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Le opere di Man Ray in mostra a Villa Manin fino a domenica 11 gennaio 2015

14.30 - Sono circa 300 le opere che si possono ammirare a Passariano di Codroipo e che sintetizzano l'esistenza del pittore, fotografo e regista statunitense, sempre alla ricerca della sperimentazione e dell'innovazione.

Le sale della Villa Manin a Passariano di Codroipo (UD) ospitano,  fino a domenica 11 gennaio 2015, una importante retrospettiva dedicata a Man Ray, pseudonimo di Emmanuel Radnitzky, fotografo, regista, pittore ma anche creatore di oggetti particolari influenzati dal movimento culturale del dadaismo, nato in Europa negli anni ’20 del secolo scorso e successivamente sfociato nel surrealismo. Radnitzky nacque a Filadelfia il 27 agosto 1890 da una famiglia russa di origine ebraica. L’inizio della sua carriera artistica iniziò a New York nel 1908 come disegnatore e grafico; nel 1915 ebbe occasione di conoscere Marcel Duchamp, uno dei fondatori del movimento dadaista prima e surrealista poi, con il quale Man Ray strinse una lunga amicizia. Man Ray fu però convinto che New York non fosse la città ideale per le sue sperimentazioni e quindi, nel 1921, si trasferì a Parigi, dove trovò il modo di sperimentare per primo la tecnica fotografica della solarizzazione (effetto di parziale inversione dei toni dell’immagine, ottenuto sottoponendo l’emulsione fotografica ad una forte illuminazione ricca di radiazioni ultraviolette) ed anche la tecnica del “cliché verre” (vetro affumicato). Nel 1940 Man Ray fu costretto a rientrare negli Stati Uniti (New York prima e Los Angeles poi), ove insegnò fotografia e pittura in un college. Finiti gli eventi bellici, il fotografo e pittore statunitense rientrò a Parigi, ove rimase fino alla morte, avvenuta il 18 novembre 1976.  Riposa nel cimitero parigino di Montparnasse, accanto a personaggi illustri quali Charles Baudelaire e Guy de Maupassant.

La mostra si sviluppa attraverso un  percorso cronologico che parte dalle opere giovanili del primo periodo americano, tempere e opere a china su carta datate 1914; segue uno spazio dedicato ai lavori ispirati al cubismo, realizzati nel periodo passato a Parigi e, di seguito, alcuni dipinti e fotografie stereoscopiche sul tema degli scacchi, gioco al quale si era appassionato in seguito all’amicizia con Duchamp. Nelle stanze successive ritratti di artisti famosi vengono affiancati a litografie degli stessi (da De Chirico a Picasso) oppure degli amici che avevano modo di incontrarlo nel suo studio parigino a Montparnasse: da Jean Cocteau a André Breton; da Louis Buñuel a Henri Matisse. Sempre del periodo parigino celebre è una delle riproduzioni dell’opera “Cadeau”: un ferro da stiro in ghisa con la piastra resa inutilizzabile dall’artista mediante l’applicazione di una fila composta da 14 chiodi. Una sezione è dedicata alle muse ispiratrici, tra le quali da citare Kiki de Montparnasse, che Man Ray ritrasse nella celebre fotografia del 1924 “Le Violon d’ingres” dove, sulla schiena nuda della modella, l’artista decise di applicare i fori armonici della viola, facendo apparire la donna quale strumento musicale (viola/amore). Altre sue assistenti (ed amiche) furono fotografate da Man Ray: Meret Oppenheim, Lee Miller e Nusch Éluard, ritratte in varie pose di nudo artistico. Attraversando le sale della villa dogale, si possono inoltre ammirare alcune rayografie, composizioni ideate da Man Ray utilizzando una tecnica scoperta per caso dall’artista, appoggiando qualsiasi oggetto sulla carta sensibile, senza utilizzare un apparecchio fotografico. Nelle ultime sale della mostra sono esposti altri quadri dell’artista, ispirati allo studio del corpo (1940) ed infine l’ultima sezione è dedicata a Juliet Browner, modella che l’artista conobbe a Hollywood nel 1940, sposò nel 1946 e con la quale visse a Parigi fino alla morte (1976). Completano la mostra le proiezioni di alcune pellicole sperimentali girate negli anni ’20.

La mostra, che sta riscuotendo un crescente successo di pubblico, il quale ha molto apprezzato il servizio gratuito di audioguida, è stata allestita a cura di Guido Comis ed Antonio Giusa con la collaborazione della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, della Fondazione Marconi e della Fondazione CRUP ed è visitabile fino a domenica 11 gennaio 2015 dal martedì alla domenica con orario continuato 10.00-19.00. La mostra sarà chiusa il 25 dicembre, mentre rimarrà aperta nelle giornate dell’8 e del 26 dicembre. Il 1° gennaio apertura 11.00-19.00. Ingresso intero € 10,00 – ridotto € 8,00 – ridotto gruppi € 5,00.  

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