"Lunedì dello Schmidl”, alla Sala Bazlen omaggio a Friedrich Löhner-Beda

Tutti, almeno una volta, hanno sentito cantare “Tu… che m’hai preso il cuor… sarai, per me, il solo amor…”. Pochi, però, sanno che le parole di questa famosissima romanza, musicata da Franz Lehár nel 1929, furono scritte da Friedrich Löhner-Beda, uno dei più popolari autori di operette, osannato dai primi anni del 1900 alla fine degli anni ’30. Pochissimi sanno infine che Löhner-Beda, rappresentato e amato sia in Europa che in America, la stessa mattina in cui l’Austria fu annessa alla Germania di Hitler fu arrestato perché ebreo e, con l’Operazione “Trasporto Celebrità”, fu deportato a Dachau, poi a Buchenwald, e infine ad Auschwitz dove fu ucciso. La sua storia è ora raccontata da Alessandra Scaramazza in un volume di recente pubblicazione per le Edizioni della Laguna e lunedì 8 gennaio, con inizio alle ore 17.30, nell’ambito del cartellone dei “Lunedì dello Schmidl”, nella tradizionale sede della Sala “Bobi Bazlen” di Palazzo Gopcevic (via Rossini 4, piano terra), questo nuovo interessante libro verrà presentato dal giornalista e scrittore Pierluigi Sabatti, in collaborazione con il Circolo della Stampa.

Il volume, attraverso la vita emblematica di Friedrich Löhner-Beda, che inizia nel 1883 e si conclude nel 1942, narra la storia dell’Impero asburgico, i legami del protagonista con le terre del Litorale adriatico, l’operosità dell’intellighenzia viennese ebraica del mondo dello spettacolo che ha operato durante il periodo che va dagli sfavillanti anni della Belle Époque agli anni bui del crescente antisemitismo e dell’Anschluss al III Reich di Hitler, segnati da violente estromissioni dal mondo della cultura, da laceranti esili e tragiche deportazioni.

«Il primo obiettivo del libro - spiega l’Autrice - è rendere merito a un grande personaggio della cultura europea che il tempo ha fatto dimenticare. Il secondo è far scoprire che l’operetta viennese-danubiana, patrimonio culturale europeo, è soprattutto l’espressione di una precisa cultura novecentesca: quella ebraica; solo sapendo ciò si può ridare dignità a un genere di spettacolo che, per essere messo in scena correttamente, non può prescindere da una lettura attenta e rispettosa dei libretti originali che sono, tutti, scritti da intellettuali e laureati, e rappresentano il punto di vista, ora benevolo ora critico, di un pensiero ebraico che racconta storie calate in precisi contesti storico- politici, discriminazioni più o meno latenti, desideri di emancipazione femminile, bisogni di identità nazionale, anche se il tutto è mascherato da atmosfere fiabesche, da ambientazioni esotiche, witz e paradossi. Il terzo è far riflettere sui sei milioni di ebrei sterminati nei campi di concentramento, che non sono una massa anonima, non sono un numero statistico di vittime. Sono individui. Ciascuno con una storia e un destino propri. E uno di questi è Friedrich Löhner, del quale ancora oggi si cantano le canzoni e si mettono in scena le applauditissime operette».

L’ingresso alla manifestazione è libero, fino a esaurimento dei posti disponibili.

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