L’evento è stato preceduto da un corredo di polemiche non solo sulla sua presunta matrice politica ma anche sulla scelta della Giunta Dipiazza di erigere una statua dedicata al Vate in piazza della Borsa (statua che sarà installata a breve al di fuori del Ialone degli Incanti in attesa della sua collocazione definitiva).

Alle contestazioni Guerri ribatte dichiarando che “L’impresa di Fiume non era fascista, come non lo era Gabriele d'Annunzio. Anche la Carta del Carnaro, il motto ‘me ne frego’ e altre invenzioni dannunziane sono state riprese e fatte proprie dal regime. La versione spacciata da Mussolini è stata poi erroneamente adottata come verità e uno degli obbiettivi di questa mostra, oltre che diffondere la bellezza, è scardinare questi pregiudizi, purtroppo sostenuti anche da un partito di destra. Queste polemiche, tuttavia, hanno solo dato all’evento un lancio gratuito a livello nazionale. Proprio con il termine 'Disobbedisco' – ha poi spiegato il curatore - vogliamo veicolare una ribellione ai pregiudizi come questo, alle consuetudini e alla pigrizia mentale, da sempre freno all'evoluzione umana”.

Un'altra critica (rivolta anche all'idea della statua) è la presunta non pertinenza della figura di D'Annunzio con la città. "Trieste è la città ideale - ha invece sostenuto Guerri - per la vicinanza geografica con Fiume, per il ruolo che Trieste e molti triestini ebbero nell'impresa, per il grande amore che Gabriele D'Annunzio le dimostrò fin dall'Ottocento e per la sua bellezza fascinosa, oltre che per l'entusiasmo fattivo del sindaco Dipiazza, dell'assessore Rossi e di tutta la giunta comunale".

Dipiazza ha poi aggiunto che “Trieste con Venezia sono il centro strategico della preparazione dell'impresa fiumana ed è proprio nel capoluogo giuliano, appena unito all'Italia, che si svolgono le prime mobilitazioni irredentiste per l'annessione di fiume e della Dalmazia”. "Ricordo un anno e mezzo fa la mia visita al Vittoriale – ha poi raccontato il sindaco -, dove abbiamo issato la bandiera di Trieste, di Fiume, di Venezia e di Verona, è stata un'emozione incredibile. Lì è nata la mia amicizia con Guerri e oggi abbiamo portato un po'di Vittoriale a Trieste. In quella occasione mi sono innamorato anche di quella statua che, insieme a quelle di Joyce, Svevo e Saba, porterà in città la traccia di un intellettuale che tutto il mondo ci invidia”.

Intervenuto nella conferenza stampa anche l'assessore Rossi, che ha voluto ricordare “Un grande scrittore, la cui rivoluzione non è stata solo quella di vivere appieno la vita e l'arte, ma che con l'Impresa di Fiume e la Carta del Carnaro ha gettato le basi per molte future conquiste sociali, come la parità tra uomo e donna. Sia d'esempio a questa nostra epoca problematica, e a noi tutti, per imparare nuovamente a perseguire alti ideali e utopie”.

Alla fine della conferenza stampa Guerri ha dichiarato che il suo prossimo progetto è quello di “crere una mostra sul Ventennio, che in Italia ancora manca. Anche se si tratta di storia 'cattiva' e di una pagina dolorosa, gli italiani hanno comunque il diritto e il dovere di conoscerla”.

“Disobbedisco. La rivoluzione di D'Annunzio a Fiume 1919 - 1920” è stata promossa dal Comune di Trieste con il contributo della Fondazione CRTrieste e il sostegno di Trieste Trasporti SPA. Un progetto di Contemplazioni con la direzione artistica di Giovanni C. Lettini, Sara Pallavicini e Stefano Morelli. Sarà aperta da martedì a domenica con orario continuato 10 – 20.

 

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