Lucrezia Borgia al Verdi: l'avvelenatrice "umanizzata" nel nuovo allestimento

Foto: Fabio Parenzan

Prima di tutto una donna e una madre, staccata dal mito storico e romanzato di cinica avvelenatrice: così il regista Andrea Bernard vuole dar voce a Lucrezia Borgia nell’opera di Gaetano Donizetti, il melodramma in un prologo e due atti dal libretto di Felice Romani che va in scena al Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste dal 17 al 25 gennaio 2020.

Un nuovo allestimento

Un nuovo allestimento della Fondazione, a quasi 150 anni dalla sua prima rappresentazione a Trieste nel 1871, in coproduzione con la Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo, la Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, la Fondazione Teatri di Piacenza e la Fondazione Ravenna Manifestazioni. “Il lato umano di Lucrezia è l’aspetto più potente della vicenda dell’opera donizettiana” – afferma Andrea Bernard – “e quello che permette alla drammaturgia di svilupparsi in una sequenza di scene paragonabili a un thriller cinematografico pieno di tensione e colpi di scena”.

Lucrezia Borgia

Lucrezia è una donna di potere, figlia di un Papa e moglie di un uomo influente come Alfonso d’Este, ma quello che viene sottolineato nell’opera non è il dramma storico bensì il dramma umano. In questo modo Lucrezia Borgia viene trasformata in una storia universale paragonabile ai miti greci con i loro amori, incesti, vendette e tradimenti. “Nella nostra messa in scena” – spiega il regista – “abbiamo quindi cercato di sottolineare le ragioni che hanno portato Lucrezia a vendicarsi e a morire della sua stessa vendetta, colpita da un fato avverso sin dall’inizio. Il vero e unico sentimento che muove questa donna è infatti l’amore materno, più forte di qualsiasi altro affetto al mondo e che sarà la sua salvezza ma allo stesso tempo la sua rovina”.

Con l’Orchestra e il Coro della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste diretti dal maestro Roberto Gianola, l’opera è interpretata da Carmela Remigio/Lidia Fridman (Donna Lucrezia Borgia), Dongho Kim/Abramo Rosalen (Don Alfonso), Stefan Pop/Deniz Leone (Gennaro), Cecilia Molinari/Veta Pilipenko (Maffio Orsini), Motoharu Takei (Jeppo Liverotto), Rustem Eminov (Don Apostolo Gazella), Dario Giorgelè (Ascanio Petrucci), Dax Velenich (Oloferno Vitellozzo), Giuliano Pelizon (Gubetta), Andrea Schifaudo (Rustighello), Giovanni Palumbo (Astolfo), Roberto Miani (Un coppiere). Le scene sono di Alberto Beltrame, i costumi di Elena Beccaro, le coreografie e i movimenti scenici Marta Negrini, le luci di Marco Alba. Maestro del Coro Francesca Tosi.

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