Mostra fotografica "Madeleine": omaggio alla memoria dei luoghi e dell'infanzia

Ianugura sabato 25 novembre alle 17:30, la mostra collettiva "Madeleine". Le fotografie esposte diventano strumento e pretesto per ripercorrere i ricordi più intensi dell'infanzia.

"A Marcel Proust il sapore di una madeleine – un dolcetto da colazione la cui reale natura è ancora oggetto di dibattito tra gli esegeti dello scrittore - scatenò una serie di emozioni e ricordi tali da portarlo a scrivere la sua monumentale Alla ricerca del tempo perduto in cui – semplificando molto – ripercorre la propria vita.

La madeleine è quindi un simbolo, una metafora, qualcosa che è intrinsecamente diverso da ciò che sembra. Forse un veicolo che ci porta in un mondo che non c’è più oppure, forse, un mezzo per capire come è cambiato il mondo negli anni.

Ora, il nostro progetto si ispira da lontano a Proust ma è meno ambizioso e assai più sintetico: attraverso il linguaggio della fotografia abbiamo creato un percorso fatto di immagini che ci ricordano i luoghi (o non luoghi, chissà) dell’infanzia.

Le nostre madeleine sono state cercate con attenzione per vie anche non agevoli, tornando in luoghi quasi dimenticati nello spazio e nelle pieghe della mente. Ri-visitare certe terre di confine può essere terapeutico quando non addirittura salvifico ed è in ogni caso un viaggio emozionante che può avere una valenza culturale di recupero o almeno ricordo di certe tradizioni. Lo sguardo è però quello sereno della memoria, non quello del malinconico rimpianto. Per quanto riguarda noi è stato un itinerario interessante perché è affiorata qualche affinità tra persone che hanno età e interessi diversi.

Ed è per questo motivo che Madeleine ha l’aspirazione di essere, per il breve tempo che vivrà, una mostra aperta e in divenire.

Accanto alle opere esposte ci sono due cornici vuote: sono gli spazi che vorremmo fossero riempiti con le foto di chi si sente ispirato dai nostri scatti, e magari desidera unire il proprio ricordo ai nostri. È una scelta rischiosa e forse un po’azzardata, la nostra, ma i ricordi, le speranze, sono un patrimonio collettivo da conservare e divulgare. Buon viaggio, allora."

Paolo Bullo

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