Lunghi applausi e tanto humor al “Verdi” per “La fille du regiment” di Donizetti

Un appuntamento con la lirica in francese, in due atti, allegro e leggero, condito comunque da qualche momento di dramma romantico e intensità corale, e da una musicalità raffinata.

Nonostante l'opéra-comique mi lasci spesso indifferente, eccezion fatta per alcuni titoli a cui sono legata sin dall'infanzia (diedi il nome di Rosina alla mia prima Barbie dopo aver visto uno statico “Barbiere di Siviglia” rigorosamente in bianco e nero su Rai1), devo ammettere che “La fille du règiment” di Gaetano Donizetti, che ha debuttato al Teatro Verdi venerdì sera, mi ha decisamente fatto trascorrere una serata allegra e molto “triestina”. E' un appuntamento con la lirica in francese, in due atti, allegro e leggero, condito comunque da qualche momento di dramma romantico e intensità corale, e da una musicalità raffinata.

Nata sfortunata, avendo trovato un pubblico e una critica ostili al suo debutto a Parigi nel 1840, “La fille du regiment” ha acquisito negli anni non solo prestigio, ma si è guadagnata l'affetto del pubblico soprattutto per le concessioni che essa fa ad ogni interpretazione. Ed è così che ogni regista si prende le proprie libertà nel mettere in scena un'opera dove è possibile, senza dover ricorrere a quelle terribili letture in chiave moderna, concedere piccole situazioni umoristiche fuori copione e “strapparisate” che si richiamano ai classici della comicità. Così è stato anche per questa regia, firmata da Sarah Schinasi, che fra le varie rivisitazioni, ha previsto per l'artista nostrano, Andea Binetti, nei panni di una grottesca Duchessa di Krakentorp, una serie di interventi in francese-triestino. “Quel SCANDAL!” pronunciato alla triestina più che alla francese, oppure il fuori copione “Spero non vogliate rifilarmi un BIDON” hanno scatenato l'ilarità del pubblico. Molto divertente anche la trovata del maestro di musica, interpretato dal giapponese Fumiyuki Kato, che alle resistenze canore della giovane Marie, si scatena in sproloqui, appunto, in... giapponese!

Comicità a parte, mancava ai personaggi principali la tradizionale caratteristica scenica: Tonio ad esempio, interpretato dal bravissimo tenore Georgiano Shalva Mukeria, non aveva le sembianze né le movenze del timido ragazzotto tirolese bensì quelle di un raffinato signore di mezza età in lederhosen ascellari e capo ricciuto alquanto artificiale. Mettendo da parte le considerazioni sul physique du role, Shalva Mukeria è stato il protagonista assoluto dell'opera, regalando al pubblico triestino una splendida esecuzione di “Ah mes Amis” dagli acuti puliti e perfetti, e di una melodiosa e vibrante interpretazione di “Pour me rapprocher”. A lui sono andati gli applausi più calorosi del pubblico, sia a scena aperta che al termine della rappresentazione. Meno incisiva ma comunque gradevole nel suo timbro vellutato il soprano Gladys Rossi nel ruolo della ribelle e mascolina Marie. Disinvolto nella recitazione e convincente dal lato vocale, Andrea Borghini ha dato vita ad un perfetto Sulpice. Molto buona per presenza scenica e capacità canore anche la prestazione di Rossana Rinaldi nei panni della raffinata Marquise de Berkenfeld.

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Ottima la performance di coro e orchestra, sotto la brillante direzione del giovane Maestro sloveno Simon Krečič, che sul podio del Verdi ha saputo dare la giusta vivacità e la giusta intensità all'intera composizione aggiungendo di suo una distinguibile precisione, ma anche una indefinibile freschezza, che trovo tipica dei giovani artisti della vicina repubblica. Ho apprezzato la scelta del Verdi, peraltro non nuova, di voler valorizzare i molti validi artisti in seno al coro del teatro e alla città,  a cominciare da Dario Giorgelè, simpatico Hortensius, Giuliano Pelizon, massiccio caporale del reggimento, e il bravo (e bello) Dax Velenich nei panni di un paesano. Pur trovando anacronistica l'ilarità suscitata in genere nel pubblico da un uomo travestito da donna, Andrea Binetti era perfetto nella parte della Duchessa. Belli e allegri i costumi, un po' minime le scene di Pier Paolo Bisleri. L'opera, che replica fino al 24 febbraio, si è conclusa con lunghi applausi.

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