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Il Rossetti diventa Wembley con "We will rock you" (RECENSIONE)

Un grande cast, un testo "su misura" per il pubblico e delle battute vincenti rendono credibile un musical postapocalittico con i brani dei Queen. Pubblico in delirio al Politeama

“Il letto è il mezzo di trasporto preferito del Rock and roll”. Lo dice il capo dei ribelli, che si fa chiamare Britney Spears. Situazioni e citazioni dal musical - tributo ai Queen “We will rock you”, dal 25 ottobre in scena al Rossetti. Melodie intramontabili che accompagnano uno scenario futuribile fatto di controllo mentale, lavaggi del cervello e musica programmata.

Ancora una volta il rock contro il conformismo, ma stavolta con umorismo. Perchè quando si parla di futuro postapocalittico, se non ci si chiama Aldous Huxley, è meglio non prendersi sul serio. Solo se non ti prendi sul serio puoi salvare il mondo da una regina fashion blogger, con una chitarra - excalibur incastonata nella roccia. Certo, il rischio è quello di ricadere nell’umorismo da musical, quello in grado di congelare anche l’ultimo palco, ma niente di tutto questo si è verificato alla prima dello spettacolo, e la temperatura del Politeama si è mantenuta alta dall’inizio alla fine.

Un testo d’effetto, ricalibrato sull’immaginario collettivo italiano otto anni dopo la prima edizione italiana. Un copione dai toni brillanti che ha fatto da collante ai leggendari brani dei Queen, quelli che nella storia diventano i profeti delle nuove sacre scritture, impresse in una videocassetta. Ancora il feticismo del vintage, dopo le serie tv “stranger things” e “13”, dopo la beatificazione di Amy Winehouse, “We will rock you” cavalca l’onda del rétro, dell’adorazione per l’epoca pre-smartphone degli strumenti analogici. Una mitica era in cui si guardavano i tramonti invece di fotografarli, e l’umanità (a molti piace crederlo) era migliore, era in grado di amare veramente. La musica dei Queen è così indiscutibile che quasi ci crediamo, la chiave umoristica sfuma la retorica del nostalgico, il cast regge il palco così bene che per qualche secondo quasi riusciamo a mettere in pausa il continuo paragone con Freddie.

Gli interpreti, oltre che vocalmente convincenti, hanno buone doti comiche e drammatiche, valorizzate da un gran lavoro di regia (Tim Luscombe), le coreografie (Gail Richardson) sono elaborate e d’effetto, come la corsa sui letti in “Headlong” e le robo-dance di Radio Gaga. Contrariamente a quanto spesso accade, i migliori del cast si sono rivelati proprio i due protagonisti: Salvo Vinci nella Parte di Galileo e Alessandra Ferrari nella parte di Scaramouche. Non a caso Vinci, l’ex “Amico” di Maria di Filippi Nel 2004, è stato scelto da Brian May e Roger Taylor in persona per l’edizione italiana. Grande voce e presenza la caratterista (nonché direttrice artistica e vocal coach Valentina Ferrari) nel ruolo antagonista di Killer Queen, mentre si è avvertita la mancanza di un’estensione vocale più alta (sempre di Queen stiamo parlando) per la parte di Kashoggi (Paolo Barillari).

E anche se al termine di tutto storciamo un po’il naso per il finale in caciara che risolve tutto in 30 secondi, anche se un musical contro i cellulari non ci salverà dagli stessi, anche se Freddie Mercury è sotto terra e non siamo proprio a Wembley, “We will rock you” è uno spettacolo che rende felici e soddisfatti di stare al Rossetti.

"We will rock you" sarà in replica fino al 28 ottobre (clicca qui per info).

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