Presentazione del libro "Della città chiamata amore in tempesta"

"Della città chiamata amore in tempesta" di Giovanni Nodari è il libro di poesie vincitore della prima edizione del premio per la letteratura “Autori a chilometro zero” indetto dalla casa editrice mantovana Il Rio. La giuria del Premio Letterario Autori a Kilometri Zero - Prima Edizione - ha scelto Giovanni Nodari come vincitore della Sezione Poesia, per i seguenti motivi: si nota come Nodari abbia saputo conferire alla parola "poesia" una voce amplificata, senza tuttavia negarle la valenza originaria; abbia prodotto successioni di versi e frasi fino all’esasperazione dell’essere e del sentire, riuscendo a mantenere il controllo delle parole - operazione tra l'altro non semplice - così da arginare e proteggere il lettore mentre, nel medesimo istante, lo scuote; abbia dato vita a immagini d'impatto, veri e propri fotogrammi che solleticano la capacità inventiva del lettore, trascinandolo in atmosfere emotivamente immediate, anche se inserite in contesti talmente avviluppati, a volte contraddittori, da rendere impossibile una totale immedesimazione.

Questo perché non si è trattato per Nodari semplicemente di "descrivere" qualcosa. Ma di esserci dentro. Poiché è lì che l’autore si è "trasferito" prima di scrivere. Ecco allora emergere un importante aspetto che si collega al più complesso meccanismo che sembra sottendere l'intero lavoro. Da un punto di vista sostanziale, infatti - se è un dato di fatto che dietro l’osservazione del mondo esterno da parte del Poeta si cela l’originaria irrinunciabile propensione a trasfigurare la realtà, attraverso la preziosa valvola di un sentire non comune - si può affermare che Nodari cerca di spingersi oltre. E questa, consapevole o istintiva, diventa la sua cifra di stile. Ossia, arrivare alla trasfigurazione nella trasfigurazione (meta-trasfigurazione). Sia di contenuto. Sia di forma. Va anche precisato che tale modo di procedere, a linee generali, è tra i fattori fondanti della poesia cosiddetta "di ricerca".

L'immagine che noi lettori percepiamo non è quella rassicurante dell'autore Nodari con i gomiti romanticamente appoggiati sul davanzale che si lascia ispirare dal paesaggio. Non c'è solo, insomma, il tradizionale doppio: paesaggio reale osservato dal Poeta e paesaggio fittizio creato dal Poeta indirizzato, tra l’altro, a favorire l’identificazione. Ma si aggiunge un altro elemento. Con Nodari abbiamo: il paesaggio reale osservato dal Poeta, il primo paesaggio fittizio creato dal Poeta, e il secondo paesaggio fittizio, che è nato all’interno del primo. E l'autore si muove con notevole agilità lungo tali dimensioni (per “paesaggio” s'intende contesto in senso lato). Ovvero, leggendo si ha l'impressione – che tende fortemente a confondere – che dietro la tempesta, il fiume, la notte, i fulmini, le nuvole, il tempo... non ci sia immediatamente una realtà reale alla quale il poeta attinge e che può servirci, quantomeno, per orientarci. Ma più spesso una realtà già trasfigurata, dalla quale è scaturita la realtà trasfigurata che leggiamo.

Entro cui gli elementi (parole e "cose") comunemente visti e sentiti assumono proprietà e sembianze sfaccettate. Significati molteplici. Pertanto, l’immagine dell’autore nel corso della lettura appare sfuggente. E questo vale, non di meno, per le circostanze che tratteggia. Ecco perché risulta arduo, a volte, discernere nell’opera complessiva un soggetto chiaro, un percorso definito. Si crea, così, uno scenario entro cui ci troviamo a percepire come realtà quella che è già, invece, una trasfigurazione. "Spirale", questa del muoversi su più livelli di realtà concentrici, che di certo tormenta l’anima di colui che la concepisce ma che, soprattutto, trascina lo sguardo del lettore. Fino al punto, come si diceva, di esasperarlo. Salvo poi bloccarlo all'angolo. Con versi decisi e brevi.

Lapidari, dove si scorge al massimo grado l’abilità di Nodari nella sintesi lirica del proprio sentire. «Ero tempesta quando tu chiedevi il sole. Punto.» Alla luce di tali considerazioni, la giuria del Premio Autori a Kilometri Zero ha decretato quanto segue: si percepisce con chiarezza in Giovanni Nodari un'identità poetica che tende a muoversi agilmente su più livelli del reale, promettendo una crescita creativa esuberante, nonché il definirsi progressivo di uno stile. Che già oggi fiorisce tra scelte verbali consapevoli e pregnanti. Immagini ritmate e ben costruite. Chiusure in grado di invertire l'aspettativa stilistica appena generata, producendo, insieme allo tesso tipo di andamento dal punto di vista dei contenuti, una vivacità verbale assolutamente gradevole e di qualità.

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